Cultura

Un colpo in bocca alla rivoluzione

17 aprile 2009

Quindici anni fa, ad una settimana dalla prima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, moriva Kurt Cobain. Il cantante dei Nirvana, sparandosi un colpo di fucile in bocca, chiuse la pagina finale della rivoluzione alternativa, collassata nei suoi ideali e inghiottita in meno di due anni dalle grandi corporations musicali.

Secondo i patologi di King County, la contea di Seattle,  Kurt Cobain si è suicidato martedì 5 aprile 1994. Scomparso da una settimana, dopo l’ennesimo fallimento della disintossicazione dall’eroina, il portabandiera del grunge si è iniettato una dose potenzialmente letale d’eroina, prima di infilarsi un fucile da caccia in bocca. Il cadavere fu scoperto  tre giorni dopo da un elettricista sul pavimento della serra, l’ultimo luogo in cui Cobain si rifugiò, scappando dalla sua stessa casa milionaria. Il suicidio pose fine ad una carriera artistica tra le più significative della musica popolare nell’epoca recente, e aprì una lunga, quasi interminabile, sequela di speculazioni commerciali, arrivando fino alla paradossale boutade dell’omicidio di Kurt Cobain.  Ultima icona partorita dal corpo ormai morto del rock, il leader dei Nirvana è diventato immagine culto dei brufolosi depressi di ogni dove, ulteriore e definitivo tassello alla sua incomprensione.

L’ALTERNATIVA FALLITA – I Nirvana sono nati nelle periferie depresse di Washington State, segnate da elevati  tassi di alcolismo e disoccupazione, due caratteristiche che hanno contraddistinto la vita di Cobain e del fido compare Krist Novoselic. Dopo aver esordito sull’etichetta più alla moda dell’underground americano di fine anni ’80, la Sub Pop Records di Poneman e Pavitt, il gruppo di Cobain si alimentò dell’estetica e dell’etica del rock indipendente. Emulo del punk rock inglese, mai fiorito in realtà sul suolo americano, l’indie rock statunitense fu la colonna sonora della resistenza anti-Reagan che tanto segnò la gioventù emarginata e schifata dall’imperante yuppismo. Sorta di incrocio tra l’esistenzialismo sonico dei Velvet Underground , le convulsioni  hard degli Stooges  e la dimensione psichedelica dei Television, il rock dei college americani fu una corrente carsica che scavò a fondo nella generazione dei figli dei sessantottini. L’etica della diserzione, la sostanziale incapacità di crescere e la fuga dalla realtà lussuosa dello spot degli anni ’80 trovarono la loro voce più forte e rabbiosa nell’urlo rauco di Cobain, che passò da disoccupato  di gran talento artistico a multimilionario disperato nell’arco di 5 minuti. Condensando in’unica canzone le intuizioni di Pixies, Replacements, Husker Du e Dinosaur Jr Smells like Teen Spirit introdusse nella musica il decennio che portava alla fine del secolo. Il successo del primo singolo di Nevermind fu l’ultima rivoluzione commerciale del rock contemporaneo, prima che la rete e il peer to peer portarono a compimento il vero sogno dell’alternative, il collasso delle grandi industrie musicali. Dopo un inizio carriera speso nella lotta alle major, i Nirvana si trovarono nell’ingrato compito di dettare la nuova tendenza. L’urlo addolorato di Cobain, l’ansia generazionale che trapelava dal suo confuso borbottio e il dissonante  rumore di accompagnamento seppellirono il rock edonista degli anni ’80, perfetta colonna sonora del consumismo propagandato dalle Amministrazioni Reagan e Bush. Dalla glorificazione di tette e cocaina, da godere in infinite corse in macchina in stile Guns ‘ n’ Roses si passò alla pretestuosa rivolta anarchica del video di Teen Spirit, che si sarebbe dovuto concludere con l’incendio dei portafogli. Ma il dollaro controllava anche le (finte) ribellioni, e la musica immaginata per distruggere le multinazionali fu subito digerita dalle major, che ridisegnarono la mappa delle band sull’esempio di Nevermind, diventato il paradigma sonoro dei primi anni ’90. Il successo stritolò Cobain, e pochi anni dopo culi e tette ritornano con gli orribili Limp Bizkit e Blink 182, dopo che gli emuli depressi e insulsi dei Nirvana avevano già infierito su un modello ormai esauritosi nello spazio di pochi dischi.

