Sicurezza e morti bianche: una guerra continua. Il giudizio di un addetto ai lavori sulla situazione attuale e sulle chiacchierate modifiche di Sacconi al Testo unico
Carlo era un marinaio. Era in servizio sulla nave che stava per attraccare al porto di Ancona quando il cavo d’acciaio agganciato a un rimorchiatore si è spezzato, forse per il maltempo, e lo ha colpito uccidendolo. Di storie analoghe ce ne sarebbero da raccontare, quasi tutti i giorni. Sono storie dall’esito drammatico che parlano di vite spezzate e famiglie distrutte. Ogni mattina ci si reca a lavoro
nella convinzione che alla sera, come sempre, si tornerà a casa dai propri cari. Nella convinzione, soprattutto se si ha la fortuna di lavorare dietro una scrivania, che certe cose da telegiornale “a noi non capiteranno mai”. Come se non facessimo tutti parte, in quanto cittadini, dello stesso sistema. Spesso inadeguato.
SITUAZIONE TRICOLORE – L’Italia è tra i Paesi europei che registra il maggior numero di infortuni e morti sul lavoro. Secondo un rapporto dell’Anmil, redatto a febbraio del 2008, mediamente perdono la vita quattro lavoratori al giorno (secondo altre associazioni la media si aggira intorno ai tre morti giornalieri, in ogni caso sono più di mille all’anno). Non a caso l’Anmil ha definito questa piaga “una guerra a bassa intensità”. Anche il Censis ha rilevato che le cosiddette “morti bianche” e gli incidenti sulla strada superano di gran lunga gli omicidi o gli altri episodi di tipo criminale. Già, le “morti bianche”. Quale terminologia più sbagliata di questa? “Mi creda – esordisce il presidente dell’Aitep (Associazione italiana tecnici della prevenzione), Vincenzo Di Nucci, durante il nostro incontro -, io ne ho visti di morti sul lavoro. Hanno tutti i colori meno che il bianco. Ho visto lo sgomento dei colleghi, il dolore dei familiari. Sono segni indelebili che ti rubano un pezzo dell’anima. Le morti sul lavoro non hanno nulla di innocente, non sono le morti dei bambini nella culla di cui non si sa l’origine. Qui si sa chi sono i mandanti, chi sono gli autori, si sa tutto. E gli operai che muoiono non hanno nulla di bianco”. Nonostante gli sforzi del governo Prodi che ha approvato il Testo unico per la sicurezza sul lavoro (decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81), le statistiche rimangono sconcertanti. Dall’inizio dell’anno ad oggi il numero dei morti oscilla tra i 240 e i 250. Un breve calcolo e ci si accorge che la media rilevata un anno fa è ampiamente confermata. Le modifiche al Testo unico annunciate già in tempi non sospetti dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, e approvate recentemente dal governo, hanno sollevato non poche polemiche e fatto gridare allo scandalo. Anche perché, secondo le voci trapelate in un primo momento, sembrava che l’idea dell’esecutivo fosse quella di depenalizzare l’imprenditore che non rispetta le regole. La sanzione prevista, quindi, non sarebbe più stata l’arresto in caso di inadempienza degli obblighi, bensì una normalissima ammenda economica. Un’ulteriore scorciatoia, insomma, per tutti quegli imprenditori che si credono molto fighi e molto furbi nell’eludere la legge. Il governo ha prontamente smentito l’accusa, anzi a suo dire ha inasprit
o alcune sanzioni (anche se, dice Sacconi, “non è vero che più c’è la sanzione, più c’è sicurezza. La cosa importante è assicurarne l’effettività“). In attesa che la conferenza Stato-Regioni si pronunci sul cambio di look del Testo unico restano non pochi dubbi sull’efficacia delle normative in termini di sicurezza sui luoghi di lavoro. D’altronde si può discutere per ore, esaminare il fenomeno in lungo e in largo, ma non si arriverà mai a una conclusione se a dettare le norme sono coloro che nutrono interessi particolari. Di Nucci, questo, lo dice a chiare lettere: “È giusto valorizzare l’ente bilaterale, ma non credo che si renda un buon servizio ai lavoratori se al tavolo si siedono soltanto imprenditori e sindacato. Siccome è della salute delle persone che stiamo parlando, sarebbe opportuno chiamare in causa un ente terzo, come quello della Pubblica amministrazione, neutro per definizione. Un ente, dunque, che attesti la regolarità di un’azienda senza condizionamenti di parte”. Inoltre, sostiene il professore, giocare a “guardie e ladri” serve a poco. Qualche datore “furbetto” ci sarà sempre. Tanto a rimetterci sono i dipendenti, mica loro. E scherzare con la vita degli altri non è un problema se c’è da risparmiare qualche euro.
Professor Di Nucci, qual è il suo giudizio sugli ultimi interventi politici in materia di sicurezza sul lavoro?
La parte sanzionatoria prevista dal Testo unico contiene degli errori madornali. Ci sono articoli sanzionati due volte, in alcuni casi anche diversamente. Altre cose da un punto di vista tecnico hanno delle incongruenze incredibili. Pensiamo all’arresto che è riservato a casi talmente gravi da renderli inverosimili. Riguarda cioè soltanto sei, sette tipologie particolari di aziende – tipo ospedali o case di cura e centrali nucleari – in cui è praticamente impossibile che il servizio di prevenzione e protezione, il relativo responsabile e il medico competente siano assenti. In compenso, l’arresto non è previsto per le aziende industriali con più di 200 dipendenti, che poi sono la maggioranza. Anche il caso della Thyssen, in teoria, non rientra in quel tipo di sanzione. Insomma, allo stato attuale il Testo unico presenta ancora delle lacune.
Effettivamente, statistiche alla mano, non sembra che le cose siano migliorate granché…
Il trend degli infortuni e dei morti è rimasto più o meno lo stesso. Direi anzi che non è cambiato nulla. Per quanto riguarda gli infortuni, spesso invalidanti, la media si aggira intorno ai 25-30 mila all’anno. È come se ogni anno un’intera Provincia diventasse tutta invalida. In un Paese civile è inammissibile una situazione del genere.
E cosa può dire riguardo le eventuali modifiche al Testo unico annunciate dal ministro Sacconi?
Mi sembra di capire che l’attuale governo abbia intenzione di depenalizzare ulteriormente alcune fattispecie. Naturalmente questo ci preoccupa. La verità? C’è molta ignoranza sull’argomento e le risposte della politica finora sono state insufficienti. Anche se…

