Cultura

Vita vera in due atti di Vincenzo R, in arte Ricchiuti

15 aprile 2009

Lo scarto di Wikipedia lo diamo in pasto a voi perché qui non si butta via niente. Questa, la prima rata.

“Vincenzo Ricchiuti (Napoli, da qualche parte della fine degli anni ’60-ancora vivente), extraparlamentare (non è presente attualmente alla Camera o al Senato), autore satirico di poco conio. Poco, si. Prima o poi (ri)farà la pubblica questua. Passati i suoi anni migliori tappato in casa, ad ascoltare i Rolling Stones e a sentir parlare male del proprio paese da Espresso e Repubblica, ne esce per diplomarsi ragioniere. Fosse per lui starebbe ancora a commentare sul sito web di Mario Adinolfi dove sarebbe, placido, ingrassato tranquillamente a tutt’oggi se nel gennaio del 2007, al termine di una lunga maratona oratoria, ai margini di una premiazione, culminata nella stroncatura di una celeberrima blogstar dell’epoca, non fosse stato dapprima premiato come miglior commentatore della rassegna e poi rapito (una trappola mica male) dai tipi di Giornalettismo. Alessandro D’Amato, al quale il nostro vorrà sempre bene, e Maddalena Balacco, della quale avrà sin dal primo momento paura fisica. Giornalettismo nel quale continua a tutt’oggi a ingrassare seppur in maniera molto più movimentata. Suole distinguere la sua carriera di giornalettista in due fasi. La fase sperimentale e sentimentale, quella attuale, commerciale e violenta. Gossip dal di dentro raccontano che l’unica differenza stia nei limiti. Senza, prima, 900 caratteri poi. Ha promesso sistematicamente mentendo come un porco di dar vita a un libro antologia dal titolo “Non sono una signora”. Libro che non uscirà mai se non nell’improbabile ipotesi in cui si inveri il postulato ricchiuto sulla letteratura: “I libri si scrivono solo per fare soldi”. Quando la Mondadori lo pubblicherà, Ricchiuti s’impegna a dare subito il sequel pubblicando un trattato sulla scrittura e l’arte della pubblicazione: “Pagando, s’impara (a scrivere)”. Ha una voce in Wikipedia solo perché ce l’ha anche Ascione buonanima e dunque”. Dunque l’avrebbe se gliel’avessero autorizzata. Facciamo di meglio. Una bio non autorizzata. Scritta come si dovrebbe, dal peggior critico. Ma andiamo per gradi. Siamo al classico grado zero. La fine. Facciamo di meglio. L’inizio. Anch’esso, autorizzato non tanto.

Nasce come una palla di pelo oversize. Tardiva, inoltre. Si fa già aspettare, come la Duse che sarà poi. I suoi ritardi saranno classificati come epocali barra disumani. Ne stenderà di omaccioni e volenterose. Il suo primo ritardo stende nel frattempo la madre che manco è nato e già non ne può. Al risveglio è anche peggio. Il pupone è nero e gonfio come che. Non ha decisamente un bell’aspetto. E’ cronaca il mancato riconoscimento di parenti e affini alla nursery. In una famiglia di glabri adoni, non può essere lui l’anello mancante. Il padre, notorio antisemita, darà la colpa ai geni ebrei. Cresce come John Lennon a casa di Mimi. Due o tre pareti spoglie, un libro uno solo, un canale alla televisione, solo quello. Non “vede la solitudine” come Elvis: insensibile ? no, solo (l’occhio) pigro. Non ricorda se prendendo autobus abbia chiesto se per caso lo conoscessero agli omini seduti, non ricorda proprio di aver preso mai autobus. Porte chiuse. Ha un primo ricordo da bagnino a Riccione: una parola tedesca, Beckenbauer, da dietro (appunto) una porta. La benda, gli occhiali, la macchinetta, i baffi, i capelli ricci: le malattie dell’infanzia le prende (e le batte) tutte. Fa tre anni (uno in più del dovuto) di vite di santi e letture edificanti. Non a caso tra Juve e Torino sceglie secondo coscienza. Sono forti entrambe. Il contesto è serio e grave. Violenza chiama violenza. Ogni giorno si parla di rivoluzione, di mondo che cambia. La Juve ha mediani dalla faccia e fedina sporca, un terzino dal cognome da sardo orrendo, un altro che chiaman Gheddafi, un rinnegato come centravanti e un razzista all’ala. Il Torino ha i gemelli del goal e piace a tutti. Gioca come l’Olanda. Il Torino è amatissimo, la Juve altrettanto odiata. Il pericolo c’è ma lassù qualcuno lo ama. Accade per caso. E’ una serata del ’77. Il Torino in Coppa Campioni schiera dopo alterne vicende Graziani in porta, appare romantico, puro, generoso, sincero e sfortunato. La Juve al contrario è un ammasso di gangster. Rappresenta il potere. Rappresenta l’Italia. Il Toro perde. La Juve vince. Sarà vero amore. Poi Little Ricchiuti litiga con Boniperti. Una brutta storia di un gagliardetto promesso e mai mandato. Poco male. Se ne va restando da separato in casa, usandosi solo per vittorie e sesso, proprio mentre il vecchio mette alla porta anche Luciano Moggi. Una faccia, una razza. Negli anni ’80 tutti sapranno in città come chiamassero i veri uomini quella Marisa di presidente. Passa l’infanzia a leggere sul Manifesto da un vecchio zio (l’alternativa non esiste, è Sport Sud di Bruscolotti e Juliano) l’importanza di non tenere in galera e ad avere un fratello, a spiegargli paziente che no, non è vero che lui lo volesse, un compagno di giochi. E che dunque non era gradito né amato. Passato alle cattive maniere, cerca di spaccargli la fontanella tirandolo giù con la testa dal seggiolone, di affogarlo con lo spazzolino da denti nelle corde vocali. Infine tenta il tutto per tutto già grande con il detersivo da piatti spacciato per menta. Sembra quasi riuscita la cosa ma all’ultimo istante quello si salva per colpa del padre che pigro e goloso chiede anche lui la menta da bere. Due con un colpo solo? Qualcuno urla e qualcuno fa in tempo a non bere. Niente da fare.

