di Leonardo Daverio Patrizi (IHC)
postato alle 10:41 del 5 agosto 2008 in Economia Torna alla home

L’aumento dei prezzi continua a flagellare l’economia e i consumi, malgrado l’effetto sostituzione. Una parte del quale, dopo il recente fallimento delle trattative al wto, è stata di fatto preclusa

E anche questo mese l’inflazione cresce. Per qualche dettaglio si può leggere la nota di Repubblica.it di cui, tanto per iniziare, sottolineerei un paio di cose: il dato complessivo del 4,1% comprende un 13% per il pane e un 25% per la pasta, con gli alimentari ancora tra i capitoli più colpiti; nel settore dell’energia la componente “regolamentata” fa segnare un 3,3% su base mensile, mentre quella “non regolamentata” sale dell’1,3%; sempre parla di mercati “regolamentati”, i tabacchi hanno registrato un aumento congiunturale del 2,6% e annuo del 5,4%. Mi sa che noi poveri lavoratori ci eravamo accorti di questi rincari già da soli, visto che i consumi continuano a calare su tutta la gamma, e questo non può dipendere dalla scarsità di lavoro (disoccupazione al 6,5%, dati Economist), bensì proprio dal rialzo dei tassi a sostanziale parità di stipendio (d’altra parte se il PIL cresce quasi zero con cosa finanziamo i più alti stipendi?).

LE MANI IN TASCA - Riprendendo il dato sull’energia “regolamentata” e sugli statalmente monopolizzati tabacchi, sarebbe facile dire “da liberista” che è la prova della dannosità della mano pubblica, troppo facile. Però si può dire altro perché, a meno che anche il tabacco non stia andando “in bolla”, mi viene il sospetto che zitto zitto il governo stia infilando qualche balzellino sui prezzi “di sua competenza” per finanziare alcune delle ultime concessioni a qualche lamentosa lobby (senza far nomi). D’altra parte, se si concedono sgravi e rimborsi a qualcuno senza poter alzare le imposte più evidenti, qualcosa andrà pur fatto (magari il più “socializzato” possibile, così si nota meno). Oppure il dato si spiega con il fatto che ci vuol più grano & benzina per produrre un sigaro che per un cellulare (prezzi già del 18%)? Oppure i cinesi, avendo finito il grano, stanno divorando tabacco?

RISPONDERE AI RICARI - L’ultima (fantasiosa) ipotesi richiama il recente pezzo di Pietro, che ci ha dato un veloce e limpido esempio di cosa sia “l’effetto sostituzione” Alzandosi il costo dei carburanti, si cerca di acquistarne meno, spostando la domanda su beni e servizi alternativi o compatibili con un minor uso di benzina. Con i dovuti tempi, i rialzi dei prezzi vengono bilanciati con opportune riduzioni della domanda a favore delle alternative. Il tabacco non è esattamente commestibile, però fumarlo può alleviare il senso di fame, ad esempio, e quindi essere una risposta al caro-pane; lavorando meno di fantasia si può constatare che all’ultima rilevazione la domanda di prodotti di largo consumo è calata dello 0,7% come combinazione del calo nei prodotti di marca e dell’aumento nei prodotti private label (con marchio del supermercato che li vende), il che rappresenta appunto un “effetto sostituzione” verso prodotti più economici e certo di minor qualità causato dal generale rialzo dei prezzi. Insomma, c’eravamo già accordi di come si stavano mettendo le cose e stavamo già reagendo.

UN DIRITTO NEGATO - Purtroppo una parte di “effetto sostituzione” che potrebbe salvare parte del nostro potere d’acquisto ci è appena stata preclusa: il Doha Round del WTO è fallito. Ci possono raccontare qualsiasi cosa in TV e Radio, come che l’accordo generale era fatto ed è fallito su un fatto marginale, ma il punto, che avevo già evidenziato qui, è che era in discussione un ribasso dei dazi sui prodotti agricoli (la UE importa metà del suo consumo alimentare, quindi il risparmio per i consumatori sarebbe stato importante) in cambio di minori dazi sui prodotti industriali (che avrebbe magari aiutato il nostro export e quindi il nostro redito), e che le associazioni agricole europee si erano opposte all’accordo. Loro hanno vinto, e noi non potremo più scegliere se acquistare riso ChinChunChan o aranci Ungalabumba invece di autoctoni prodotti di (forse) miglior qualità ma più cari. Ora provate a pensare quanto dell’inflazione citata all’inizio ci è “imposta”, e invece di sbucciarvi un arancio fatevi una sigaretta ché magari vi passa la voglia.

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