Storie della domenica, la rubrica che nei giorni festivi vi tiene compagnia, facendovi pensare , o rilassare, piangere, ridere, assistere a pezzi di vita inventata. Ma vera.
DI NUOVO. Non posso pensare che stia succedendo di nuovo. Non è possibile, me lo hanno detto mille volte e io mille volte gli ho detto di non cre
dergli, ma solo per scaramanzia, solo per essere sicura di non trovarmi di nuovo qui. Devo cancellare quel dolore se voglio restare viva, devo cancellare quei ricordi ma tutto il passato è stato risucchiato in quei momenti. Se li cancello cancellerò tutta me stessa. Devo restare viva, devo dare il sangue al mio grembo se voglio avere speranza che non succeda più. Ma risento le mie urla, quelle inutili urla senza il pianto del bimbo, le sento da lontano, nel dolore di mio marito che si è asciugato il cuore per non affliggermi con le sue lacrime.
RICORDI. Ma devo risvegliarmi e restare attaccata ad altri ricordi: la gita in Grecia, la prima volta che l’ho conosciuto, la prima volta che abbiamo fatto l’amore e la prima nausea, i gorgoglii di lui che stava crescendo…di nuovo l’imbuto mi porta nel buco nero della mia esistenza… ti prego svegliami, con una fitta che solo tu puoi darmi, ti prego strappami da questo incubo. Questa volta licenziami dal ruolo di madre e fammi essere solo un animale ferito. Voglio solo licenziarmi per sempre…
IL MESTIERE DI MADRE. Che difficile mestiere quello di madre. Il più naturale, spontaneo ed inesorabile mestiere, allevare un mostro che ti distrugge, che si prende la tua bellezza e il passo sicuro delle tue gambe, che si ciba del tuo corpo impedendo che tu lo alimenti. Un mostro, che per uscire cerca di ammazzare chi lo ha nutrito, che una volta uscito si attacca come un parassita alla pianta uccidendone libertà e giovinezza. Eppure torno per la seconda volta a questo mostro con la speranza di riuscire a cibarlo per davvero.




Bellissimo Pietro. E commovente.
Ho visto bene e da vicino la forza che può avere una madre. la sua pietas illogica e razionale al tempo stesso.
Complimenti.
Carlo
(Un bacio a L.)
“allevare un mostro che ti distrugge, che si prende la tua bellezza e il passo sicuro delle tue gambe, che si ciba del tuo corpo impedendo che tu lo alimenti”
“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”
me lo ha ricordato…
Bravo Pietro, perchè nei tuoi racconti riesci a scrutare nel cuore delle donne!
Trovo il racconto commovente (come ha detto comicomix) ma anche triste, ma si tratta di una tristezza che non è pietà e tanto meno voluttà di piangere su un destino “drammatico”. Anzi, c’è uno slancio verso il sogno, verso il sogno di un idillio dove la forza di una madre e le gioie del cuore si fondono in un’armonia serena!
Auguri a tutte le mamme di giornalettismo (se ci sono
)
http://www.youtube.com/watch?v=_uMIcM0XW3w
bellissimo.
Grazie a tutti per i commenti. Volevo solo aggiungere, anche in relazione alla tristezza, che la storia è piuttosto vera e poi il bimbo è nato e da poco ha anche una sorellina.
Ma quell’immagine, che io ho visto di persona, il 2 novembre di 4 anni fa, non andrà mai via
Dimenticavo: la foto della eco invece è della mia Lucia…. (un bacio ad A. da parte sua)
Sei veramente bravo…
Un saluto, Lisa