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Perché abbiamo deciso di far morire Ermes Maiolica

Qualcuno leggendola si sarà indignato un bel po’. Ma come, una notizia fake, una bufala bella e buona qui, su Giornalettismo? Sì. Abbiamo deciso di far morire Ermes Maiolica. Lo abbiamo fatto il 31 sera e non l’1. Non per una questione di credibilità ma per provocazione. Abbiamo deciso di sbufalare la sua morte proprio il giorno in cui tutto è concesso. Perfino gli scherzi più cattivi. Perché il tema delle fake news e il dibattito in rete sta diventando sempre più importante. Specialmente oggi.

(persone che non l’hanno presa benissimo e hanno insultato sia Ermes che noi)

Ci ha chiesto Ermes di morire. Ovviamente prima di farlo ha avvisato le persone più care e gli amici. Si è messo d’accordo con noi sulle modalità e sulle tempistiche. Ha chiesto ai suoi cari di mantenere il riserbo più totale. Poi, siccome Ermes è Ermes nella rete, ma nella vita fa tutt’altro, ha spento il cellulare e si è goduto il periodo di libertà dal virtuale. Mentre in rete scoppiava il panico.

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Perché Ermes è morto?
Perché è successo a cavallo tra il 31 e il primo aprile? Perché lo abbiamo fatto?

Per chi non sapesse chi è, Ermes Maiolica, alias Leonardo Piastrella, è conosciuto sulla rete per alcune bufale, diventate virali, costruite da lui. L’ultima fu sulla campagna fake Avis, di cui abbiamo parlato in questo articolo. Ermes però non crea quei meme orrendi con le foto dei politici e informazioni false fatte tanto per vomitare odio. Si tratta un creatore di bufale a fin di bene. Illudendo i miti tutti italiani della gente sui social, la prende alla pancia, poi qualche debunker svela l’arcano. Non è vero che Smeg fa la pubblicità sui frigo di Virginia Raggi, non è vero che la Volkswagen regala macchine, non è vero che quel vip percepisce 100 mila euro di soldi pubblici.

Non è vero nulla e bisogna crescere. Gli utenti devono crescere e debunkare da soli. Devono avere la curiosità di verificare senza bisogno di un ddl che possa stabilire, con termini un po’ grotteschi, cosa sia vero o meno.

Far morire una persona? Ma non è uno scherzo di dubbio gusto? E i commenti? Qui ci sono alcuni commenti veri su una morte reale, avvenuta qualche mese fa, in Italia. L’odio e il paradosso del virtuale dentro la vita reale è dietro l’angolo. In casa nostra. E nemmeno ci accorgiamo quanto può esser dannoso.

Abbiamo deciso di far morire Ermes in vista della giornata del 2 aprile, il Fact-Checking day, perché è solo con la competenza vera e con i perché che ci possiamo salvare da noi stessi.

Dalle notizie ripetute a pappagallo sui media (senza approfondire) fino alle notizie false create da giornali che non esistono. Dalle catene di Sant’Antonio (che nascono per motivi differenti) fino ai meme sul politico di turno.

Per il classico primo aprile e in vista del due aprile abbiamo provocato, rischiando. Qualcuno ci ha creduto, qualcuno no. Qualcun altro ci ha scherzato sopra sperando che non fosse vero.

Ecco un messaggio da Ermes:

Il 2 aprile è il FC day e il primo aprile invece la giornata dove tutto o quasi è concesso per gioco, due giornate differenti ma che si completano, una ludica e l’altra educativa. Di sicuro non abbiamo bisogno di dittature stravaganti come il ddl della Gambaro, che se fosse per lei il primo aprile finirebbe in carcere metà della popolazione. Veramente vi credete di essere così stolti di aver bisogno di qualcuno che vi dica cosa è vero o no?  Così sarete pur sempre vittime di altri tipi di disinformazione.

Pensiamoci ogni volta che condividiamo qualcosa. Perché lo abbiamo fatto? Perché dobbiamo crescere laddove cadiamo. Girarci dall’altra parte laddove invece tutti vanno. Perché è nel sito specializzato di debunking, nell’esperto di una tematica, nell’esperienza, nella storia che si possono trovare le risposte ai nostri perché. Sempre se continuiamo a porci domande. E quello lo dobbiamo fare, sia noi che scriviamo e voi che leggete. Sempre.