In difesa di Geithner

01/04/2009 - Non c’è niente di ingiusto nel fatto che gli Usa (e i loro imitatori in giro per il mondo) stiano pagando collettivamente una scelta che si è rivelata sbagliata perché non si può barattare all’infinito la crescita congiunturale con quella

     
 

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Non c’è niente di ingiusto nel fatto che gli Usa (e i loro imitatori in giro per il mondo) stiano pagando collettivamente una scelta che si è rivelata sbagliata perché non si può barattare all’infinito la crescita congiunturale con quella di lungo periodo.

- LA SECONDA FASE - Il tasso di novità e riformismo del governo americano non può dunque essere giudicato in base a quanto “regala” alle banche, ma dal cambio delle regole alla base della finanza. L’autorità unica abbozzata da Geithner, la regolazione del mercato degli hedge funds e dei mercati dei derivati promessi, saranno davvero rivoluzionari se impediranno al mercato secondario della finanza di assumere dimensioni pari a un multiplo dell’attività economica reale. Si è capito che l’enorme mole degli “strumenti derivati”, con la regolazione attuale, amplifica e non contrasta le debolezze del ciclo economico. Nei periodi di crescita alimenta bolle finanziarie e inflazionistiche (i mercati dei titoli tecnologici, immobiliare e delle materie prime stanno lì a dimostrarlo), in quelli cattivi “contagia” velocemente gli operatori più prudenti con le perdite dei più spregiudicati. La “segregazione” della finanza derivata si può ottenere in vari modi: imporre limiti all’esposizione dei gruppi bancari al mercato di quei titoli (rapporti fissi patrimonio-portafoglio, coefficienti patrimoniali più stringenti), oppure riproponendo la divisione tra banche commerciali e banche d’affari. Ma questo significa far perdere molto potere agli attuali gruppi bancari, costringere l’attività del credito “classico” a margini bassi e poco volatili e rendere marginale, e ancor più volatile, la finanza d’impresa e l’intermediazione titoli. Ci sono enormi interessi che lavoreranno contro questa ipotesi. E’ lì che Obama dovrà dimostrare l’indipendenza che già ora i suoi critici mettono in dubbio.

     
 

18 Commenti

  1. Ghisabrain scrive:

    @AG
    vista la situazione della bilancia commerciale (senza una vistosa impronta protezionista) i salari alti forse farebbero contenti cinesi et similia più che gli americani stessi

    Riguardo l’articolo, invece, non sono proprio persuaso che tutti gli attori fossero consapeli del casino in cui ci si stava per infilare e, soprattutto, che tutti avessero la facoltà di spingere per un cambio di direzione.

    Secondo me la scelta dell’amministrazione americana è quasi obbligata perché si vuole priviligiare la rapidità d’azione. Penso che tutti siano daccordo sul fatto che una soluzione più drastica comporterebbe tempi di assestamento più lunghi dovuti alla “lentezza” dell’economia produttiva rispetto a quella finanziaria
    no?

  2. AG scrive:

    @Ghisabrain

    Faccian contenti chi ti pare. Anche se paghi i cinesi, visto il loro livello di vita, probabile che vadano tutti in consumi, e quindi comunque a remunerare il capitale investito per produrli.
    O no?

  3. grano scrive:

    Boh, mi sembra la classica disputa irresolubile, anche perché nella storiografia macroeconomica (soprattutto relativamente alle situazioni eccezionali come questa) i rapporti causa-effetto sono assai aleatori e dunque ognuno può trovare le conferme che vuole al suo approccio iperliberale o iperkeynesiano o più o meno meticcio.
    Determinante a mio avviso è il fatto che in tempi di grande crisi un qualsiasi responsabile politico che ritiene di avere un qualche strumento per intervenire ben difficilmente rinuncerà a farlo per non interferire sul libero sviluppo del mercato.
    Rinuncerà solo se non gliene è rimasto nessuno, come ai governanti russi di metà anni ’90 (e non mi sembra peraltro che lì sia andata particolarmente bene, in quel periodo)

  4. Libertyfirst scrive:

    Sono rimasto indietro con i commenti perché avevo da fare:

    AG, Ore 17:00

    “Ma se io aumento il salario in termini reali questo non viene poi in parte appunto risparmiato e diventa quindi capitale?”

    Supponi che esista un solo tipo di investimento: si fa lavorare all’inizio un operaio e dopo 5 anni esce fuori un prodotto finale. Il prodotto finale vale 100, e l’equilibrio di mercato del credito si ha al 9% di interesse annuo. Questo significa che il lavoro vale 65, perché investire oggi 65$ in un investimento al 9% che dura 5 anni rende proprio 100$ a fine periodo.

    Un’economia del genere funzionerebbe così: ogni trimestre si assume un insieme di operai a 65$, e dopo 20 trimestri si ottengono 100$ di beni finali. Nel trimestre successivo gli operai lavoreranno al lavoro del 21° trimestre, eccetera…

    Bene. Se ora i prezzi dei beni finali vanno a costare 50$, ma i salari scendono solo a 45$, il 90% del reddito andrà ai salariati, ma chi investe nella produzione otterrà non il 9% ma il 2%, perché 50$ tra 5 anni valgono 45$ oggi soltanto al 2%, appunto. Questo significa che nessuno risparmierà abbastanza perché non ne vale la pena, e in assenza di anticipazioni (capitali) nessuno darà lavoro agli operai per produrre con quella tecnologia, e si distruggerà il capitale.

  5. Libertyfirst scrive:

    AG Ore 00:12.

    E’ quel “subito” che è errato. La produzione richiede tempo: se i salari sono alti rispetto al valore dei beni finali, il differenziale (il reddito da interesse) non è sufficiente a far aspettare i risparmiatori, che quindi toglieranno capitali e impediranno la produzione.

  6. AG scrive:

    LF1: sento un tremendo graffiare di specchi…

    La produzione richiede tempo… e le scorte? E il ciclo produttivo medio? Mica costruiscono tutti transatlantici.

    Per non parlare poi che il valore azionario è sempre relativo agli utili prospettici ad almeno due anni salvo le speculazioni spicciole sullo stacco cedole. Ma di cosa stiamo a parlare?

  7. AG scrive:

    Per non parlare poi che appunto esiste un sistema creditizio dove i 100 euro che tu hai risparmiato questo mese perchè hai un salario più alto dovrebbero servire a finanziare HIC ET NUNC le imprese… e se funzionasse bene pure le imprese più innovative e redditizie in prospettiva.

  8. grano scrive:

    Mi sembrano, con tutto il rispetto, dei discorsi che presuppongono o ritengono possibile un sistema deterministico, privo di attriti e di inerzie.
    Senza essere un economista, ritengo che non sia mai esistito e difficilmente possa esistere un sistema economico su larga scala con queste caratteristiche. Ci sono e ci saranno sempre reazioni di tipo probabilistico con notevoli attriti ed inerzie e il problema è che tutte queste quantità difficilmente sono note “prima” di una decisione: per misurare la reazione di un sistema complesso ad uno stimolo devo decidere lo stimolo senza avere la misura a disposizione e vedere l’effetto che fa, così quando lo so è tardi perché spesso intanto, anche in seguito al mio stimolo, il sistema si è modificato e non risponderebbe nello stesso modo nemmeno allo stesso stimolo (oltre al fatto che l’oggetto dell’esperimento non sono biglie ma collettività di persone che hanno anche una psiche spesso imprevedibile nonché il diritto a non essere trattati come biglie).
    Comunque è divertente leggere le vostre discussioni :-)

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