Quei deputati che vanno a puttane e si cuccano il vitalizio

COSIMO MELE DEPUTATO UDC

Cosimo Mele e Sandro Frisullo: in pensione con un ricco assegno mensile. A carico nostro. Nonostante la cocaina. E gli scandali che li hanno travolti

Poco contano scandali, inchieste e arresti. Ed anche storie di tangenti e corruzioni, festini con droga ed escort. Una volta maturati i requisiti, alla fine della carriera amministrativa, l’uomo politico incassa un ricco vitalizio, senza dar conto di reputazione, casellario giudiziario, accuse e condanne.

COCA E DONNE – Lo sanno bene Cosimo Mele e Sandro Frisullo. Il primo, ex parlamentare dell’Udc fu protagonista di una serata in compagnia di una squillo in cui si consumò alcol e coca, e nel ’99, quando ricopriva la carica di vicedindaco di un piccolo comune, finito in manette per una storia di tangenti. Il secondo, ex vicepresidente della giunta pugliese di Vendola, due anni fa è stato arrestato con l’accusa di aver fatto aggiudicare appalti in cambio di favori sessuali e preziosi regali all’imprenditore della sanità Gianpaolo Tarantini, lo stesso che provvedeva ad organizzare festini a Palazzo Grazioli.

LEGGI ANCHE: Il giudice che si faceva mandare le escort dai boss

10MILA EURO AL MESE – Come ha scritto Antonello Caporale su Repubblica, Mele e Frisullo, entrambi ex consiglieri regionali in Puglia, hanno subito chiesto ed ottenuto di incassare l’assegno mensile destinato agli ex deputati regionali. Mele, consigliere dal 2000 al 2005, incasserà 3403 euro lordi. Il Frisullo, che la carica di consigliere l’ha ricoperta per 15 anni, otterrà invece una somma tripla, 10071 euro. Non c’è alcuna anomalia o ingiustizia formale, per carità. Ma suona strano vedere, in un tempo di austerity, in cui si chiedono ai contribuenti sacrifici per ripianare i guai finanziari dello Stato e nello stesso tempo si inneggia al rigore dei conti delle amministrazioni pubbliche che due rappresentanti delle istituzioni dal passato poco limpido riescano a conquistare una comoda assicurazione sulla vita.

IN HOTEL CON LA SQUILLO – Cosimo Mele nacque 55 anni fa a Carovigno, in provincia di Brindisi. Il 5 gennaio 1999, quand’era vicensindaco del suo paese natale, fu arrestato con l’accusa di aver ricevuto favori in cambio della assegnazioni di appalti e di assunzioni. L’inchiesta è tuttora in corso. Non è l’unica faccenda che macchia la carriera. La notte tra il 27 e il 28 luglio 2007 la escort che si trovava in sua compagnia in una suite dell’Hotel Flora di via Veneto a Roma fu colta da malore probabilmente dovuto all’uso di cocaina ed alcol e trasportata d’urgenza in ambulanza all’ospedale San Giacomo. Quando si scoprì il nome del parlamentare protagonista del festino, l’imbarazzo fu palese. L’onorevole smentì l’uso di sostanze stupefacenti e raccontò che quella donna, Francesca Zenobi, una 29 enne romana, modella a tempo perso, gli era stata presentata a cena da amici. “Mi hanno costretta a prendere delle pasticche, io non volevo”, raccontò la giovane in un primo momento, dopo il ricovero. Quando fu interrogata dagli incquirenti che volevano vederci chiaro sull’assunzione di cocaina non esitò poi a puntare l’indice contro il parlamentare raccontando che fu proprio l’onorevole a consegnarle la droga.

LEGGI ANCHE: Il “sesso sfrenato” di Dominique Strauss-Kahn

CESSIONE DI STUPEFACENTI – “Non sapevo nemmeno che quella signora facesse quel tipo di lavoro”, si giustificò invece Mele, che sedeva per la prima volta in Parlamento dopo essere stato eletto per l’Udc nelle liste del collegio di Brindisi ed era componente della Commissione Ambiente. La sua serata strana finì su tutti i media. E le ricostruzioni che si susseguivano non fecero nulla per scagionarlo. Anzi, gli valsero l’avviso di garanzia per cessione di sostanze stupefacenti prima e di omissione di soccorso poi. “Sono arrivata al Flora in nottata: nella suite c’erano già l’onorevole e la mia amica. Ma non ho visto tracce di droga”, aveva raccontato qualche giorno dopo l’episodio la seconda delle ragazze presente in stanza con l’onorevole, Maria, ucraina. I magistrati sapevano, invece, che droga c’era, e sospettavano concretamente che l’avesse portata proprio Mele. Più i giorni passavano e più la posizione del parlamentare si aggravava. “Lui mi ha lasciata lì, nuda, sdraiata sulla moquette, potevo morire, forse non ha capito quanto stavo male”, racconterà pochi giorni dopo l’incidente la ragazza colta da malore.

ADDIO ALLA POLITICA – A giugno 2008 per Mele arrivò poi il rinvio a giudizio per cessione di droga. Pi, nel 2009, il ritorno in politica, tra le fila dell’Alleanza di Centro, con una candidatura alle Provinciali di Brindisi. Un’elezione sfortunata che valse per l’ex deputato Udc un deludente secondo posto tra i non eletti in lista. Nuovo tentativo, fallisto, alle Regionali del marzo 2010, con la lista Io Sud, partitino che non superò lo sbarramento.

FRISULLO – Pochi giorni prima di quella elezione Frisullo venne arrestato con l’accusa di associazione a delinquere e turbativa d’asta, e indagato per corruzione, per aver utilizzato il suo peso politico e fatto aggiudicare appalti all’amico Tarantini per cinque milioni alla Asl di Lecce. L’imprenditore, già divenuto famoso per il suo coinvolgimento nei festini di Berlusconi a Palazzo Grazioli in qualità di tramite tra il Cavaliere e le avvenenti ospiti della sua residenza romana, avrebbe contraccambiato i favori al presidente della giunta Vendola attraverso le prestazioni sessuali di alcune escort, mettendo a disposizione una macchina con autista, regalando costosi capi di abbigliamento, garantendo sostegno elettorale. Le indagini rivelarono che Frisullo aveva frequentato tr escort presentategli da Tarantini e pagate dall’imprenditore: Terry De Nicolò, Sonia Carpendone e Maria Teresa Di Meglio.

UNA TANGENTE – “Sono stata usata come tangente”, affermò la prima delle tre dopo l’arresto del politico. “Con questo Frisullo ci siamo visti solo due volti e prima di lasciarci soli Tarantini si è raccomandato con lui di… non so di vedere delle situazioni di affari e si è raccomandato più volte…”. “Gianpaolo mi aveva detto che era un suo amico”. Frisullo si giustificò così: “Non pensavo che fossero escort”. Ma a poco valeva il suo tentativo di fuga dalle accuse. Dieci giorni dall’arresto i giudici decisero di lasciarlo in carcere: “ha mentito su numerose circostanze”. Non una bella figura. Ma ora, anche per lui, c’è il vitalizio.

LEGGI ANCHE: