Al Body Ranch è tornata la ex di Saimon. Ora è una bionda perbene. Tanto per cominciare non si fa più toccare il culo. Almeno, non se hai le mani sporche. Ora che, il culo, ce l’ha inguai(n)ato nel tailleur di alto taglio e buona famiglia, certe impronte sarebbero visibili e complicate da coniugare al nuovo sguardo corrucciato e profondo che vanta. S. è stato un amore. Ha rimesso il suo ritratto alla parete. C’è un chiodo(ormai fisso). Giusto per questo si può appendere lì, lei, vestiti, quadro. Non si sa in realtà perché sia tornata. O almeno. Lei non lo vuole dire. Cioè, l’ha detto, che è venuta in amicizia per ricordare i vecchi tempi e per carità ora che è emancipata e padrona della sua vita niente più cose a tre con ragazze troppo più giovani di lei, ma nessuno le ha creduto. Non la nuova amichetta di Saimon. Troppo(stretta) in quei vestiti per non essere tutto lì. Ancora tutta nuda.
The final Ricchiuti
The Final Ricchiuti #249
17 aprile 2009




La nostra essenza rimane immutata, ma la domanda è: quando si manifesta veramente la nostra essenza?
A volte si è qualcun altro per tanto, troppo, sempre.
Si manifesta quando scegliamo ? Quando fingiamo ?
Secondo me si manifesta quando ci distraiamo. Quando vai alla festa col vestito buono e la targhetta ancora appesa. Cioè, la nostra essenza tutto sommato è un problema (estetico) solo degli altri.
come dice Panella, “saranno alcune noncuranze a tradirti?”
D’accordo con tutti e due. Nonostante l’ostinazione che abbiamo qualcosa trapela. Ma è raro che accada al momento giusto e nel posto giusto.
Quando succede però…
biognerebbe disimpararsi, dico io, o non “essersi imparati” mai (confesso spudoratamente di essere reduce fresca da letture freudiane)
Quando succede, la tua vita è in mano a quella persona. Preferirai morire sia che gradisca lui e sia che ti getti ai cani.
mica è necessario che questa essenza sia per forza pensata dialetticamente, rispetto a un’altra persona, voglio dire! e poi, al contrario di te, penso che svelare la propria essenza a qualcuno, senza preoccupazioni, timori, cinismi, sia quanto di più rivoluzionario, coraggioso, autentico e assolutmente “non provinciale” una persona possa fare, se ci riesce. La vitalità e la verità di un essere umano possono solo attirare e conquistare…ma mi sa che la striscia di ricchiuti qui sta divetando una seduta di coscientizzazione come ai tempi dei collettivi femministi del ginnasio:-)
Esatto. He, or she, has got the power.
Per me va bene scoprirsi, con la scusa di essere un ciccione sto sempre in forma.
Perchè gli uomini sono privi di essenza?
non ci crederai, ma ce ne sono, eccome!incantevoli.
Sono come i paesaggi che ti lasciano senza fiato, i tramonti impervi e ricchi. I particolari più reconditi.
Cioé, li vedi solo con il binocolo.
non è questione di binocolo: solo del capriccio del caso, la vita è originale
Sì la vita è così originale che a volte trascorre senza che accada proprio niente.
A volte invece ti ritrovi davanti ad un tramonto impervio ed hai paura dell’altezza.
A volte te ne freghi e ti butti anche se il tramonto non è impervio, e neanche tanto originale.
Vai a sapere.
ricchiuti incontra tramonti impervi per via…c’est la vie!
“Sono come i paesaggi che ti lasciano senza fiato, i tramonti impervi e ricchi. I particolari più reconditi.
Cioé, li vedi solo con il binocolo.”
L’uomo moderno ha un sol nome…Narciso!
Narciso ? Ho fatto un saggio di realismo.
trattasi di realismo “virtuale”…ovviamente!
Perché, gli uomini con l’essenza tu non li vedi con il binocolo ?
Bisognerebbe chiedersi cosa sia “l’essenza”! essa può indicare tutto, oppure “Niente” dipende dai casi e dalle cirocstanze!
Questo discorso sull’essenza, mi ha ricondotto alla luce “la nausea” di J. P. Sartre, non so se l’hai letto, a me è piaciuto…e quindi ti rispondo così:
“Eravamo un mucchio di esistenti impacciati, imbarazzati da noi stessi, non avevamo la minima ragione d’esser lì, né gli uni né gli altri, ciascun esistente, confuso, vagamente inquieto si sentiva di troppo in rapporto agli altri. Di troppo: era il solo rapporto ch’io potessi stabilire tra quegli alberi, quelle cancellate, quei ciottoli. Invano cercavo di contare i castagni, di situarli in rapporto alla Velleda, di confrontare la loro altezza con quella dei platani: ciascuno di essi sfuggiva dalle relazioni nelle quali io cercavo di rinchiuderli, s’isolava, traboccava. Di queste relazioni (che m’ostinavo a mantenere per ritardare il crollo del mondo umano, il mondo delle misure, delle quantità, delle direzioni) sentivo l’arbitrarietà; non avevano più mordente sulle cose. Di troppo, il castagno, lì davanti a me, un po’ a sinistra. Di troppo la Velleda… Ed io – fiacco, illanguidito, osceno, digerente, pieno di cupi pensieri – anch’io ero di troppo. Fortunatamente non lo sentivo, più che altro lo comprendevo, ma ero a disagio perché avevo paura di sentirlo (anche adesso ho paura – ho paura che questo mi prenda dietro la testa e mi sollevi come un’onda). Pensavo vagamente di sopprimermi, per annientare almeno una di queste esistenze superflue. Ma la mia stessa morte sarebbe stata di troppo. Di troppo il mio cadavere, il mio sangue su quei ciottoli, tra quelle piante, in fondo a quel giardino sorridente. E la carne corrosa sarebbe stata di troppo nella terra che l’avrebbe ricevuta, e le mie ossa, infine, ripulite, scorticate, nette e pulite come denti, sarebbero state anch’esse di troppo: io ero di troppo per l’eternità.”
