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Macello dell’orrore chiuso in seguito alla denuncia della trasmissione ‘Animali come noi’ | VIDEO

Il macello mostrato nell’ultima puntata di ‘Animali come noi’, dove si vedevano bufalini lanciati per aria, maltrattati con il pungolo elettrico e decapitati da vivi, è stato oggetto di un provvedimento di chiusura dal 19 al 26 aprile, e ora ha ripreso l’attività solo parzialmente. Ne dà conto l’Asl di Frosinone in una risposta scritta ad alcune domande di Giulia Innocenzi, la giornalista autrice dell’inchiesta, che Giornalettismo pubblica in esclusiva.

 

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IL MACELLO DELL’ORRORE CHIUSO DOPO DENUNCIA DI ‘ANIMALI COME NOI’

Le immagini andate in onda il 18 aprile nella trasmissione di Raidue e raccolte dal team investigativo di Free John Doe sono a dir poco raccapriccianti: si vedono gli operai che trascinano i bufalini per la coda o per le orecchie alla linea di macellazione, e gli sparano con la pistola captiva per stordirli senza la camera di macellazione, che serve per tenere immobili gli animali affinché il chiodo della pistola penetri il cranio nel punto giusto. Non solo: come nota la stessa giornalista, fra lo sparo e la iugulazione passano diversi minuti, con il rischio che gli animali siano sgozzati da coscienti. Gli operai inoltre legano le zampe degli animali insieme e li sgozzano in gruppo: anche questa pratica è fuori legge, perché andrebbero macellati uno a uno. E gli animali, non ancora morti per dissanguamento, vengono decapitati da vivi. Come spiega la Innocenzi, «i bufalini sono i cosiddetti scarti di produzione, perché i maschietti non fanno il latte per la preziosa mozzarella di bufala e la loro carne non ha uno sbocco commerciale. Il loro valore economico quindi è quasi zero», e questo potrebbe spiegare alcune delle pratiche agghiaccianti registrate in quel macello.

 

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La Lav ha presentato denuncia per chiedere un intervento immediato delle forze dell’ordine, visto che al momento della messa in onda il macello era ancora funzionante e la carne prodotta veniva messa in commercio, con dubbi più che giustificati per la salubrità della stessa. Le telecamere registrano anche la presenza del veterinario pubblico, che per regola deve essere sempre presente durante la macellazione. A un certo punto si vede un uomo vestito in verde, identificato dalla Innocenzi come il probabile veterinario, che dà indicazioni agli operai di macellare un bufalino e un vitellino direttamente sul pavimento, mentre di regola gli animali vengono sgozzati appesi a testa in giù per far sì che la morte per dissanguamento avvenga il più velocemente possibile. L’Asl di Frosinone, nella risposta alla giornalista della squadra di Michele Santoro, fa sapere che «sono in corso accertamenti finalizzati all’identificazione del personale inquadrato», e che «anche precedentemente la diffusione delle immagini, già dal mese di marzo, il servizio veterinario della Asl aveva intensificato nel macello […] le presenze di personale, per l’aumentata attività conseguente alla chiusura di uno stabilimento di macellazione nel cassinate». Eppure le telecamere abusive degli attivisti hanno registrato persino un bambino con in mano un bastone che picchia gli animali all’interno del corridoio di macellazione. In alcuni macelli l’ingresso ai minori è vietato. Non è ancora chiaro se l’autorità giudiziaria abbia aperto un’indagine su quel macello e se nell’eventualità prenderà in considerazione le immagini andate in onda su Raidue. L’Asl di Frosinone, in seguito ai filmati diffusi, ha avviato «azioni di verifica su tutti gli impianti del territorio provinciale», mentre il parlamentare del Movimento 5 Stelle Mirko Busto ha rilanciato la sua proposta di rendere le telecamere obbligatorie per legge in tutti i macelli, iniziativa in fase di sperimentazione in Francia.

 

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La triste sorte dei bufalini maschi è una problematica di cui la giornalista di Raidue si era già occupata in una precedente puntata di ‘Animali come noi’. In quel caso, però, anziché finire al macello, gli animali a pochi giorni di vita venivano lasciati morire di fame e di sete in allevamento, oppure abbandonati in mezzo ai campi. Perché, come ha detto un allevatore del casertano davanti a una carcassa di bufalo trovato dalla Innocenzi, anche il macello è un costo, e «questi cosi non fanno il latte. Non è meglio che se li mangino le bestie selvatiche?».

(Immagine da video di ‘Animali come noi’)