11 commenti a Un colpo in bocca alla rivoluzione

  1. gregorj

    I like it – I’m not gonna crack
    I miss you – I’m not gonna crack
    I love you – I’m not gonna crack
    I kill you – I’m not gonna crack

  2. gloriademo

    sempre i migliori se ne vanno…:((
    se c’è un artista che sappia farmi commuovere ogni volta che lo ascolto quello è Kurt, sempre vivo per me

  3. “Aqua sea-foam shame
    Sunburn with freezer-burn
    Choking on the ashes of her enemy
    In the sun
    In the sun I feel as one
    In the sun”

  4. non ho letto l\’articolo ma volevo commentare (…)
    secondo me kurt cobain non hai inteso fare la rivoluzione ma esprimere un suo personale disagio. quando non ha avuto più alcun disagio da esprimere si è suicidato. il grunge non era rivoluzionario, era un inno al ripiegamento in se stessi. quindi secondo me il giudizio non può essere politico ma solo artistico. spero che il commento sia inerente all\’articolo, che come ripeto, non ho letto : D

  5. j

    quando accompagnavo amici jazzisti nei locali in qualità di studente (mediocre) domandavo loro sempre come mai molti artisti fossero drogati

    era forse l’ arte, la necessità di non essere omologati, ma sempre originali per sfondare che li costringeva a prendere droghe per ispirarsi ?

    e quasi sempre mi rispondevano che i jazzisti erano uomin normali, alcuni dei quali drogati, come lo erano anche medici, avvocati, commercianti, poliziotti, giudici, giornalisti, cojoni e scienziatielli

  6. gloria

    @J. Anni fa avevo preso in prestito un libro nel quale si parlava anche del rapporto tra le grandi rockstar del passato e la droga. La tesi dell\’autore era che fossero le stesse major a portarli in quel mondo, di cui allora non si conoscevano tutti gli effetti collaterali.

    Comunque, nello specifico del tuo commento, penso che ti rispondessero bene: non tutti i jazzisti, né tutti i musicisti sono drogati. E\’un pregiudizio duro a morire ma è, appunto, un pregiudizio.

    quanto al pezzo, mi veniva in mente una cosa: perché metterci Berlusconi di mezzo? Mentre mi facevo questa domanda, nell\’elaborare delle risposte possibili, sporcavo l\’immagine che ho di Kurt Kobain :(

  7. @gloria
    la citazione berlusconiana voleva sottolineare il tanto tempo passato dalla sua scomparsa. Quando i tg parlarono del suo suicidio silvio stava formando il I governo, quello con previti che doveva andare alla giustizia
    @vertigoz
    kurt cobain e i nirvana sono stati i portabandiera di un genere musicale nato per fare una rivoluzione, per quanto pretestuosa. Rivoluzioni che nascevano in bagno, davanti allo specchio, come cesellato dai papà dei Nirvana, gli Husker Du
    grazie per l’attenzione al pezzo che ho scritto mi fa molto piacere anche se è meglio ascoltare la musica che alessandro ha giustamente pubblicato

    a

  8. gloria

    è bellissimo il pezzo;)

  9. Delonge

    I BLINK NON SI TOCCANO LEGGETEVI I TESTI,BLINK 182 4ever and after FUCKKKKKKKKKKKKKKKKK

  10. walter stucco

    dai..
    i blink fanno schifo!

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