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Daniel Zamudio, il ragazzo torturato perché gay

Mentre per Daniel Zamudio è stata dichiarata la morte cerebrale, il paese s’interroga e discute

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PAUROSO – C’è qualcosa d’inquietante se una sera a Santiago del Cile, in un parco vigilato da guardie e vicino a un posto di polizia, si può essere torturati per ore e massacrati. Se poi accade perché un gruppo di giovani macho ha deciso di dare la lezione a un omosessuale, l’inquietudine sale ancora di livello.

I KILLER – Sono quattro gli autori della selvaggia aggressione, solo uno dei quali si presenta come neonazista, gli altri sono suoi compagni di disagio ed emarginazione senza particolari inclinazioni politiche, se non il disprezzo per l’omosessualità e gli omosessuali.

L’ATTACCO – Un’aggressione senza precedenti, il giovane è stato pestato, ferito, preso a pietrate, sulla sua pelle hanno inciso simboli nazisti usando un vetro rotto ricavato da una bottiglia rottagli sulla testa e ci hanno spento le sigarette. Gli aggressori, tre dei quali intorno ai 25 anni e uno di 19, son un gruppo di violenti noti per le loro imprese all’Eurocentro, un grande centro commerciale all’ombra del quale si sono resi protagonisti di diversi atti di violenza. Daniel non li aveva provocati, stava semplicemente addormentato su una panchina, smaltendo aperitivi forse troppo abbondanti.