L’idea di abbellire i bilanci delle banche sopravvalutandone le attività finanziarie che tanto piace al ministro Tremonti ha qualche controindicazioni e soprattutto alcuni difettucci: stravolge la valutazione sul reale andamento economico dell’Istituto, trasformando le perdite in utili e incentivando la distruzione del capitale. Un bel modo per risanare le banche!
Il principio contabile del Mark to Market è stato oggetto di varie attenzioni da parte dell’informazione stampata ed elettronica. Il pezzo di Pietro su Giornalettismo è solo l’ultimo della serie. Non c’è molto da aggiungere alle spiegazioni già date, e magari certi approfondimenti più tecnici (come il legame tra le perdite di valore di alcuni asset, tenute nascoste nei bilanci con artifici e sospensioni di principi contabili, e la
stagnazione economica al pari di quanto accaduto in Giappone) potrebbero risultare troppo complessi e “lontani” da un’informazione che voglia mantenersi accessibile a quanti più lettori.
LA SOSPENSIONE DEL MARK TO MARKET – Ma c’è un punto che mi pare sia stato trascurato per quanto facilmente approcciabile, ed è la possibilità che gli azionisti (e non solo) possano “saccheggiare” la propria azienda grazie alla sospensione appunto del Mark to Market. Secondo questo principio, si sa, le imprese (banche, in particolare) sono tenute ad iscrivere in bilancio il valore di alcuni asset (titoli, in particolare) al valore di mercato (se il titolo è scambiato regolarmente) o presunto di mercato (alcuni titoli, come gli Swap vengono valutati con un criterio prossimo a quello teorico del mercato perché le variabili di riferimento sono note). Quindi in bilancio finiranno degli ideali valori “puntuali” di alcuni asset che con il prezzo di acquisto definiranno perdite o guadagni potenziali, che a loro volta contribuiranno all’utile finale. Sappiamo bene che l’iscrizione di svalutazioni e perdite è diventato in vari casi un problema di adeguatezza patrimoniale delle banche, cioè di solvibilità, e da qui di restrizione del credito. Sospendere la contabilizzazione di certe perdite e svalutazioni è visto da molti come un aiuto all’offerta di credito, quindi alla soluzione della recessione che ci accompagna ormai da un anno e mezzo.
IL TRUCCO C’E', E SI VEDE! – Adesso vi propongo di figurarvi una banca che chiude l’anno con un miliardo di euro di utile; una parte dell’utile viene “reinvestita” e un’altra parte, facciamo 800 milioni, distribuita tra azionisti e manager come dividenti e premi. Fin qui tutto normale: vengono distribuiti gli utili dell’attività. Ora poniamo il caso che la banca debba registrare un Mark to Market negativo per un miliardo e mezzo di euro: l’anno chiude allora con una perdita di mezzo miliardo di euro, la banca correrà ai ripari come può, e nessuno prenderà dividendi o premi (riguardo i premi, cerchiamo di non pensare alle aberrazioni in stile [[Alitalia]] e AIG), tra l’altro la legge (italiana e non) permette la distribuzione di utili ma non di capitale, quindi no utili no party. Tutto questo in un mondo normale e corretto. Ora viene il bello: mettiamo che di fronte a queste perdite un ipoteticissimo ministro Duevalli decida di sospendere il criterio del Mark to Market per le ragioni di sostegno al credito di cui sopra. La banca che avrebbe chiuso in perdita si troverà con il predetto utile di un milione di euro. Se è in utile, cosa le vieta di accantonare riserve in patrimonio e distribuire dividendi e premi? Ma allora qualcosa non va: come è che un’azienda può passare, solo con una firma ministeriale, dall’essere in perdita al distribuire utili? E se è un escamotage perché le banche possano mantenere (in teoria) il precedente livello di lending, e quindi un calo di valore pur nascosto c’è, cosa è stato distribuito realmente con i dividenti? Velo dico io: si distribuisce capitale!


Leona’, tu non capisci la distinzione tra legale e illegale. Se tu privato falsifichi un bilancio è falso in bilancio; se lo stato falsifica un bilancio, è politica economica.
Il concetto di legalità è oggi puramente formale: significa che esiste un modo legale per danneggiare gli altri, che è formalmente diverso dai metodi illegali che hanno risultati simili.
In passato era un concetto sostanziale perché la legge non era l’arbitraria volontà di un legislatore che poteva cambiare in ogni momento, ma quel tempo è passato.
In politica l’omicidio è “pena di morte” o “servizio militare”; il furto è “redistribuzione” o “politica sociale”; la truffa è “modifica delle regolamentazioni contabili”; lo stupro è “ius primae noctis”.