14 commenti a Vita vera in due atti di Vincenzo R, in arte Ricchiuti

  1. “e poi rapito (una trappola mica male) dai tipi di Giornalettismo. Alessandro D’Amato, al quale il nostro vorrà sempre bene, ”

    ricchiù, così non si fa. Che direbbe Mantellini?

  2. ricchiuti

    Ho scritto I miei primi 40 anni per somigliare alla Marina Trippa di Meana. Mantellini dovrebbe amarmi solo per questo, similia cum similibus.

  3. Maria Teresa

    Io ho tirato una sveglia a mia sorella neonata.

    Qualcuno ha fatto una parata spettacolare però.

  4. la maglia del tuo primo amore. Si fa mezzanotte, però è una soddisfazione. Dì la verità

  5. cordapazza

    MISERABILE? c’è chi scimmiottando Victor Hugo ben più somiglia a Fantozzi Ugo…

  6. corda, questo è il primo atto. Devi aver fede. Magari finisce in tragedia ( ci sarebbero due o tre personaggi che vorrebbero averlo sotto mano )

  7. cordapazza

    tess, se conosci solo una goccia di me, sai come consideri questi personaggi che si espandono nello spazio come gas occupandolo tutto, e solo per esibire una costruzione fantastica di sé stessi…mi spiace, amo altre cose.

  8. ricchiuti

    Una costruzione fantastica di se stessi ? Hai letto forse che sono andato a letto con Edwige Fenech o che abbia spento un incendio al Madison Square Garden ?
    ..
    Trapattoni, giovane giovane
    Cuccureddu, impronunciabile, fantastico, grandissimo crossatore
    boh Verza boh

    Alessandrelli, Zoff reparto buoni, Virdis minchione tutto rifiuti e fumo, reparto cattivi Spinosi, Bettega che odiava i meridionali, Benetti. Uno che allevava canarini e mangiava spezzandole le cosce dei cristiani.

    Morini, lo stopper prima di Sergio Brio, Causio, un signore, non guardava mai quando l’avversario veniva finito, lo chiamavano in avanti a cose già fatte, Furino, Gentile e Boninsegna, tre assassini, il primo menava in nome dei meridionali del mondo, il secondo in nome delle colonie, il terzo dopo anni di Inter rinato ai colori menava i difensori e basta, felice di essere libero, senza fiatella bauscia e cattivo.
    Scirea, eleganza, morto benissimo.
    Cabrini a vent’anni, sostituì Cuccureddu, e andò in Argentina, il mondo era suo. Si sposò troppo presto. Ha divorziato.
    Tre non lo so (uno forse è Marocchino), nel mezzo c’è Marco Tardelli. Gran giocatore, merda di uomo.

  9. cordapazza

    non è che per dare a un certo pubblico l’impressione di quello che fai, cioé rappresentarti in un certo modo e senza tregua, devi per forza dire che ti sei scopato la Fenech, eh, su ricchiù…sai benissimo quelloc he intendo visto che te lo spiego da circa..boh, due anni? preferisco quelli che scrivendo qui si sforzano di chiarire, invece di brillare…ciao, basta così, parlare è inutile, perfettamente inutile.

  10. questo brillare forse ? gli occhiali sono proprio il mio tipo, un amore

  11. “Ma ben presto seguiranno i peggiori di tutti, le donne.”

    …”E femmene so pret e sole ca si e tuocch…bruci!” ;)

  12. ricchiuti

    E’ un rapporto di odio-amore a senso unico. Per quanto mi riguarda, se mi guardo indietro sono stato sempre io la pietra.
    Peccato.
    Oggi che sono bruciato figurarsi se posso sentire ancora qualcosa.
    Vuol dire che alla prossima rinasco poetico che dà spiegazioni.

  13. Ciao Marmooooooooooooooooooo!
    Guarda come mi di-ver-to!
    (p.s. Con questo nuovo lay out non si capisce una cippamazza!)
    Tante belle cose.

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