I TEMPI CHE CAMBIANO – Agire in nome della sicurezza del proprio Stato, giustifica una violazione dei diritti umani fondamentali (il divieto di tortura è anche affermato sulla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo
all’articolo 5: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti“)? In tutto il secolo scorso, l’estradizione è stata vietata per tutti coloro che cadevano nel “largo insieme” dei perseguitati politici: gli Stati “democratici” e “liberali” si rifiutavano di consegnare ad uno Stato dispotico i cittadini di quel paese. La giustificazione era il principio di non intervento negli affari interni di uno Stato, e comunque che i prigionieri politici – seppure un pericolo per i regimi e per i governi di origine – non lo erano per i paesi che garantivano loro l’accoglienza. Dall’immagine un po’ romantica del dissidente che lotta per la libertà siamo passati, soprattutto attraverso l’attentato alle Torri Gemelle dell’undici settembre di otto anni fa, a fanatici terroristi pronti a sacrificare la loro stessa vita per gettare nel panico intere nazioni. Per questa ragione è iniziata una sorta di revisione del concetto di “crimini politici” per escludere i “terroristi politici” da coloro che possono rivendicare il diritto d’asilo, negando loro l’accoglienza. Ma la linea che separa l’atto di terrorismo in sé per sé da una rivendicazione politica non è mai chiara.
LA DOTTRINA INTERNAZIONALE E LA GLOBALIZZAZIONE – La risoluzione 1373 del Consiglio si Sicurezza dell’Onu, redatta (forse troppo) in prossimità degli attentati alle Torri, richiede agli Stati la collaborazione nelle indagini investigative sui finanziamenti ai gruppi terroristi e di prevenire non solo gli atti in sé, ma anche l’organizzazione, la pianificazione e il finanziamento degli atti terroristici. Certamente le barriere commerciali e burocratiche che un tempo ponevano ostacoli al libero movimento di denaro e di uomini stanno cadendo sempre più, rendendo sempre più impervia la localizzazione e l’arresto dei potenziali terroristi. La globalizzazione ha di fatto internazionalizzato il terrorismo. Una risposta globale alla minaccia del terrorismo deve dunque passare oggi necessariamente attraverso un nuovo sistema di accordi, regionali e transnazionali che assicurino la non violazione dei diritti dei singoli, il diritto all’asilo, ma anche la sicurezza dei singoli Stati.
L’EQUILIBRIO CHE MANCA – I terroristi sono uomini? La domanda è meno banale di quel che sembra, da un punto di vista di filosofia del diritto. La Corte Europea di Strasburgo non cerca di nascondersi in zone grigie e conferma il divieto di estradizione di persone pericolose in paesi terzi che operano la tortura. Ma questo divieto de facto limita la possibilità di uno Stato di estradare dal proprio territorio persone pericolose. L’Italia ha improntato le sue ragioni davanti ai giudici europei cercando di far passare la Tunisia come un paese di diritto compiuto, e la sua richiesta di estradizione è stata pertanto bocciata. Cosa sarebbe successo se invece avesse posto un dubbio da un’altra prospettiva? I terroristi violano la dignità di tutte le persone, non soltanto quelle
che sono fisicamente colpite dai loro ignominiosi atti. E non ci può essere dignità in un mondo dove una persona o uno Stato può agire con impunità ed evitare la giustizia.
LA VERA SFIDA – Le leggi nazionali quanto internazionali emanate per lottare contro il terrorismo, devono essere efficaci senza violare i principi democratici e la dignità di ogni singola persona. Nel momento in cui gli Stati rinunciano a rispettare i diritti umani nella loro battaglia contro i terrorismo, essi minano l’essenza stessa di sicurezza e fiducia delle comunità che cercano di proteggere dagli atti di terrorismo stesso. Qualsiasi arresto o detenzione ottenuti in violazione dei principi di legalità avranno come effetto sicuramente quello di limitare le possibilità di potenziali terroristi di raggiungere i loro scopi, ma avranno come nefasta conseguenza l’esacerbamento del clima di alienazione e sfiducia che sfocia nella radicalizzazione dello scontro e nel reclutamento di potenziali terroristi. Qualsiasi negligenza nell’applicazione dei diritti umani, o la loro disapplicazione anche nella giustificazione della sicurezza nazionale, comporta un aumento della minaccia alla sicurezza globale. Anche l’OCSE (l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) mette in guardia gli Stati di fronte a questo genere di deriva: “Il fallimento del rispetto dei diritti umani più che il rispetto del diritto alla sicurezza nazionale può creare il vero ostacolo a una efficace lotta e collaborazione internazionale al terrorismo”.



