Una madre

10/05/2009 - Storie della domenica, la rubrica che nei giorni festivi vi tiene compagnia, facendovi pensare , o rilassare, piangere, ridere, assistere a pezzi di vita inventata. Ma vera. DI NUOVO. Non posso pensare che stia succedendo di nuovo. Non è possibile,

     
 

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Storie della domenica, la rubrica che nei giorni festivi vi tiene compagnia, facendovi pensare , o rilassare, piangere, ridere, assistere a pezzi di vita inventata. Ma vera.

DI NUOVO. Non posso pensare che stia succedendo di nuovo. Non è possibile, me lo hanno detto mille volte e io mille volte gli ho detto di non crefemj-0021dergli, ma solo per scaramanzia, solo per essere sicura di non trovarmi di nuovo qui. Devo cancellare quel dolore se voglio restare viva, devo cancellare quei ricordi ma tutto il passato è stato risucchiato in quei momenti. Se li cancello cancellerò tutta me stessa. Devo restare viva, devo dare il sangue al mio grembo se voglio avere speranza che non succeda più. Ma risento le mie urla, quelle inutili urla senza il pianto del bimbo, le sento da lontano, nel dolore di mio marito che si è asciugato il cuore per non affliggermi con le sue lacrime.

RICORDI. Ma devo risvegliarmi e restare attaccata ad altri ricordi: la gita in Grecia, la prima volta che l’ho conosciuto, la prima volta che abbiamo fatto l’amore e la prima nausea, i gorgoglii di lui che stava crescendo…di nuovo l’imbuto mi porta nel buco nero della mia esistenza… ti prego svegliami, con una fitta che solo tu puoi darmi, ti prego strappami da questo incubo. Questa volta licenziami dal ruolo di madre e fammi essere solo un animale ferito. Voglio solo licenziarmi per sempre…

IL MESTIERE DI MADRE. Che difficile mestiere quello di madre. Il più naturale, spontaneo ed inesorabile mestiere, allevare un mostro che ti distrugge, che si prende la tua bellezza e il passo sicuro delle tue gambe, che si ciba del tuo corpo impedendo che tu lo alimenti. Un mostro, che per uscire cerca di ammazzare chi lo ha nutrito, che una volta uscito si attacca come un parassita alla pianta uccidendone libertà e giovinezza. Eppure torno per la seconda volta a questo mostro con la speranza di riuscire a cibarlo per davvero.

SENZA CIBO. Mi sono chiesta mille volte in cosa ho mancato la prima. E’ rimasto senza cibo. Una disfunzione della placenta dicono, ci sono termini e statistiche precise. Nessuna mi dice in cosa ho mancato. Lo amavo molto più di ora, come una verginetta convinta che l’uomo bruno, alto e abbronzato, le stia attorno solo per la bellezza del suo viso e non per la voluttà del suo corpo. Se ho ammazzato quel primo amante, che speranza ho di nutrire questo altro sapendo che mi vorrà stuprare? Nessuna, ecco perché sono di nuovo su un tavolo operatorio, su un freddo tavolo che mi congela la schiena come il cuore sapendo già come va a finire. L’infermiera mi dice che non lo sente più, senza passione, con veemenza solo per contrastare la mia cocciutaggine che dice che lo sento muoversi dentro, che non può essere morto se continua a darmi calci. Lei accetta di buttare via lo stetoscopio e di bagnarmi la pancia con il liquido per la ecografia. La sonda è come la luce dei campi di concentramento che cercano gli eventuali prigionieri che fuggono.

Eccolo! Torna indietro con la sonda!donna_m

SI MUOVE.Lo ribecca, lo vede muoversi, cerca di tranquillizzarmi dicendo che mi preoccupo inutilmente, che lui sta bene e si muove. Io le vorrei spaccare la testa, fino ad un attimo prima ero pazza perché lo sentivo ancora…

SCAMPATO PERICOLO. Me ne vado. Senza un parola come se qualunque cosa potesse compromettere lo scampato pericolo, senza un sorriso perché non è ancora finita e non lo sarà mai, anche dopo nato perché chi ha provato il dolore vero una volta ne sarà sempre schiavo, dipendente per sempre dalla vertigine di una morte che può tornare in ogni momento, nell’auto che sbanda mentre attraversi la strada o nel fulmine che rimbomba lontano da casa.

DUE NOVEMBRE. Oggi è il due novembre e incredibilmente mi sento più rilassata. La pancia mi pesa un po’ ma posso camminare senza problemi. C’è tanta gente al cimitero, mille visi diversi, chi piange e chi sorride nell’incontrare i ricordi dei propri cari; pacche affettuose vanno sulle spalle di amici che si re-incontrano dopo tempo. La vita e la morte giocano con gli uomini in questo posto, tra i baci incerti di una novantenne che tremando allunga le labbra verso una nipotina già troppo alta e una bimba dagli occhi di ghiaccio e dai capelli biondissimi che incontra le braccia scure della madre. Lei, che ha perso la madre in un paese lontano, si stringe ad una ragazza che per quel mestiere aveva inutilmente rischiato la vita. Ora è lì che sorride alla bimba e incontra il mio sguardo mentre poggiando il pancione su una piccola lapide bianca faccio incontrare nell’unico modo possibile le ombre dei miei due figli.

     
 

7 Commenti

  1. Comicomix scrive:

    Bellissimo Pietro. E commovente.
    Ho visto bene e da vicino la forza che può avere una madre. la sua pietas illogica e razionale al tempo stesso.

    Complimenti.

    Carlo

    (Un bacio a L.)

  2. maria teresa scrive:

    “allevare un mostro che ti distrugge, che si prende la tua bellezza e il passo sicuro delle tue gambe, che si ciba del tuo corpo impedendo che tu lo alimenti”

    “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”

    me lo ha ricordato…

  3. Lucia scrive:

    Bravo Pietro, perchè nei tuoi racconti riesci a scrutare nel cuore delle donne!
    Trovo il racconto commovente (come ha detto comicomix) ma anche triste, ma si tratta di una tristezza che non è pietà e tanto meno voluttà di piangere su un destino “drammatico”. Anzi, c’è uno slancio verso il sogno, verso il sogno di un idillio dove la forza di una madre e le gioie del cuore si fondono in un’armonia serena!

    Auguri a tutte le mamme di giornalettismo (se ci sono :) )

    http://www.youtube.com/watch?v=_uMIcM0XW3w

  4. gloria scrive:

    bellissimo.

  5. marblestone scrive:

    Grazie a tutti per i commenti. Volevo solo aggiungere, anche in relazione alla tristezza, che la storia è piuttosto vera e poi il bimbo è nato e da poco ha anche una sorellina.
    Ma quell’immagine, che io ho visto di persona, il 2 novembre di 4 anni fa, non andrà mai via

  6. marblestone scrive:

    Dimenticavo: la foto della eco invece è della mia Lucia…. (un bacio ad A. da parte sua)

  7. Lisa72 scrive:

    Sei veramente bravo…

    Un saluto, Lisa

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