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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 7 aprile 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

E” una tragedia nella tragedia, come ho letto da qualche parte. Porta a porta di ieri, con sfilata di ministri e sfollati, tutti pronti al recital, sembra quasi essere K2YaURvrPlyii2cvscbEa3Xlo1 500 Terremoti e tv: quando le tragedie sembrano farseun’ulteriore punizione per l’Abruzzo falcidiato dal terremoto. Splendida la scenetta tra Silvio Berlusconi e i suoi ministri: “Approfitterei della sua gentilezza - dice il premier a Bruno Vespa – perchè ho appena fatto il punto con i vertici della Protezione civile e so che lei ha ospiti i ministri Maroni e Matteoli. Abbiamo messo in campo in meno di 24 ore 4mila volontari, tra loro ci sono 1.200 Vigili del fuoco, che lavoreranno anche stanotte e domani stanchi morti. Allora, c’è bisogno di un ricambio. E vorrei approfittare per comunicare con i due ministri che sono con lei: per domani c’è bisogno di almeno altri 1.200 Vigili del fuoco (penso dovremmo averne almeno 12mila a disposizione per andare volontariamente a prestare il loro aiuto) e di altri mille soldati disposti ad intervenire con un lavoro fisico diretto. Vi prego di provvedere entro stasera per dare le necessarie disposizioni“. E la risposta affermativa arriva subito da Maroni, senza che nessuno si chieda come mai per dare disposizioni ai responsabili dell’Interno e dell’Ambiente Berlusconi debba usare la tv invece che il telefono. 

Poi c’è la giornalista inviata sul posto che, rivolgendosi ad una madre che ha appena perso un figlio, chiede “Vuole dare un segnale di fiducia?“, e lei risponde scoppiando a piangere e chiedendo aiuto, mentre nemmeno un filo di pudore sfiora chi potrebbe a quel punto per lo meno ritirare il microfono e passare la linea allo studio, invece che regalare a tutti uno spettacolo che somiglia alla pornografia, se non fosse che invece è molto più squallido. Da Vespa il requisito minimo era avere almeno un morto in famiglia e lacrime da regalare le telecamere. E, è brutto dirlo, sembra quasi che ormai ci sia chi in quei panni ci si trovi più che bene. Forse perché si pensa che andare a piangere in tv sia comunque d’aiuto per “attivare” la solidarietà, spontanea o interessata che sia. O forse perché la “sindrome della velina” è ormai perfettamente introiettata in ciascuno di noi. Sia come sia, la sensazione rimane sgradevole, a chi osserva dal di fuori: si ha come l’impressione di assistere a qualcosa di tragico ma anche tragicamente programmato, quasi che il tutto faccia parte di un copione recitato a braccio ma con maestria e professionalità, da attori consumati. Forse perché si tende in generale a ripetere i comportamenti osservati quando la tv mostrava tragedie simili, forse perché è un riflesso naturale. Intanto, ci si lascia sventrare la dignità dai media come il terremoto ha sventrato le case, e si impara persino a guardare l’obiettivo della telecamera invece che il giornalista, come appare naturale quando si parla con qualcuno. E intanto chi guarda rimane lì, mentre parte l’immancabile amarcord del terremoto in Irpinia con tanto di Passione secondo Giovanni di Bach, a domandarsi se per caso non sia possibile che tutto questo stia succedendo veramente. 

E allora meglio spegnere la tv e leggere quest’Ansa delle 20,47: Kader è ancora sotto le macerie: era scappato da Gaza lasciandosi alle spalle la distruzione della guerra per cercare nello studio un futuro migliore: uno qualunque, sempre meglio delle bombe e della paura. Alle 3,32, quando la terra ha tremato per 20 lunghissimi secondi, lui era lì, nella Casa dello Studente dell’Aquila, sbriciolata come cartapesta. Quanti altri ce ne sono, lì sotto con Kader, nessuno lo sa di preciso: al completo, l’edificio può ospitare 140 ragazzi, ma alcuni dicono che la scorsa notte ce ne fossero un’ottantina. Per le vacanze di Pasqua in molti erano partiti già venerdì e si sono salvati. Anche altri hanno avuto fortuna, come i sei ragazzi che dopo 15 ore sono stati estratti, feriti ma vivi. Li hanno tirati fuori scavando a mani nude o con i picconi: pezzo dopo pezzo, blocco di cemento dopo blocco di cemento. Andrea, Luisa, Marco, Antonio, Giovanni e Marta e, avvolti in un’unica coperta. E ancora Maria, Luca, Francesco, Gaia. Sono tutti là fuori alle sei del mattino, a guardare questo edificio moderno, costruito nel ‘65, che per metà sta in piedi e per metà no. “Hai presente la roulette, quando punti tutto sul rosso o sul nero? - racconta Marco con un sorriso di ghiaccio, la paura nell’anima – Semplice, 50 e 50, rosso vince, nero perde. Io ero nella stanza rossa, sono vivo; quelli che erano nella stanza nera sono ancora là sotto“. Là sotto ci sono ancora cinque ragazzi della provincia di Frosinone e un ventenne studente di ingegneria informatica. Gianluca, invece, ce l’ha fatta.Ieri sera non doveva essere lì. Un suo amico, sconvolto dalle scosse che da un mese non danno tregua alla città abbracciata dai monti, gli ha chiesto se poteva dormire con lui. “Stai qui, ho paura“. Lui gli ha detto sì. Alle 3,32 Gianluca ha sentito un botto: poi il buio e il silenzio. Dopo otto ore, Gianluca è stato tirato fuori, vivo. Il suo amico, quello che aveva paura, è morto.

***

Giuliani sì, Giuliani no. Mentre il nome del tecnico varca i confini dell’Atlantico per approdare sul New York Times , si delineano – e giocoforza si ridimensionano – i contorni della previsione di cui parlavamo ieriGioacchino  Giuliani ha previsto il terremoto a Sulmona per il 29 marzo sbagliandone l’entità e prendendosi la denuncia per procurato allarme. Da questo avrebbe maturato la decisione di chiudersi in silenzio. Per il sisma di ieri notte non esiste traccia di  previsioni Giuliani se non a tragedia avvenuta: lo stesso Giuliani dichiara  di essere rimasto inerme un po’ per l’avviso di garanzia ricevuto un po’ perché rimasto amareggiato per quanto accadutogli. Resta il fatto che il 25 marzo sosteneva che l’Aquila poteva stare tranquilla, ma si basava sugli sciami sismici e non sul radon (alla base del suo strumento). In più, sul Sussidiario  compare un’intervista al direttore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Eugenio Coccia, il quale dichiara che “la capacità di controllare l’attività sismica attraverso la misurazione del gas radioattivoè nota ai sismologi da almeno 50 anni, e che è studiata ovunque. Nessun esperto avrebbe trattato con tanta ingenuità un argomento del genere”. Le cose cominciano a complicarsi abbastanza.

(Immagine, intitolata “Gruppi. Di dementi”, da PTWG; grazie a Rado per i contributi e la documentazione)

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