Scostami un po’ il mark to market, ché io mi riempio le tasche
15/04/2009 - L’idea di abbellire i bilanci delle banche sopravvalutandone le attività finanziarie che tanto piace al ministro Tremonti ha qualche controindicazioni e soprattutto alcuni difettucci: stravolge la valutazione sul reale andamento economico dell’Istituto, trasformando le perdite in utili e incentivando la
L’idea di abbellire i bilanci delle banche sopravvalutandone le attività finanziarie che tanto piace al ministro Tremonti ha qualche controindicazioni e soprattutto alcuni difettucci: stravolge la valutazione sul reale andamento economico dell’Istituto, trasformando le perdite in utili e incentivando la distruzione del capitale. Un bel modo per risanare le banche!
Il principio contabile del Mark to Market è stato oggetto di varie attenzioni da parte dell’informazione stampata ed elettronica. Il pezzo di Pietro su Giornalettismo è solo l’ultimo della serie. Non c’è molto da aggiungere alle spiegazioni già date, e magari certi approfondimenti più tecnici (come il legame tra le perdite di valore di alcuni asset, tenute nascoste nei bilanci con artifici e sospensioni di principi contabili, e la
stagnazione economica al pari di quanto accaduto in Giappone) potrebbero risultare troppo complessi e “lontani” da un’informazione che voglia mantenersi accessibile a quanti più lettori.
LA SOSPENSIONE DEL MARK TO MARKET – Ma c’è un punto che mi pare sia stato trascurato per quanto facilmente approcciabile, ed è la possibilità che gli azionisti (e non solo) possano “saccheggiare” la propria azienda grazie alla sospensione appunto del Mark to Market. Secondo questo principio, si sa, le imprese (banche, in particolare) sono tenute ad iscrivere in bilancio il valore di alcuni asset (titoli, in particolare) al valore di mercato (se il titolo è scambiato regolarmente) o presunto di mercato (alcuni titoli, come gli Swap vengono valutati con un criterio prossimo a quello teorico del mercato perché le variabili di riferimento sono note). Quindi in bilancio finiranno degli ideali valori “puntuali” di alcuni asset che con il prezzo di acquisto definiranno perdite o guadagni potenziali, che a loro volta contribuiranno all’utile finale. Sappiamo bene che l’iscrizione di svalutazioni e perdite è diventato in vari casi un problema di adeguatezza patrimoniale delle banche, cioè di solvibilità, e da qui di restrizione del credito. Sospendere la contabilizzazione di certe perdite e svalutazioni è visto da molti come un aiuto all’offerta di credito, quindi alla soluzione della recessione che ci accompagna ormai da un anno e mezzo.
IL TRUCCO C’E', E SI VEDE! – Adesso vi propongo di figurarvi una banca che chiude l’anno con un miliardo di euro di utile; una parte dell’utile viene “reinvestita” e un’altra parte, facciamo 800 milioni, distribuita tra azionisti e manager come dividenti e premi. Fin qui tutto normale: vengono distribuiti gli utili dell’attività. Ora poniamo il caso che la banca debba registrare un Mark to Market negativo per un miliardo e mezzo di euro: l’anno chiude allora con una perdita di mezzo miliardo di euro, la banca correrà ai ripari come può, e nessuno prenderà dividendi o premi (riguardo i premi, cerchiamo di non pensare alle aberrazioni in stile [[Alitalia]] e AIG), tra l’altro la legge (italiana e non) permette la distribuzione di utili ma non di capitale, quindi no utili no party. Tutto questo in un mondo normale e corretto. Ora viene il bello: mettiamo che di fronte a queste perdite un ipoteticissimo ministro Duevalli decida di sospendere il criterio del Mark to Market per le ragioni di sostegno al credito di cui sopra. La banca che avrebbe chiuso in perdita si troverà con il predetto utile di un milione di euro. Se è in utile, cosa le vieta di accantonare riserve in patrimonio e distribuire dividendi e premi? Ma allora qualcosa non va: come è che un’azienda può passare, solo con una firma ministeriale, dall’essere in perdita al distribuire utili? E se è un escamotage perché le banche possano mantenere (in teoria) il precedente livello di lending, e quindi un calo di valore pur nascosto c’è, cosa è stato distribuito realmente con i dividenti? Velo dico io: si distribuisce capitale!
