Finito il torneo , celebrato il trionfo irlandese, oramai insperato dopo un ciclo iniziato nel 2000 con tante lodi e piazzamenti ma pochi titoli (stile Olanda di Cruyff), e’ ora di bilanci nel mondo del rugby. E anche di un po’ di “geopolitica”. I temi che il torneo ha aperto in un anno di transizione verso i Mondiali del 2011, al di la’ della gioia di alcuni o della delusione di altri, consistono in alcuni importanti fronti “politici”, sia locali che globali
Calato il sipario sul Sei Nazioni, il panorama delle nazionali europee e’ variegato: c’e’ chi e’ deluso, quasi abbattuto (noi), chi e’ rassegnato (la Scozia), chi cerca di rimuovere il ricordo guardando avanti (il Galles), chi si lecca le ferite (la Francia), chi recrimina ma si sente meglio (l’Inghilterra), chi celebra un insperato e oramai non piu’ atteso trionfo dopo anni di piazzamenti (l’Irlanda). Ma veniamo ai casi nostri.
L’Italia non s’e’ desta – L’Italia ha mostrato una netta involuzione nelle sue prestazioni: e’ parsa preda di tentativi spesso velleitari di applicare nuovi schemi senza la necessaria determinazione e attenzione ai dettagli. Colpa del livello mediocre dei nostri giocatori, incapaci di reperire una impostazione piu’ moderna del gioco rispetto ai precendenti difensivismi a oltranza – unica eccezione di Sergio Parisse, selezionato dagli esperti come numero 8 del XV ideale del torneo? No, e’ diffusa l’opinione in Italia e all’estero che la responsabilita’ ricada in buona parte sullo staff tecnico guidato dall’anglo-sudafricano Nick Mallett. Gli vengono imputate scelte tattiche cervellotiche, come Mauro Bergamasco stranito mediano nella partita di apertura a Twickenham. Poi lo si accusa di aver trascurato l’aspetto motivazionale dei ragazzi, lasciati spesso soli di fronte alle difficolta’ di uno sport spietato come il pugilato dove si vede benissimo quando sei in ginocchio. Infine l’accusa piu’ bruciante per un tecnico e’ la scarsa attenzione ai dettagli tattici: la nostra nazionale e’ parsa spesso uno di quegli scolaretti poco brillanti che tentano di ripetere una lezione appresa frettolosamente ma che fatalmente cadono alla prima domandina non preventivata. Pur con tutte queste fondate critiche, la cadrega di Nick Mallett non pare pericolante: «È uno dei migliori tecnici al mondo, come facciamo a metterlo in discussione?» ha detto il presidente della Fir Dondi; ciononostante, qualche tirata d’orecchi pubblica glie la sta dando. «La cosa peggiore è dire che non è successo niente. Purtroppo l’esito del torneo è sotto gli occhi di tutti» ha dichiarato il presidente, contrastando il tentativo di understatement del tecnico all’insegna del: “di piu’ oggi non si riesce, lasciateci lavorare“. Dondi ha criticato anche il refrain sulle nuove regole che avrebbero resa l’Italia orfana della sua arma letale del passato, le rolling maul ( i cosiddetti “carrettini”, quell’avanzare legati tutti assieme tipo testuggine romana). «Anche l’Irlanda otteneva molto dalla maul, ma in questo torneo ha trovato il modo di segnare lo stesso. Perchè non dovremmo riuscirci noi?» ha affermato il Presidente federale. Se il ct non pare in discussione, lo e’ invece tutto il resto dello staff – ricordiamo che Mallett accetto’ di ereditare la struttura tecnica preesistente al suo arrivo; la sede decisionale potrebbe essere il prossimo consiglio federale in programma questo weekend a Parma. «Non credo tireremo fuori nomi già al prossimo consiglio – si schermisce il presidente della Fir – Ma siamo aperti a fare una panoramica generale di opzioni».



“l’International Rugby Board (Irb, l’ente che governa il gioco a livello mondiale, l’omologo della Fifa calcistica)”
Non sarà mica semmai dell’IFAB, non della FIFA?
Fermo restando che si gioca in quindici, e non a settori, e neanche a singoli giocatori – questo lo dico soprattutto per ferire l’orecchio del poeta Ricchiuti – vedrei molto bene Andrea Cavinato come allenatore dei trequarti. Sia in poltrona davanti alla TV, sia dal vivo allo stadio di TV, quando l’Overmach ci ha sotterrato di mete in “contropiede”, sono rimasto piacevolmente colpito dalla mobilità e compattezza – almeno nelle fasi d’attacco – della linea dei trequarti. E opportunamente Di Carlo nelle telecronache spesso e volentieri ha fatto notare come nel rugby degli ultimi anni si tenda sempre più a limitare al minimo il numero dei giocatori impegnati nei raggruppamenti, privilegiando i riposizionamenti veloci e la copertura del campo. Anzi degli “spazi” per usare il Logos sacchiano, quello che era fin da principio.
