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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 9 aprile 2009 alle 09:25 dallo stesso autore - torna alla home

Tra le chiese e le case vanno (ri)costruite prima le case, perché Dio non ha freddo“. A dirlo è Adriana Zarri, teologa e scrittrice cattolica: e la frase è significativa non tanto – non solo – perché interpreta l’idem sentire di tutti i fedeli italiani, ma perché non l’ha ancora pronunciata un rappresentante delle gerarchie ecclesiastiche. Ieri il papa ha fatto sapere che non appena possibile visiterà l’Abruzzo: Benedetto XVI ha annunciato la sua visita durante una 3425318477 e1cbe1af50 o Terremoto e solidarietà, quando Dio non ha freddotelefonata al vescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, per «esprimere ancora una volta e personalmente la propria partecipazione al dolore e chiedendo informazioni sullo svolgimento degli eventi», ha riferito il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi. «Il Papa – ha aggiunto – ha anche espresso direttamente la sua intenzione di recarsi al più presto». Sulla data della visita del Pontefice ai terremotati, padre Lombardi ha ribadito che «sicuramente non andrà prima di Pasqua, e nei prossimi giorni si verificherà la disponibilità anche in accordo con le autorità italiane e la Protezione civile». «Il Papa potrebbe arrivare già nella prima metà della settimana prossima, fra lunedì e mercoledì, tuttavia bisogna vedere come sarà la situazione, la preoccupazione è quella di non creare intralcio» ha detto don Claudio Tracanna, portavoce dell’arcidiocesi dell’Aquila“. Ma poi, nemmeno tanto malignamente, nell’articol0 si aggiungeva qual è il vero motivo della prudenza: “È probabile che fra i fattori che hanno indotto a una maggiore prudenza ci sia il succedersi nel corso della notte di altre scosse di intensità medio-alta e la situazione ancora complessa dei soccorsi“. Insomma, va bene la solidarietà ma la pellaccia è pur sempre la pellaccia. E la Chiesa devolverà parte dell’otto per mille – si tratta, lo ricordiamo, di soldi dei contribuenti italiani – agli aiuti per le vittime del terremoto. Notare la particolarità: la Chiesa non si spoglierà di qualcosa di suo, come il saio di San Francesco, ma elargirà a chi ne ha bisogno qualcosa che è stato donato a lei. Un po’ come fanno le persone che riciclano i regali arrivati a Natale o per il compleanno.  ”Il Dio in cui credo non è a corto di contanti“, cantano gli U2 in una canzone che si chiama “Bullet the blue sky“.

Ricordare adesso il testo dell’Angelus pronunciato da Papa Giovanni Paolo II per i terremotati dell’Irpinia non avrebbe senso: erano davvero altri tempi, e soprattutto altri i rappresentanti della parola di Dio in terra. Così come sarebbe totalmente inutile esecrare le parole di quello speaker di Radio Maria, il quale ha detto che il terremoto in Abruzzo è il modo che ha scelto il Signore per mettere alla prova le popolazioni. “Non ci poteva dare una prova scritta?“, avranno pensato le popolazioni, citando una famosa battuta di Woody Allen in “Amore e guerra“. Piuttosto, è più divertente analizzare la clamorosa gara di solidarietà che è partita tra le maggiori aziende italiane, che si sono fatte promotrici di donazioni, ma in un modo piuttosto particolare: devolveranno ai terremotati i denari raccolti tra i loro utenti. Menzione d’onore va alle società di telefonia mobile, che non solo permettono ai loro abbonati di regalare un euro con un sms, ma hanno addirittura ricaricato il cellulare dei terremotati abruzzesi per la clamorosa cifra di 5 euro di traffico telefonico, che, vale la pena ricordarlo, industrialmente a loro costa qualcosa come 50 centesimi. Immaginiamo le telefonate ai parenti di chi ha avuto la fortuna di ritrovarsi il regalino nella scheda: “Ciao, sì, nonna è morta ma io sto bene, scusa, devo riattaccare che ho solo 4 euro e lo scatto alla risposta mi mangia 30 centesimi a botta“. Un gesto di grandissima generosità, che sicuramente permetterà loro di guadagnarsi il Regno dei Cieli. D’altronde, avrete sicuramente notato che tutti gli appelli che partono da strutture private o agenzie di socializzazioni finiscono o cominciano sempre con un “Donate!“; non con un più consono “Doniamo“. Son cose. Che ricordano la grandissima verità che si nasconde dietro la famosa frase pronunciata da Stefano Ricucci, il furbetto del quartierino per antonomasia: “So’ tutti bravi a fa’ i froci cor culo degli altri“.

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Stefano Quintarelli, come al solito gratis, svolge un servizio di pubblica utilità con il suo liveblogging dell’assemblea di Telecom. Estrapoliamo l’intervento di Sergio Cusani: ” Ho la netta impressione che non se ne esca se si rimane fermi. Se si rimane fermi vi posso dire che la situazione e’ paragonabile a quella dell’Alitalia, moltiplicato per 10. Il debito e’ ingente, l’azionariato Telco e’ traballante, Lei bernabe’, se ha voglia e l’energia, deve elaborare una strategia ed un progetto. Il tentativo che fece prima di essere disarcionato e lasciare che la TI andasse in mano ai vandali tento a livello europeo di fare degli accordi. La telecom non puo’ rimanere da sola. Cosi’ com’e’ non ce la puo’ fare. E’ necessaira una progettualita in una situazione di crisi generale, per mettere assieme telecom con un’altra azienda per raggiungere una massa critica per fare leve e investimenti, avere qualcosa da vendere ma il limone e’ stato spremuto. Ha una presenza importante nel nostro paese, in america latina, e’ ben vista in tutto il nord’aafrica, la sponda dell’Adriatico“.

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Ieri, dicheno, è stato avvistato un Ufo a Saxa Rubra: alcune voci incontrollate nei corridoi della Rai affermano che sopra ci fosse il direttore Gianni Riotta, che dopo la figuraccia del Tg1 di vantarsi degli ascolti record della Rai in occasione del terremoto in Abruzzo, abbia deciso di passare la Pasqua su Marte. Dove potrà riposarsi in tutta tranquillità, prima di approdare alla direzione del Sole 24 Ore, dal cui timone potremo apprezzare, oltre alla sua clamorosa competenza economica, anche la capacità di criticare le storture del capitalismo relazionale italiano.

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Grazie alla beltade del ministro Mara Carfagna, i media italiani hanno sdoganato una nuova parola e adesso, come i bambini, continueranno a ripeterla fino a quando non ne troveranno una più inglese e caruccia: “(ANSA) – MILANO, 8 APR – Per mesi aveva subito gli atteggiamenti persecutori e ossessivi del suo ex e poi al termine di una lite lo aveva ucciso a coltellate. Oggi la donna, una marocchina di 29 anni, e’ stata condannata a 6 anni e mezzo di reclusione per omicidio, con rito abbreviato, dal gup di Milano Paolo Ielo. L’imputata ha sempre sostenuto di aver cercato di difendersi dal compagno, anche lui marocchino, di 30 anni. Oggi pero’ e’ arrivata la condanna per omicidio“. Il titolo della notizia, ovviamente, è “Stalking, uccide il suo ex, condannata a sei anni“. No, per dire.

(Vignetta di Emanuele Diliberto per G.)

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