Interni

D’Alema, quanto piange questo telefono?

7 agosto 2008

Un puzzle complottistico si agira per l’Italia agostana. Riguarda l’ex ministro degli Esteri del governo Prodi e le intercettazioni sue e di Fassino nella vicenda Unipol-Bnl. Con un’ombra su Veltroni. Beh, perché continuare ad adombrarlo? Discutiamolo nel merito!

Democrats: un occhio accorto e attento alle dinamiche interne della Casa delle Bontà. Ogni settimana le vicissitudini del Pd sviscerate per voi.

Le cose, perché non dirle chiare e tonde? Forse che qualcuno in Italia impedisce la libertà d’espressione in partenza? Non sembra, almeno ad occhio. E allora, caro lider Maximo D’Alema, non aver paura. Dì quello che pensi. Tu, e magari anche Francesco Cundari: c’è il Foglio che non vede l’ora di pubblicare un articolo polemico ma circostanziato, povero ma onesto, casto ma incesto su quanto accadde in quella maledetta estate del 2005. Allo stesso modo, pubblicherebbe le dichiarazioni di un grande politico, ex premier, ex ministro degli Esteri dell’ultimo governo di centrosinistra di questo paese. Così come tutti gli altri giornali, non vedrebbero l’ora. Altro che questa muffa di dico-ma-non-dico che mette in pagina il Corriere, a sua volta ripresa dal settimanale Tempi, nella quale D’Alema paragona la vicenda dell’Oak Fund a Telekom Serbia. No, perché a mandare messaggi cifrati come quelli che mandate voi, la gente rischia di non capire.

TRADUZIONE PER I NON INIZIATI - Partiamo dall’inizio. D’Alema dice nell’intervista di cui sopra la seguente cosa interessante: “presentammo un esposto denuncia due anni fa alla Procura della Repubblica di Milano, che non ha avuto seguito e che prendeva spunto dalla circolazione illegittima di intercettazioni telefoniche, che all’epoca non erano nemmeno state trascritte dai magistrati, ma che vennero pubblicate dai giornali. Li ho denunciati e sono in attesa ormai da più di un anno, per un articolo in cui si parlava di conti esteri, che noi non abbiamo mai avuto e non abbiamo“. Tutto ciò prende spunto da un colloquio tra Giuliano Tavaroli e Giuseppe D’Avanzo, pubblicato in due puntate su Repubblica, nelle quali l’ex responsabile della sicurezza di Telecom parla di D’Alema e dell‘Oak Fund. Quello che vuole dire D’Alema – e che casualmente si specchia abbastanza in quanto vuole dire anche il giornalista del Foglio - è che l’Oak Fund fu proprio un’invenzione di Telecom per screditare D’Alema. In più, si aggiunge dalle parti di Cundari, c’è anche da “cogliere l’occasione per riflettere su tempi e modi di tante inchieste giornalistiche e giudiziarie di questi ultimi anni, che hanno spesso determinato l’esito di primarie battaglie combattute in campo finanziario (e non solo). A cominciare, magari, dalla scalata di Unipol a Bnl”. Il quale, con una vena di complottismo degna di un cattocomunista che parla del sequestro Moro, poi aggiunge anche altro: “Giuliano Tavaroli scoprì i furbetti del quartierino prima della guardia di finanza e perfino delle denunce giornalistiche. Lo ha rivelato il pm Fabio Napoleone della procura di Milano a Marco Tronchetti Provera durante la sua audizione del 27 giugno scorso…”. Così Franco Bechis su ItaliaOggi (che nelle pagine interne pubblica i verbali dell’audizione)”. Insomma, che intende dire Cundari? Facile, per chi qualcosina la seguì all’epoca.

ANNUNCIAZIO’ ANNUNCIAZIO’ - Cundari vuole dire che Tavaroli aveva messo sotto controllo i telefoni di Ricucci, Gnutti e altri prima che l’autorità giudiziaria glielo chiedesse, o magari contemporaneamente a essa. Chi glielo aveva chiesto, o per chi lo faceva? Difficile anche soltanto immaginarlo: all’epoca a difendere la causa degli olandesi contro la Popolare di Lodi era Guido Rossi; ma stiamo parlando di un’altra scalata, obietterebbero molti, quella su Antonveneta e non quella su Bnl. In ogni caso, è di quel periodo che si parla. E diciamola tutta: una voce che circolava, raccolta in ambienti dalemiani, diceva che con la pubblicazione delle famose intercettazioni tra D’Alema, Fassino e Consorte (quelle, ormai mitiche, dell’“allora, siamo padroni di una banca?”) si voleva sferrare un colpo decisivo – verrebbe da dire: una triangolazione di geometrica potenza – a due importanti leader che potevano dire la loro nella scelta del segretario del Partito Democratico. Che poi non a caso divenne Veltroni, ripetono insinuanti le vocine. Di qui, unire i puntini con la logica del ‘cui prodest‘ e il gioco è fatto.

2 commenti a D’Alema, quanto piange questo telefono?

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  2. dario, come sei retroscenoso retroscenante tu non c’è nessuno :D

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