O.T. Ho avuto un’improvvisa illuminazione. Ho capito perché i campionati inglese e celtico hanno avuto questo grande mglioramento e hanno sviluppato questra grande intensità di gioco. E’ il carburante: la birra. Guinness Premiership e Magners League! Adesso basta che trasformiamo il nostro campionato nel Prosecco Super Ten e andiamo che è una cannonata!!!
I know, I know, wine is not exactly something going along with rugby, but it’s the new revolutionary italian way, ouuuur wa…aaaayyy..y…yy…
Ho scritto Di Carlo invece di De Carli: I’m already in the right mood.
Pensavo che adesso che il campionato celtico (la Magners League) ha deciso di accettare due selezioni italiane dalla stagione 2010-2011, a stretto rigor di logica i posti dovrebbero spettare alle squadre della zona lombardo-emiliana visto che una qualche remota eredità celtica ce l’hanno. Mentre noi Veneti e Romani dovremmo essere tagliati fuori. Infatti mentre per i Romani quello con Brenno fu un incontro fuggevole, neanche i Veneti antichi erano celti: infatti avevano una lingua diversa, di cui sono rimasti non pochi anche se brevi esempi di scrittura. E pure lo storico Polibio nel secondo secolo prima di Cristo parla dei Veneti come di un popolo “simile ai celti ma di lingua diversa” (la qual cosa ha avuta una certa influenza sulla fonetica dei dialetti attuali). La cosa vale soprattutto per i padovani come Abr: infatti il loro illustre concittadino Tito Livio, che adorava Augusto più ancora di quanto Bondi adori Berlusca, ci teneva molto a sottolineare che i patavini erano schiatta di Antenore, come i Romani schiatta di Enea. Figli di Troia, non so se mi spiego.
Grande Zamax, sorry per il ritardo dovuto a impegni superiori; commentero’ solo l’ultima tua digressione demo-storica.
Indubbio che la schiatta veneta sia distinta da quella celtica: Brenno, il famoso invasore di Roma, se ne ando’ non certo per paura dei romani ma perche’ minacciato nella retrovie da OltrePo.
Si acome sia, la comunanza di nemici (i celti Boi, quelli che popolavano l’Emilia e la Romagna fino a Senum Gallicum (Senigallia), porto’ fin dal 100a.c. alla “societas” tra romani e veneti, che furono quindi popolo alleato non assogettato.
Poi si sa, i romani so’ romani, s’allargano: iniziarono la “centuriazione” dei territori incolti per affidarli agli ex legionari, snaturando la base etnica e anche il linguaggio, che divenne simile al latino. Ma quesrto e’ destino simile a tutti i territori dell’Impero Roma inclusa, soggetti volenti o nolenti alla prima Globalizzazione della storia. In tal senso il buon Tito Livio, cui era intestato il liceo contro il quale disputai la prima partita di rugby della mia vita, era un “romano globalizzato” cantore della globalizzazione romana e la leggenda di Antenore ha il significato di porre i Veneti, socii, al fianco in posizione non subalterna ma con legame di sangua coi romani.
Tornando ai rapporti celti-veneti, c’e da dire pero’ che le ostilita’ lasciarono ampio spazio anche alla compenetrazione: i rapporti tra Veneti e Celti Cenomani (zona di Brescia) furono sempre ottimi; inoltre nelle zone Pedemontane come quelle di Zamax, si evidenzia gia’ in tempi molto antichi un insediamento misto, un “meltin’ pot” celto-veneto sicuramente stimolato da quella “apertura” alle esperienze “foreste” cui le donne di quelle parti si dedicano con particolare vigore allora come oggi.
Quando poi calarono i Longobardi dalle Alpi Giulie divennero tutte pazze. Se penso che mia nonna era di Cividale, la prima capitale dei barbari del nord…
Come disse lo sceriffo Gentilini in un momento di sobria lucidità:
“per fortuna da noi non sono in vigore le leggi islamiche perchè se dovessimo lapidare tutte le adultere, a Treviso non basterebbero le pietre delle Dolomiti”
Caro Abr sono sempre le femmine a far girare il mondo!