Sì ma il mio problema non è tanto che sia reato o meno, è che qui si dà modo di far sparire soldi e non di rafforzare le banche. Un altro motivo per cui tutto il chiacchierare di regole non è solo inutile e non centra il punto dello stato dell’economia, ma è pure dannoso e “giapponesizzante”
evvabbe’
qual è lu prubblemo ?
che gli azionisti se ponna ficca’ in saccoccia li denari fasulli nun guadagnati ?
ovviabile
si disponga che, nel caso siano seguite procedure “speciali” di valutazione, gli azionisti nun se ponno ‘nasca’ li denari e che tutto vada messo su fondi rischi……
lu prubblemo è il modo in cui consideratre il bilancio
a differenza di quello che si pensa, lu bilngio nun è una semblice elencazione di asettici nummeri, ma nu mumendo importante e creativo nella vita di una azienda, anche di una banga, da affidare ad un homo creativo….non allu prima scarparo che cunosci o a ‘nu ragioniere bono solo a scrive li nummeri
ora, se la banca e, quindi, l’ economia nazionale, richiede un aiutino in vista di una momentanea defaillance,,,,,allora ben venga l’ aiutino, lu criativo e la valutazione dellu titolo finanziario in base alle più rosee prospittive fudure
e aggio ditto bbiono
“Leona’, tu non capisci la distinzione tra legale e illegale. Se tu privato falsifichi un bilancio è falso in bilancio; se lo stato falsifica un bilancio, è politica economica.”
Come ho fatto a non pensarci prima? è geniale!
E’ sempre un piacere leggerti.
Ringrazio chi ti ha detto di scrivere meno “difficile”.
deve essere il solito che mi ha promesso 1500 euro + IVA per ogni articolo
Bello!
Continuo a pensare che i più begli articoli d’economia li leggo qui.
Il problema è che la cosa pubblica di per se non esiste, alla fine siamo sempre individui singoli e distinti che si danno una mano uno con l’altro. Gli amici siedono tutti in un salottino e mi sa che la maggior parte di noi non sono amici del Dott.Duevalli…
boh…
la “res publica” dovrebbe appunto essere una serie di persone che DECIDONO di mettere alcuni soldi insieme per fare ALCUNE cose. non è quello che abbiamo oggi, come ti sei accorto.
A me sembra che sia esattamente come è oggi. Alcune persone si trovano e decidono su alcune cose che toccano tutti facendo credere che sia nell’interesse di tutti e non dei soli salottieri.
intedo alcuni che mettono i LORO soldi insieme… qui si mettono quelli degli altri. Appunto.
a proposito di tremonti
tremonti ha precisato che il 5 per mille dato all’Abruzzo non ridurrà i fondi alle associazioni di volontariato
domanda ma il 5 per mille non ha un tetto massimo?
mi pare 380 milioni
i conti non mi tornano
vai, ha tolto il MtM anche al 5per1000??
Ma certo – il m2m asimmetrico … Le crisi bancarie sono esistite ben prima delle famigerate regolette e sono stati ben peggiori.
Se proprio volessero mettere mano alle regole contabili, potrebbero imporre il divieto di distribuire utili non realizzati ma soltanto contabilizzati: nessuno si lamentava quando venivano distribuiti dividendi marcando le posizioni al rialzo.
Tremo al pensiero dei disastri associati alla perdita del mark-to-market: la perdita di affidabilità dei bilanci bancari e la conseguente difficoltà di trovare finanziatori diversi dallo stato, o da investitori garantiti dallo Stato e che entreranno quindi nel capitale esattamente come la generazione precedente – sicuri che, se le cose vanno male, sarà Pantalone a pagare. Trasformeremo il settore bancario in una gigantesca CAI, com’era nei bellissimi anni ’70
Sarà che scrivi di economia, ma i tuoi articoli son sempre puntuali.
Pochi concetti, svolti bene e senza sbrodolature inutili.
Bravo, complimenti.
Anzi, da ignorante in materia, ti rivolgo una preghiera, se riesci, scrivine uno al giorno.
Che stiamo andando a puttane è chiaro, ma può essere interessante sapere perché.
Quello che mi sfugge, e mi picerebbe che qualcuno più vispo me lo spiegasse, è cosa ci guadagnano questi signori. Voglio dire, non domani, è ovvio si riempiono le tasche, ma dopodomani. Per dire: Duevalli taglia gli investimenti, e tutti ‘sti bancarottari sul ferrari a scansare le buche in mezzo alle strade? Che visione del futuro ha questa gente? Direte, relativa all’aspettativa di vita, cioè geriatrica. Ma avranno pure dei figli, no? Per chi lavorano quelli che mandano questo paese allo sfascio?
PS: – giornali + giornalettismo.
@Z
grazie mille; se mi pagassero…
@dopodomani
Fammi capire, con un capitale da parte di centinaia di milioni tu resteresti in Italia? E con decine di milioni? Quindi: ti poni il problema?
Mettiamo tu resti in Italia, sei sicuro che percorreresti le stesse strade che stai percorrendo adesso per andare a lavoro? No, sai, non è che viviamo tutti nello stesso mondo, spero tu lo capisca.
E poi prova a pensare a questo: la gente è mediamente coglionissima, quindi se dici loro che i soldi alle banche servono per far vivere l’operaio ci credono… se dici loro che l’economia va pompata quando va bene e ripompata quando va male loro ci credono… anzi si aspettano tu come ministro lo faccia… quindi? Quindi Duevalli può SOLO fare così.