“Doncj’étais tout à l’heure au Jardin public. La racine du marronnier s’enfonçait dans la terre, juste au-dessous de mon banc. Je ne me rappelais plus que c’était une racine. Les mots s’étaient évanouis et, avec eux, la signification des choses, leurs modes d’emploi, les faibles repères que les hommes ont tracés à leur surface.J’étais assis, un peu voûté, la tête basse, seul en face de cette masse noire et noueuse entièrement brute et qui me faisait peur. Et puisj’ai eu cette illumination.
Ca m’a coupé le souffle. Jamais, avant ces derniers jours, je n’avais pressenti ce que voulait dire ‘exister’”
anche tu colpita dalle radici del castagno nel giardino e dalla successiva epifania, lucia? come me. gran romanzo!
Iniziai a leggere La Nausea. Smisi annoiato. Colpa mia, non muovo critiche ai morti se non strettamente necessarie. L’idea di inadeguatezza non mi appartiene, non mi sentirei inadeguato neanche davanti l’evidenza figurarsi davanti i castagni ma è insensibilità temo.
si è solo fatto notare che in quelle pagine c’è il nocciolo filosofico del romanzo, nessuno ha parlato di immedesimazione o robe del genere;che c’entra l’inadeguatezza?
e poi, leggere solo cose che sono in sintonia con quello che “ci appartiene” quello sì, che è noioso.
Bè, nel citato si parla di essenza come inadeguatezza. Che poi è un concetto molto cristiano.
Chi parla con gli uccellini, chi si intimidisce coi castagni.
Secondo me, la vera essenza è Aldo Fabrizi che dice nu’mmoro e poi non lo fan vedere più. Lo capisci da solo che è morto ma in fondo non hai prove, potresti sbagliarti.
Secondo me Scola lo nasconde per non far capire che il segreto di tutta la baracca alla fine è proprio questo: chi non vuole morire non muore.
ehhh? povero Sartre…
L’esistenzialismo è una branca del cristianesimo.
Ha la stessa percezione dell’esistenza di un cristiano, senza alcuna speranza falsa o reale che aiuti a non rompere i coglioni col malumore i tuoi simili.
ho fatto un altro tipo di osservazione, che non riguardava l’essenza dell’esistenzialismo, mi pare.
tua solita furbizia.
Brava Prof. cordapazza!
Un’osservazione Ricchiuti, se non erro Sartre è un ateo convinto…ma sai che esiste anche l’esistenzialismo ateo?
Quale osservazione ?
Che sia ateo è il minimo. Ogni cristiano lo è.
Hai scritto:
“Che sia ateo è il minimo. Ogni cristiano lo è.”
Il cristiano appartiene alla branca del cristianesimo, come hai specificato tu sopra! e il cristianesimo è la comunicazione dell’amore di Dio per ogni uomo!
Perchè sostieni che ogni cristiano sia ateo? forse intendi dire che c’è chi anche anagraficamente si reputa credente, poi in realtà non lo sia?
…se parli invece di “sensibilità umana” che è la caratteristica che distingue tutti gli uomini, posso capire! altrimenti no!
la pertinenza è sempre stato il regno di ricchiuti, si sa. Come le sue frasi universali che troncherebbero qualsiasi discorso. Cosa si fa, per rendersi indimenticabili.
Ogni cristiano è ateo perchè in fondo il suo Dio è un poveraccio uguale a lui che s’è preso la fregatura. E’ un uomo il suo Dio, non un Dio. E questo dovrebbe far sì che ami se stesso e si sazi della sua esistenza illogica e dolorosa riempiendola con l’esistenza altrui.
Ovviamente questo non succede, dico l’amore, ma resta che di fondo il cristiano non ha dei nell’Olimpo o precettori severi o dotati di robusta personalità. Ha un uomo morto risorto fregato e fregabile, questo l’inganno e la consolazione.
Cordapazza, se prima il discorso sull’ “essenza dell’uomo” mi aveva riportato alla mente il romanzo la nausea, ora queste affermazioni, tra l’altro indimenticabili, di Ricchiuti, mi fanno ricordare il famosissimo film comico di Troisi “Non ci resta che piangere”:
“Ricordai che devi morire!!
Sì, sì, no, mo’ me lo segno proprio…”
…affermazioni da segnare non dico su di un diario…ma da stampare nella mente senz’altro!
@ Ricchiuti:
“E questo dovrebbe far sì che ami se stesso e si sazi della sua esistenza illogica e dolorosa riempiendola con l’esistenza altrui.”
Infatti, pensare a se stessi non dice il vero dell’uomo, perchè priva della capacità relazionale e donazionale proprie della natura umana!…e non offendere il mio Dio! ok?
Il topic è stato bypassato da tutti…ma Saimon!!?? …ilBody Ranch!? Mi son perso qualcosa?Mah!? Sarà tipo Dallas.Boh!
No, Saimon e il Body Ranch sono personaggi di una storia miserabile che si chiama “L’amore ai tempi della prostituzione” (la trovi in archivio). Poiché è una serie esistente e che continua a dare storie, ne ho ripresa una.
Lucia, non ho offeso nessun Dio, non ancora almeno.