Non capite niente di politiche monetarie? Beh, consolatevi. Nella vostra medesima condizione si trovano in tanti, compreso un anziano signore di 64 anni di Lione. Che ci frega? Beh, teoricamente niente, se non stessimo parlando del governatore della Banca Centrale Europea, cioè di uno di quelli che lavora indefessamente per salvare il mondo dalla crisi.
Il Trichet 2.0 ancora non è stato implementato, pare, ma ritengo che non manchi più molto tempo al rilascio della release definitva. Facendo affidamento alla mia idea di una regola sul Refi reale (cioè il tasso di riferimento della BCE, il Refi, depurato dall’inflazione) da mantenere positivo, se l’inflazione si ferma su un 1,2% il Refi non
potrà venir tirato giù oltre l’1,25%. Un taglio di altri 50 base points sarebbe “possibile” soltanto se l’indice di inflazione puntasse con la determinazione della prua del [[Titanic]] sotto l’1%. Al momento, però, l’orchestrina continua a suonare e segni di questo tipo se ne vedono pochini. Volendo cambiar metafora, se il francese di Francoforte vuol mantenere un minimo grado di prudenza sulla sua politica, crediamo di andare poco lontano dal vero se affermiamo che dovrà inventarsi un altro sistema per pigliare le beccacce visto che la doppietta, con questi, ha finito i colpi. Ma torniamo seri. C’è da dire che tagliare di 25bp (bp sta per base points e non lo ripeteremo più) porterebbe il tasso sui depositi delle banche private presso la BCE dall’attuale 0,50% allo 0,25%. Non serve un genio della finanza per immaginare che, se si abbassa ancora quel rendimento, la moneta riceverà un fortissimo incoraggiamento a defluire da luoghi dove rende poco per cercare asilo nei i mercati finanziari, in particolare facendo vela verso il porto più sicuro del mondo, cioè il segmento dei titoli di Stato. Tagliare il Refi di mezzo punto azzererebbe invece, alle regole attuali, la remunerazione dei depositi. Pare che questa ipotesi non scaldi eccessivamente i cuori di molti tra gli esponenti della BCE, anche perchè finirebbero col bruciarsi uno strumento di politica monetaria.
E SE DOMANI... – Stando così le cose, allora cosa resta da fare? Poco, a meno che non si opti per dare spazio alla mai dimenticata stagione della fantasia al potere che, siamo certi, sarebbe capacissima di concepire in men che non si dica una qualche teoria sufficientemente nuova,
stravagante, magari con qualche vezzo esotico da politica monetaria non convenzionale. Qualcosa più di un colpo di genio e poco meno di un miracolo. Eppure ci sarebbe ancora una possibilità, che sarebbe quella di tagliare il Refi di 50 bp e pure di più tenendo fermo il Depo o, alla peggio, limitandone la discesa – ad esempio – allo 0,25%. Si badi bene però che ridurre il Refi più di quanto si riduca il Depo significa ridurre anche il differenziale tra il tasso di rifinanziamento delle banche private e Depo. Provando ad essere meno criptici, o meno “tecnici“, per questa via si ridurrebbe il costo della politica di “parcheggio” delle banche private: se i soldi che le banche private prendono dalla BCE costano loro meno di qanto gli renda depositarli presso la BCE stessa, è evidente che le banche private, che hanno mille difetti, ma non sono fesse, non esiterebbero un istante a prenderli e a ridepositarli sempre presso la BCE. E non è mica finita perchè, se “prendere e parcheggiare” i quattrini diventasse inopinatamente molto conveniente, all’incestuoso scambio che abbiamo descritto si aggiungerebbe un irresistibile invito a sommarci eventuale nuova moneta creata dalla BCE. Pare che ce ne sia abbastanza per affermare che un’idea del genere rappresenterebbe un “auto-goal” degno dell’indimenticabile Comunardo Niccolai. Specie perchè stiamo parlando di una politica monetaria spacciata per espansiva quando, nei fatti, è di segno opposto. E, allora, siamo daccapo a dodici e dobbiamo tornare a qualche strategica alzata di ingegno perchè, per fare arrivare qualche soldino ai privati, bisognerebbe inventarsi un sistema capace di aggirare il settore bancario.
SI SALVI CHI PUO‘ – Occorre ammettere, perciò, che il numero delle possibilità rimaste sia talmente esiguo da consigliare di includervi anche una gitarella a Lourdes nella speranza di trovare la Madonna in casa. Posto che ben difficilmente l’Algida Madre darà un qualche segno concreto
di disponibilità a collaborare, tutto quello che ragionevolmente possiamo aspettarci è il fantastico Trichet 2.0 fatto di tassi reali negativi (che detti così non fanno paura, ma tradotti dalla miglior tradizione keynesiana dello speculare con soldi che non si hanno significa mangiare il futuro alle prossime generazioni) o di spettacolari fuochi d’artificio fatti innescati dallo sconto di qualsiasi titolo-letame di cui le banche volessero generosamente liberarsi, da interventi diretti sul mercato dei titoli di Stato, da anticipazioni a qualche grossa azienda e, di questo passo, via dritti verso il fondo del mare Oceàno che tutto inghiotte e tutto seppellisce, noi compresi. A guardarci bene, è un po’ la direzione nella quale si è lanciato anche Bernanke. E, siccome le disgrazie non vengono mai da sole, c’è da scommettere che la BCE non si farà troppi scrupoli ad allargare fortissimamente le maglie così come ha fatto la Federal Reserve, col rischio assai concreto di far apprezzare troppo l’euro contro il dollaro. Come è successo in passato, se Bernanke chiama Trichet risponde. E quindi, per chiudere in bellezza, non resta che augurare a tutti di trascorrere una buona serata sulle nostre reti. Godetevi lo spettacolo che, dopo, ci sarà da piangere parecchio.




ora sì che va bene
A parte il solito intervento a raglio su Keynes (che peraltro speculava con successo con soldi suoi in borsa) hai ragione.
Super A(I)G!
per la verità al primo giro ci rimise parecchi soldi (suoi, per lo meno). poi imparò a seguire il trend.
Ho comprato “possibilità economiche per i nostri nipoti” con commento di nicola rossi, tu pensa.
Grazie per l’incoraggiamento, corvaccio!
Scusa la domanda scema ma se si fossero fatte fallire le banche(o se falliranno)quali sarebbero stati i possibili scenari?
Gli scenari dipendevano dal calibro che avevi e dalla tua mira.
A&G oggi è troppo in forma
le avessimo lasciate fallire subito le banche (per me chiaramente non sarebbero fallite tutte, così come non sono tutte nella cacca al momento, soprattutto se si considera anche il credito cooperativo per l’italia) come pure tante simpatiche aziendone la crisi sarebbe arrivata comunque, ma rispetto allo stato attuale io considero una durata più breve e soprattutto una ripresa più solida quando avverrà (e avverrà, tranqui).
sicuramente AIG dirà che sparo cazzate da anarcoliberistad’assalto, e secondo lui non lasciandole fallire si è evitata la crisi