Un colpo in bocca alla rivoluzione
17/04/2009 - L’INCOMPRESO – Cobain si trovò catapultato al centro dell’attenzione mondiale, diventando la rock star che aveva ridisegnato la demografia del pubblico rock, introducendo una nuova estetica e un’apparente nuova etica. Arrivò perfino l’auspicato cambio alla Casa Bianca, ma il disgusto
L’INCOMPRESO – Cobain si trovò catapultato al centro dell’attenzione mondiale, diventando la rock star che aveva ridisegnato la demografia del pubblico rock, introducendo una nuova estetica e un’apparente nuova etica. Arrivò perfino l’auspicato cambio alla Casa Bianca, ma il disgusto per le multinazionali alla base dell’indie rock fu sostituito con una consapevole e rassegnata integrazione. La pseudo rivoluzione grunge contraddisse l’etica e perfino l’epica di Cobain e dei Nirvana: i chitarroni da cancellare tornarono inverniciati di dissonanze, il look dei jeans strappati diventò tanto ridicolo e stucchevole quanto i pantaloni di pelle indossati da Axl Rose o da Tommy Lee, e l’eroina sostituì la cocaina. Tutto cambiò per rimanere uguale a prima, e la rabbia giovanile lasciò Kurt vecchio e annoiato, rivelatorio incipit del successore di Nevermind, il rancoroso In Utero. Dopo due anni di tormenta mediatica, e la bufera giudiziaria arrivata grazie al massacro via stampa della tossicomania dei Cobain, i Nirvana mostrarono la loro fragilità nel disco che de facto concluse la loro meteora. L’incapacità di accettare la nuova dimensione della sua vita, e il sostanziale fallimento della più grande sorpresa musicale degli ultimi 20 anni condussero Kurt verso lo stadio finale della sua breve vita, contraddistinta dalla dipendenza dall’eroina e dal rifiuto verso la sua stessa esistenza: i lamenti finali dell’ultimo disco furono premonitori di una fine comunque casuale. Il suicidio per la prima volta colpì una rockstar di fama mondiale, e la stessa morte trasfigurò Cobain nel cantore celebrativo della depressione giovanile, ruolo mai svolto in vita. Il rocker rabbioso di Teen Spirit, capace di legare furia e bellezza come pochi prima di lui, diventò il catatonico gemente dell’Unplugged, il concerto acustico per Mtv che diventò il suo epitaffio. Dall’urlo generazionale di Nevermind si passò allo strazio privato di “Where did you sleep last night?“, colma di disagio per un matrimonio ormai in via di dissoluzione.
LA BEATIFICAZIONE – In 15 anni Cobain è passato da salvatore del rock, ruolo svolto in vita per qualche mese, a ultima mitologia da stampare sulle t-shirt a basso prezzo. Se il suo gruppo aveva sempre combattuto contro l’esaltazione delle rockstar, la morte, e la modalità con cui è arrivata, trasformò l’immagine di Kurt, diventato per una generazione di nuovi arrivati l’angelo buono finito bruciato. L’attenzione nei suoi confronti è rimasta sempre molto alta, come mostrato dalla scomparsa di un altro eroe di Seattle, Layne Staley, morto nel silenzio mediatico che aveva cercato negli ultimi anni della sua vita. Dai diari al Best of finito primo in classifica, dagli inediti al film di Gus Van Sant pensato su di lui, c’è sempre stata un’occasione per scucire qualche dollaro parlando dell’ultima rockstar scomparsa secondo i dettami di My Generation, morire prima di invecchiare. I pochi tributi sinceri sono arrivati dal mondo dell’arte, come il bellissimo About a Boy di Nick Hornby ispirato dai Nirvana e dall’esistenza del suo leader secondo lo stesso scrittore inglese .La resa cinematografica cancellò però la parte del romanzo dedicata a Kurt, preferendogli musica più di moda. Il silenzio ormai accompagna questo nuovo anniversario, e alla fine l’unica cosa che vale la pena è ascoltare la sua musica, ancora vitale, fresca e drammaticamente attuale se comparata con i gruppi della nostra contemporaneità.













dai..
i blink fanno schifo!