LA DISTRUZIONE DEL CAPITALE – Sospendere un criterio di valutazione che ti indica che in un certo momento l’azienda è in perdita permette la distribuzione di un valore non creato, e quindi di attingere direttamente al capitale che dovrebbe essere la garanzia dell’impresa. È come se in crisi si permettesse agli azionisti di prendersi un anticipo di liquidazione prima che vengano pagati i creditori eludendo i diritti degli eventuali futuri cre
ditori concorsuali nonché la par condicio creditorum. Inoltre ci si deve chiedere come si può sperare che una banca così salvata e “saccheggiata” (in forza di legge) possa garantire il mantenimento del lending: gli “utili” distribuiti saranno parte del capitale di funzionamento, risorse monetarie distolte dal processo di credito. Il tutto diventa solo un trasferimento di risorse da un impiego produttivo ad una accumulazione indebita. L’impresa ha una responsabilità di mercato permessa dalla veridicità del suo bilancio, che è supporto per il giudizio delle controparti e guida alla distribuzione del proprio valore. Quale garanzia di corretta operatività può offrire una azienda i cui proprietari drenano risorse operative, si fanno liquidare l’investimento in capitale di rischio, e lasciano dietro quasi una scatola “vuota”, un mero castello di soli numeri?
OLTRE I CONFINI DELLA DECENZA – A guardar bene la situazione questo è un falso in bilancio e, nei termini di distribuzioni di utili fittizi oltre il valore del patrimonio, pure una appropriazione indebita ai danni dei creditori; o meglio sarebbe, perché avvenendo tutto questo per legge, per volontà del ministro Duevalli, i reati non sarebbero perseguibili. E mi si viene a dire che questo aiuta l’economia…tanto varrebbe regalare quel miliardo e mezzo di euro direttamente agli azionisti come “sostegno solidale” e lasciar loro decidere se investirlo nella banca o consumarlo in brasiliane! Non si può creare ricchezza dal nulla, così come non si crea crescita dal suo consumo. Quando uno Stato pretende di far questo permette solo concentrazioni di ricchezza come le oligarchie hanno sempre fatto. Io non vorrei trovarmi con un sistema bancario zombie che, mentre gli azionisti sono scappati con il bottino, trascina l’economia in un nuovo decennio giapponese; e non vorrei trovarmi uno Stato che in ultima ratio rileva questo vuoto scatolone bancario per forzarlo a lavorare, mentre un ministro Duevalli si aggira per i corridoi urlando “chi ha nascosto la cassa, poVca miseVia?“













a proposito di tremonti
tremonti ha precisato che il 5 per mille dato all’Abruzzo non ridurrà i fondi alle associazioni di volontariato
domanda ma il 5 per mille non ha un tetto massimo?
mi pare 380 milioni
i conti non mi tornano
vai, ha tolto il MtM anche al 5per1000??
Ma certo – il m2m asimmetrico … Le crisi bancarie sono esistite ben prima delle famigerate regolette e sono stati ben peggiori.
Se proprio volessero mettere mano alle regole contabili, potrebbero imporre il divieto di distribuire utili non realizzati ma soltanto contabilizzati: nessuno si lamentava quando venivano distribuiti dividendi marcando le posizioni al rialzo.
Tremo al pensiero dei disastri associati alla perdita del mark-to-market: la perdita di affidabilità dei bilanci bancari e la conseguente difficoltà di trovare finanziatori diversi dallo stato, o da investitori garantiti dallo Stato e che entreranno quindi nel capitale esattamente come la generazione precedente – sicuri che, se le cose vanno male, sarà Pantalone a pagare. Trasformeremo il settore bancario in una gigantesca CAI, com’era nei bellissimi anni ’70
Sarà che scrivi di economia, ma i tuoi articoli son sempre puntuali.
Pochi concetti, svolti bene e senza sbrodolature inutili.
Bravo, complimenti.
Anzi, da ignorante in materia, ti rivolgo una preghiera, se riesci, scrivine uno al giorno.
Che stiamo andando a puttane è chiaro, ma può essere interessante sapere perché.
Quello che mi sfugge, e mi picerebbe che qualcuno più vispo me lo spiegasse, è cosa ci guadagnano questi signori. Voglio dire, non domani, è ovvio si riempiono le tasche, ma dopodomani. Per dire: Duevalli taglia gli investimenti, e tutti ‘sti bancarottari sul ferrari a scansare le buche in mezzo alle strade? Che visione del futuro ha questa gente? Direte, relativa all’aspettativa di vita, cioè geriatrica. Ma avranno pure dei figli, no? Per chi lavorano quelli che mandano questo paese allo sfascio?
PS: – giornali + giornalettismo.
@Z
grazie mille; se mi pagassero…
@dopodomani
Fammi capire, con un capitale da parte di centinaia di milioni tu resteresti in Italia? E con decine di milioni? Quindi: ti poni il problema?
Mettiamo tu resti in Italia, sei sicuro che percorreresti le stesse strade che stai percorrendo adesso per andare a lavoro? No, sai, non è che viviamo tutti nello stesso mondo, spero tu lo capisca.
E poi prova a pensare a questo: la gente è mediamente coglionissima, quindi se dici loro che i soldi alle banche servono per far vivere l’operaio ci credono… se dici loro che l’economia va pompata quando va bene e ripompata quando va male loro ci credono… anzi si aspettano tu come ministro lo faccia… quindi? Quindi Duevalli può SOLO fare così.