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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 1 agosto 2008 alle 09:40 dallo stesso autore - torna alla home

Per fortuna che c’è il PD. Ieri, nel marasma causato dalla scelta della procura di Milano di ricorrere in Cassazione, deciso in quanto “non è stata accertata con sufficiente oggettività l’irreversibilità dello stato vegetativo permanente della ragazza, che vive in coma vegetativo da 16 anni. Per questo la Procura generale si oppone alla sentenza pronunciata dalla corte d’Appello civile di Milano, e confermata in Cassazione, secondo la quale il padre della giovane, Beppino Englaro, può chiedere ai medici di interrompere il trattamento che tiene in vita Eluana“, ci si stava per dimenticare di questo. La Camera ha sollevato il conflitto di attribuzione, ritenendo che con la decisione il potere giudiziario ha invaso il campo di quello vauro eutanasia Anche lignavia è peccatolegislativo. Una tesi bislacca, che infatti il costituzionalista Valerio Onida massacra con due dichiarazioni all’Adn Kronos: “A detta di Onida, la tesi di un’ipotetica invasione di campo da parte del potere giudiziario nei confronti di quello legislativo non regge. «Il Parlamento poteva legiferare, nessuno glielo ha impedito», osserva. «Poteva approvare una legge retroattiva o interpretativa e invece che fa? Solleva il conflitto di attribuzione, lamentandosi dell’operato dei giudici. Un giudice è chiamato a decidere e non può sottrarsi. Poi la pronuncia può essere giusta o sbagliata. Ma un errore non giustifica il conflitto di poteri». Quanto all’effetto che il ricorso del Parlamento potrebbe avere sulla sentenza Englaro, il giurista precisa: «Il decreto della corte civile d’appello non è automaticamente sospeso. Anche se il ricorrente, cioè il Parlamento, potrebbe presentare contestualmente una richiesta di sospensione. E in quel caso sarebbe la Corte a pronunciarsi, non prima di aver affrontato la questione dell’ammissibilità del ricorso»“. Insomma, facile che la Corte Costituzionale faccia carta straccia di quanto inviatogli dal Parlamento. E sarebbe un buon segno

Ma è il PD a guadagnarsi nell’occasione la palma del migliore in campo: nella votazione, il Pd “si astiene – spiega il capogruppo Antonello Soro – perché siamo contrari alla decisione di proporre il conflitto di attribuzione. Questo è un modo rozzo e strumentale per affrontare un problema invece molto serio”. Ora, voi direte: ma se sei contrario alla decisione non dovresti votare no? Perché astenerti? Ci viene in aiuto l’articolista di Rep: “In realtà sull’astensione del Pd che ha scelto di non votare contro, c’è molto malessere. E all’interno del partito di Veltroni si punta il dito contro la pattuglia teodem che ha preteso e imposto l’astensione, atteggiamento assai più blando. “Oggi il Pd con una sofferta mediazione ha offerto una importante manifestazione di unità e di compattezza non partecipando al voto sul conflitto di attribuzione” hanno sottolineato i teodem Binetti, Bobba, Carra, Calgaro, Lusetti, Mosella, Ria, Sarubbi che ribadiscono: “Noi vogliamo che Eluana viva riconoscendo anche alla sua esistenza attuale il diritto a vivere e riaffermando che nessuno può assumersi la tragica responsabilità di togliere la vita ad un’altra persona”". Per fortuna, nel partito di Veltroni non ci sono solo i teodem: Ignazio Marino chiede una legge, stessa cosa fa Lucà.

Intanto, è nato un blog per sostenere la battaglia della famiglia Englaro. “Lontano dai partiti e dall’associazionismo, si tratta del primo blog che «punta ad organizzare quanti più cittadini possibili per fare ‘pressionè. Pressione verso le Alte Cariche, affinchè venga dato seguito alla decisione della Cassazione sul caso della ragazza, nonchè per arrivare finalmente ad una discussione parlamentare seria in grado di dare valore legislativo ad un atto di giustizia, come il Testamento Biologico»”. Si chiama Finevita . Ma la vera notizia non è questa. La notizia è che di fronte a una decisione ormai già presa (motivata e razionale: basta vedere il tempo che è costata), che trova d’accordo i familiari e di certo non ostile l’opinione pubblica, per l’ennesima volta si è deciso (e tentato) scientemente di bloccare tutto. Nonostante un padre che ha detto al mondo intero quel che pensa, e ha chiesto anche di non entrare nella questione a chi non aveva i titoli per farlo, una procura decide di fermare tutto e un parlamento di mettere i bastoni tra le ruote con una manovra che probabilmente verrà respinta al mittente, ma intanto permette ai suoi esecutori di guadagnare punti in certi ambienti. E in tutto ciò, il più grande partito che rappresenta (dovrebbe rappresentare) la sinistra italiana riesce per l’ennesima volta a distinguere. Decidendo l’ennesima non-decisione, pur di non andare alla conta con una minoranza dimostrando ai teodem e al paese che sono di meno all’interno del Pd, e sono stati eletti però con i voti di tutti. Il tempo del ridicolo, nella politica italiana, sembra non finire mai.

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