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Economiadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 1 aprile 2009 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il nostro ex monopolista cerca di comprare i suoi lavoratori spiati all’epoca da Tavaroli. Offrendogli tremila euro per non fare causa all’azienda. Ci riuscirà?

3403258243 b68c5a89b1 o Telecom, il silenzio dei dipendentiIo non vedo, tu non parli, lui non sente. La regola delle tre scimmiette è di casa ai piani alti di Telecom Italia, per lo meno per quanto riguarda gli “errori” della passata gestione; d’altro canto, i panni sporchi si lavano in famiglia no? E quindi, se pure è accaduto che quattromila (diconsi quattromila) persone sono state indebitamente spiate dalla lobby di Giuliano Tavaroli & company –  a quanto pare, all’insaputa della dirigenza (allora rappresentata da Marco Tronchetti Provera, presidente, e Carlo Buora, amministratore delegato) – ormai tutto ciò è acqua passata. Scurdammoce ‘o passato, e lo facciano soprattutto, tra quei quattromila, i250 dipendenti di Telecom, che venivano anch’essi spiati perché sospettati di chissà cosa. Il prezzo della dimenticanza? Euro tremila iva inclusa.

TUTTI HANNO UN PREZZO? – A raccontare la circostanza è il Duca di Wellington, ovvero l’anonima “gola profonda” che aveva già messo on line le buste paga aziendali: uno pseudonimo dietro il quale si nascondono (e fanno bene, visti i metodi di Telecom per scovare chi “rema contro“) alcuni lavoratori che hanno deciso di raccontare le tentate (e in molti casi riuscite) nefandezze” del management. Tra le quali lo sperpero di risorse e gli sprechi di spesa ben documentati nel libro “La banda larga di Telecom Italia“. Ai bei tempi di Tavaroli, nessuno si accorse di nulla. Nemmeno dei milioni di euro che in sette anni Giuliano spendeva, l’amministratore delegato Carlo Buora, fedelissimo di Tronchetti, si era accorto; anche se lui di mestiere faceva(anche) proprio quello: decidere e controllare le spese dell’azienda. Adesso che la frittata è fatta, Telecom invia una lettera a tutti i 250 dipendenti; perché? telecom thumb Telecom, il silenzio dei dipendentiDice Wellington: “La legge fornisce la possibilità a questi 250 e ai 4mila cittadini totali di costituirsi parte civile al processo che si celebra in questi giorni a Milano, e chiedere il risarcimento danni a chi dovesse avere responsabilità in tal senso. La buona Telecom, ai sensi della legge 231, rischia brutto, e quindi cosa pensa di fare? Piuttosto che prendere le dovute distanze dal Top dell’epoca (Buora-Tronchetti) si inventa un’iniziativa dalle caratteristiche dell’elemosina“. Ossia, invia una lettera alla “Carica dei 250” nella quale chiede umilmente perdono di quanto accaduto, ed assicura che nessuna informazione “riservata” è presente nei fascicoli riservati dei dipendenti. Ma la frase più importante è l’ultima: “Riteniamo inoltre opportuno accompagnare le nostre scuse ad un tangibile gesto di vera solidarietà, pur senza dimenticare che Telecom Italia è, come Le, parte lesa in questa vicenda ed agirà nelle opportune sedi per tutelare la sua immagine ed i suoi interessi. A tal fine, la prego di prendere contatto entro e, possibilmente, non oltre 7 giorni dal ricevimento della presente con il responsabile delle risorse umane“.

CONIGLIO DAL CILINDRO – Che cosa intende Telecom con la locuzione “un gesto di vera solidarietà“?. Lo scrive sempre Wellington nel suo gazzettino: “Allegata a tale lettera piena di adulanti e false parole c’era una scrittura privata nella quale a fronte di un’elemosina di circa 3mila euro si chiedeva al dipendente di rinunciare a qualsiasi diritto la legge gli riconosce in merito “all’indebita raccolta di informazioni”, e quindi lo invita a non costituirsi parte civile al processo di Milano. Disponiamo di tale vergognoso documento che viene inviato al lavoratore con sollecito di aderire entro una settimana dalla ricezione. Un documento pieno di cavilli giuridici e termini forensi che richiede obbligatoriamente l’assistenza di un buon avvocato“. Tremila euro per comprare il silenzio dei dipendenti: in apparenza, sembrerebbe persino un buon affare visto che una causa costa comunque tanti soldi di avvocato e stress, e alla fine si rischia di dover devolvere l’intero risarcimento a chi ha rappresentato gli interessi dei dipendenti in giudizio. Eppure Wellington chiude chiedendo un gesto di forza: “Costituitevi in massa al processo di Milano e fate sì che una volta tanto il senso di giustizia trionfi“. Chissà se qualcuno lo ascolterà.

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