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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 30 marzo 2009 alle 09:29 dallo stesso autore - torna alla home

Se davvero il testo definitivo della legge sul testamento biologico dovesse essere quello licenziato la settimana scorsa dal Senato, già si parla di raccogliere le firme per un referendum abrogativo. E Fabrizio già dice quello che tutti pensiamo: “Quando verrà indetto il referendum pochi tra voi andranno alle urne, wbjBImk7nln4kl8seGy04Jkio1 400 Testamento biologico, il referendum è inutilepreferendo una gita al mare o semplicemente la partita di Champions. La chiesa farà una campagna martellante per l’astensione, il governo sceglierà per il referendum una bella domenica calda d’estate, preferibilmente un ponte. Noi sbraiteremo per mesi cercando di convincervi ma le nostre urla non arriveranno alle vostre orecchie“.

Andrà esattamente in questo modo: per questo è inutile anche provarci. Visto che l’unico risultato che si potrà conseguire sarà un po’ di battage pubblicitario: utile a chi di questo tipo di manifestazioni ci campa e le operazioni di guerrilla marketing ama farle sulla pelle della gente (si sa, così c’è più sugo), ma per il resto difficilmente servirà a qualcosa. Al massimo, ci si potrà consolare con la previsione di Fabristol su quello che accadrà dopo: “Alcuni di voi avranno la stessa sorte di Eluana o di Welby (non che lo auguri, ma le statistiche parlano chiaro). Alcuni di voi bloccati in un letto per anni, chiederanno la rimozione delle sonde gastriche e dei respiratori senza sapere che quel giorno avrebbero potuto votare in un referendum. Ma è giusto che sia cosi’. La vostra morte con tutto quel dolore sarà una pena del contrappasso per la vostra assenza nelle cose pubbliche“. E state sicuri che andrà così, mentre durante i giorni caldi della campagna elettorale la Cei consiglierà al popolo di astenersi. E quando il referendum non raggiungerà il quorum, potrà anche vantarsi di avere un grande seguito nella società italiana. Come se “avere un seguito” significasse spingere qualcuno a non fare qualcosa, invece di spingere qualcuno a farla. Come è successo nelle precedenti occasioni. 

Nel ‘74 la Chiesa, in una società italiana che stava rapidamente cambiando, si impegnò in una battaglia di retroguardia sul divorzio con tanto di consultazione popolare: la perse rovinosamente. Poi toccò alla legge sull’aborto essere sottoposta a referendum, e anche lì le indicazioni di voto dei vescovi furono disattese. Da quel momento, Santa Romana Chiesa ha cambiato tattica: invece di affidarsi alla sua capillare organizzazione territoriale, ha preferito rivolgersi direttamente alla politica per portare avanti le proprie idee sulla società. Allo strumento del referendum, come nel caso delle staminali, ha dovuto affidarsi l’altra parte, variegata e frastagliata. A questo la Chiesa ha risposto con un’indicazione di voto che stupisce: ha detto ai fedeli di astenersi dal giudicare una legge che la Chiesa stessa aveva promosso. Astenersi: non giudicare. Nascondersi, disinteressarsi. Si lascino fare le leggi a chi le sa fare, lasciamo questi argomenti complessi a chi se ne intende. La democrazia diretta, alla quale la Chiesa stessa era ricorsa ai tempi del divorzio e dell’aborto, ora viene vista con sospetto da quelle gerarchie vaticane che preferiscono le adunate oceaniche di fedeli festanti a piazza S. Pietro, alla libertà di scelta in solitudine nella cabina elettorale. “Meglio andare al mare”, come disse Craxi per un altro referendum, anche se quell’indicazione di voto non ebbe molta fortuna. E la stessa cosa verrà ripetuta quando sarà il momento di votare sul testamento biologico. Anche se stupisce il poco rispetto dimostrato nei confronti delle opinioni dei cittadini, cattolici e non, che vengono trattati quasi come minus habens. Dimenticando quello che diceva un vecchio proverbio yiddish, che si adatta perfettamente a questi tempi: “Dio non ha mai ordinato a nessuno di essere stupido”.

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Durante la rissa scoppiata ieri a Roma nel quartiere Ostiense, costata la vita a una persona, è comparso anche una delle “celebrità” di Testaccio. Massimiliano Lustri, 36 anni, ultrà della Roma è conosciuto come «Er Tapparella» o «Il Robin Hood di Testaccio», è un ex topo d’appartamento redento che occupa case vuote per chi non può pagare l’affitto. Lo scorso anno ha evitato una condanna che sarebbe potuta arrivare fino ai 15 anni di reclusione. Inizialmente accusato di tentato omicidio aggravato, è stato condannato a 6 mesi di reclusione dopo che i giudici della X sezione del tribunale penale collegiale hanno derubricato questa contestazione in quella di lesioni. La scena, comunque, da come la raccontano le cronache, ricorda l’incipit di Romanzo Criminale: forse anche l’altra notte qualcuno ha gridato “Io stavo cor Libanese!”

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Daniela Martani, hostess Alitalia poi concorrente del Grande Fratello, diventa conduttrice del programma “Sipario”, rotocalco del tg4. La cosa più bella è la motivazione data da Emilio Fede per l’assunzione della ragazza: “Ho voluto risarcire, e non è la prima volta che lo faccio, una persona che ha avuto un passato difficile, fatto di sconfitte pesanti come macigni“. Quasi commuove. 

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Ferruccio De Bortoli sembra sempre più vicino a tornare alla direzione del Corriere. E’ quindi smentita la favola messa in giro da El Pais , che voleva che Berlusconi stesse per mettere “le mani sui giornali“, piazzando Carlo Rossella a via Solferino (l’opzione Belpietro per la direzione del Tg1 però sembra ancora in piedi). E siamo smentiti anche noi, che avevamo ironizzato sull’indipendenza del consiglio d’amministrazione della Rizzoli. Meglio così. 

(vignetta di Makkox)

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