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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 2 aprile 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Se non fosse stato per la possibilità di ammirare Ilaria D’Amico, ci sarebbe stato da vergognarsi per le ormai misere condizioni in cui si è presentato Beppe Grillo ieri a Exit . La puntata parlava della privatizzazione dell’acqua, ma l’intervento del Bullo nazionale ha toccato quasi tutto il repertorio del comico demagogo e arruffone (qui ci sono le due  parti  dell’intervento). Si è presentato bevendo proprio dell’acqua – o della vodka, come poteva capitare di pensare ascoltandolo – una “parziale” bufala che nasce da pescedaprile Beppilbullo e la bufala della privatizzazione dellacquauna lettera scritta al blog dal non sempre lucido Alex Zanotelli. Peccato che la legge dica qualcosa di leggermente diverso rispetto a quello che vogliono che dica: “Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica [...] al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonche’ di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione“. Ovvero, traducendo dal leguleio, si stanno garantendo i cittadini – tramite il richiamo al principio di sussidiarietà – da quello che Zanotelli e Grillo paventano. 

Poi si dice: “Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica“. Il che non vuol dire che queste società siano per forza private. O, per meglio dire, si specifica che i servizi pubblici locali devono essere affidati tramite asta pubblica a chi garantisce il miglior risultato, tra i pubblici e i privati. Nella realtà, è vero che i cosiddetti “privati” sono entrati nelle società di servizi; ma quando l’hanno fatto, sono entrati come azionisti di minoranza in società la cui maggioranza è in capo al pubblico. Questo è il caso di Acqualatina, citata anche ieri sera nella trasmissione, dove la francese Veolia è azionista al 49%, mentre il restante 51% è di proprietà dei comuni della zona. Di recente, poi, c’è stato il caso dell’Acea, l’azienda di servizi romana. Dove, guardacaso, il Comune di Roma ha appena mandato via l’amministratore delegato perché a detta della politica era troppo sbilanciato a favore della francese Suez, azionista privato. Segno che la proprietà pubblica conta ancora quanto deve, anche, in presenza di un socio straniero (che poi il Campidoglio abbia fatto tutto ciò per fare un favore a Caltagirone, è un’altra storia…). Divertente, poi, l’accusa secondo la quale “La Borsa è senza regole e non può ospitare società che gestiscano l’acqua“. A parte che la stessa Acea è quotata a Piazza Affari (e l’acqua, nonostante questo, a Roma è ancora buona), bisognerebbe ricordare che la legge non obbliga nessuno ad andare in Borsa. Grillo poi diceva che in Europa sono clamorosamente scandalizzati per quanto accade tutti i giorni in Italia. Il che può anche essere, per carità. Ma rimane che la famosa legge sulla privatizzazione dell’acqua è stata fatta in applicazione di una normativa comunitaria. Cioé, europea. Si spera quindi che non si siano poi così tanto arrabbiati, per lo meno con una cosa che hanno voluto loro. Infine, sul fatto che poi l’acqua sia un bene prezioso, che tanta gente nel mondo muore di sete e così via, si può essere anche d’accordo. Ma non si capisce cosa c’entri, tutto ciò, con il “problema” dell’acqua privatizzata in Italia. Quando le mamme cercano di far consumare i pasti ai figli ricordando loro che ci sono un sacco di bambini, in Africa, che muoiono di fame, i più svegli di solito rispondono: “Mamma, scusa: e se io mangio loro cosa ci guadagnano?“. 

Ad un certo punto, Grillo è partito direttamente per la tangente: degli appunti sul discorso li potete leggere qui). “Chi era il proprietario vero della Telecom, che era vostra padrona? (si riferisce a La7). Grillo ne ha per tutti, denunciando il fatto che solo lui, un comico, dice cose che nessun altro ha il coraggio di dire. Accusa Tronchetti Provera mentre i lavoratori vengono mandati a casa“. Ecco, però magari bisognerebbe ricordare che la gestione disastrosa di Telecom da parte di Tronchetti non è stata certo denunciata per primo da Grillo, ma dai migliori giornalisti economici che hanno seguito il “caso”. Uno di questi, Massimo Mucchetti, ha scritto anni prima tutto quello che Grillo dice di aver scoperto lui (e probabilmente ha letto proprio da Mucchetti invece). Core ‘ngrato. Anche perché bisognerebbe ricordare che Mucchetti  ha finito per essere spiato e ha subito una serie di attacchi informatici, oltre ad essere stato vittima di un tentativo di adescamento da parte di una bella ragazza: tutte cose organizzate da Giuliano Tavaroli, dirigente Telecom. E la Pirelli, proprietaria di Telecom, era ed è azionista rilevante di Rcs, la società che edita il Corriere, il giornale per cui lavorava Mucchetti. Il quale quindi ha fatto per anni il culo al suo datore di lavoro, criticandolo nel merito e numeri alla mano, e provocandogli travasi di bile che la metà basta. Quanti di voi possono vantarsi di aver fatto altrettanto, anche soltanto per una volta? ‘Sti servi di giornalisti, eh? Ce ne sarebbero altre da dire, compresa la splendida fuga da primadonna e l’incredibile metodo di stoppare qualunque interlocutore volesse dissentire o semplicemente domandare attraverso il monologo infinito. Ma forse è meglio non infierire. Molte delle cose che dice Grillo, anche quando critica i manager e gli imprenditori “a debito” italiani (però Pistorio di liquidazione da Telecom ha preso 1,3 milioni, e non miliardi…) sono vere e sacrosante. Peccato che il tutto finisca in un calderone che non somiglia per nulla a un programma politico; è uguale invece all’avanspettacolo. E non era Berlusconi quello tutto chiacchiere e distintivo, una volta?

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Quest’anno la sfida infinita tra cattolici e laici ci vede già in vantaggio per due a zero. Dopo il goal di Beppino Englaro, che ha sbloccato il risultato con quel “le leggi del Vaticano valgano per il Vaticano“, ha raddoppiato ieri la Corte Costituzionale sulla legge per la fecondazione assistita. Ci conviene chiuderci in difesa fino al 90esimo, però adesso. Si sa, i preti ne sanno una più del diavolo. 

(vignetta di Artefatti)

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