Il teatro della parola. Intervista a Spiro Scimone
16/04/2009 - Spiro Scimone, autore ed attore, Francesco Sframeli regista ed attore. Sono loro i leader della compagnia teatrale Scimone e Sframeli. Da Messina ai teatri di tutta Europa, dove hanno raccolto numerosi successi. La loro opera innovativa e di continua sperimentazione
Spiro Scimone, autore ed attore, Francesco Sframeli regista ed attore. Sono loro i leader della compagnia teatrale Scimone e Sframeli. Da Messina ai teatri di tutta Europa, dove hanno raccolto numerosi successi. La loro opera innovativa e di continua sperimentazione si insinua sul solco dei grandi del teatro di parola. Beckett su tutti.
Abbiamo avuto la fortuna di avvicinare Spiro prima dell’ultima replica al Teatro Gobetti di Torino.
Quanto tempo occorre per buttare giù il testo di uno spettacolo
così? Scrivo circa un pezzo ogni due anni e mezzo, tre anni. C’è una fase di osservazione. Per raccogliere stimoli e poi tradurli. Poi occorrono 3 mesi di concentrazione per pensare soltanto a scrivere. Le prove sono il momento dell’affinamento.
E per entrare nel/i personaggio/i? Dipende molto dalle doti e dal talento di ogni attore. La fase delle prove è fondamentale. Poi si continua in ogni recita a migliorare l’interpretazione. Non bisogna mai sedersi.
Perchè esprimere la violenza attraverso il fatto che uomini mangiano altri uomini? In quest’opera non c’è naturalismo. Il teatro ci permette di creare un rapporto tra la realtà e il teatro. E ci permette deformare la realtà in modo da essere più efficaci dal punto di vista comunicativo. La carne stopposa, quel mangiare la carne umana sono metafore. A volte poi la realtà supera anche queste rappresentazioni…
Non pensa che in certi momenti lo spettacolo finisce col disturbare lo spettatore? Il teatro ci dà la possibilità di fermarci a pensare. Questo spettacolo è il più esplicito in termini di violenza. Lo spettatore, per fortuna, è un elemento attivo e pensante.
Umorismo o Ironia? La caratteristica della mia scrittura è quella di mantenere un equilibrio tra dramma e comicità. E’ una scrittura che va nel paradosso, nell’assurdo. A volte è il testo che ti fa ridere, ma subito dopo ti fermi e pensi “Ma ho riso per questo?” E pensi. Ne nasce un conflitto. Il teatro ci permette di far coesistere elementi opposti. Se lo spettatore ride, ma poi riflette, diventa più forte il dramma. A volte, la risata permette di scaricare la tensione.
Voi siete Siciliani. Notate una differenza tra il Nord e Sud nelle
ricettività alla cultura ed al teatro? Penso che in generale ci sia molta disponibilità da parte dell’individuo. Non farei questa distinzione. Certo i cartelloni contano. E spesso sono legati ad accordi tra teatri che si cambiano le loro opere. Ed ai meccanismi politici. Insomma, spesso non conta solo la qualità. Noi, ad esempio, in Sicilia siamo stati, in 15 anni di carriera, a Messina, Catania e Taormina.
Il suo teatro è legato a doppio filo con l’interpretazione di Francesco Sframeli. Ci parli del suo rapporto con lui. Con Francesco ci conosciamo da bambini. Abbiamo la stessa idea di voler fare un certo tipo di teatro che si basa sull’ascolto, sul confronto. Teatralmente lavoriamo assieme da 15 anni. Io non scrivo per lui. Così come lui mette in scena ed interpreta come si sente. Un teatro dell’essenzialità.
“Voglio incontrare il Presidente.” Il Presidente si incontra e ne abbiamo incontrati…













“E per entrare nel/i personaggio/i? Dipende molto dalle doti e dal talento di ogni attore. La fase delle prove è fondamentale.”
Io, invece, mi son data un motto: “il personaggio…questo sconosciuto”!
E’ vero, le prove son fondamentali…ma io le ho sempre vissute con un certo “distacco” dal personaggio…non dando il meglio di me durante le prove!…perchè mi serve è il calore del pubblico, l’emozione che mi trasmette il pubblico…ed è solo durante le “serate” che entro realmente nel personaggio!
Ah…questi personaggi, che per dirla con Pirandello, non sono “fantasmi, ma realtà create, costruzioni della fantasia immutabile: e dunque più reali e consistenti della volubilenaturalità degli attori”!