Excusatio non petita, accusatio manifesta

23/03/2009 - Nuovo partito o annessione al Pdl? Leader o colonnelli? Incertezze, dubbi e contrasti nelle parole dei leader di Alleanza Nazionale nelle ultime ore di vita della Fiamma Tricolore “Scusa non richiesta, accusa manifesta“, si diceva già migliaia di anni fa.

     
 

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Nuovo partito o annessione al Pdl? Leader o colonnelli? Incertezze, dubbi e contrasti nelle parole dei leader di Alleanza Nazionale nelle ultime ore di vita della Fiamma Tricolore

Scusa non richiesta, accusa manifesta“, si diceva già migliaia di anni fa. E’ il caso di ripeterlo oggi. Leggendo le dichiarazioni espresse durante gli interventi all’ultimo congresso di Alleanza Nazionale sembra proprio che i leader del partito di Fini provino a giustificarsi di qualcosa o comunque a difendersi da chi vuol insinuare che il nascente partito unico del centrodestra sia una versione allargata di Forza Italia, piuttosto che una forza del tutto nuova nello scenario politico italiano. Anche se la tristezza che aleggia fra gli stand vuoti, con le solite facce in prima fila, e senza nemmeno la vaga presenza del “nuovo” leader, Silvio Berlusconi. “Non ci annetteranno“, dice Gianni Plinio, capogruppo regionale di An alla regione Liguria, dal palco a forma di ponte. E perché mai si dovrebbe specificare una cosa del genere se nasce davvero quello che lo slogan del congresso definisce “il partito degli italiani“? E’ forse uno strisciante senso di “inferiorità” o quasi, a provocare queste dichiarazioni? “An non si scioglie, ma entra nel Pdl con tutti i suoi valori“, aveva affermato Andrea Ronchi prima di lui. E anche qui qualche dubbio nasce spontaneo. Non sara mica che lo spettro del partito-azienda, quello del capo e delle decisioni senza assemblee, direttivi e coordinamenti, rischia di intaccare la ben diversa tradizione di quella che fu la Fiamma Tricolore? “Il Pdl esprime più leader. I cittadini dicono che il leader è Berlusconi, ma è anche Fini e, al nord, anche Bossi“, dirà più avanti Adolfo Urso. Si cerca di buttarla sul piano del consenso, provando a dimenticare (o a nascondere) che nei prossimi giorni il Presidente del Consiglio reciterà sia il discorso di apertura che quello di chiusura al congresso fondativo del Pdl. E chi glielo andava a dire che un altro voleva aprire i lavori? La logica del consenso porterebbe semplicemente ad una dittatura della maggioranza interna al Pdl, con quelli di An relegati al ruolo di vallette degli eletti berlusconiani. Anche Ignazio La Russa parla di leadership nel suo intervento: “Non c’è problema di leader del Pdl, perché è giusto che il leader sia Silvio Berlusconi“.

CAMERATI – E anche nelle parole del Ministro della Difesa il leitmotiv sembra lo stesso. “Da parte nostra nessun complesso di inferiorità, nessun annullamento o scioglimento“, dice il futuro membro del triumvirato che, insieme a Denis Verdini e Sandro Bondi, occuperà il gradino immediatamente al di sotto di quello del Presidente Berlusconi. Nemmeno lui che berlusconiano lo è più di tanti di Forza Italia riesce a parlare di cosa nuova o di orgoglio di aver creato qualcosa insieme a Silvio. E come se si continuasse a ripetere: noi andiamo lì e ci saremo, non temete che ci saremo, saremo sempre noi. “An vi entrerà con tutta la sua storia e la sua identità“, afferma La Russa. Parla di partito multi-identitario, come a rassicurare dalla presenza nel Pdl di anime democristiane, socialiste, liberali con le quali adesso dovranno convivere coloro che fino a poco tempo fa si definivano ancora camerati. Anzi, forse lo fanno ancora. Sabato, su uno striscione alla Fiera di Roma si leggeva: “Camerati, quello che deciderete faremo, ma ricordate Almirante“. E l’onorevole Franco Servello, uno che ha attraversato tutta la storia della destra italiana, ci teneva a precisare: “Siamo la stessa gente di sempre: quelli che 60 anni fa accorsero all’appello di Almirante, Nichelini e De Marsanich“. Tempi che cambiano: chissà se Almirante avrebbe mai immaginato che i suoi seguaci un giorno avrebbero avuto in tasca la stessa tessera degli allora appartenenti al Partito Socialista di Craxi.

RAPPORTI DI FORZA La Russa alimenta pure quel sospetto, legittimo, che la nuova casa del centrodestra non sia un tutt’uno, o che almeno la convivenza con gli altri coinquilini non sia tutta rose e fiori. Parla del criterio del 70 e del 30% delle cariche da spartirsi tra Forza Italia e An. Il che, alla vigilia della campagna elettorale per le Europee e nel momento di presentare un nuovo partito non è che sia una gran cosa da ricordare. L’appuntamento di giugno potrebbe essere la prima occasione per sferrare il primo attacco interno e rivendicare maggiore spazio per difendersi da quella inattaccabile leadership di cui sopra. Il maggior radicamento territoriale di An e il regime di preferenza in vigore per farsi eleggere a Strasburgo potrebbe, infatti, generare una competizione interna tra candidati forzisti e aennini per accaparrarsi più seggi europei. Non a caso domenica mattina il sindaco di Roma Gianni Alemanno si è beccato una standing ovation quando ha affermato: “Non vogliamo un partito di nominati, vogliamo un partito che non sia paternalista e conservatore“. Alla faccia del 70 e 30%.

FINI E’ LA POLITICA – La domenica, dunque. Ancora ricorrono le precisazioni del giorno prima, quelle precisazioni che devono per forza di cose significare qualcosa. Altero Matteoli precisa, ad esempio che “Le leadership si costruiscono, non si ereditano. Fini è leader, non c’è bisogni di scriverlo, si difende dalla sua storia“. Dire che Fini è leader e non c’è bisogno di scriverlo dev’essere solo un modo diverso per dire che il leader è Berlusconi. Così come “chi sa solo applaudire il capo non ha futuro” dev’essere solo un’affermazione per far venire in mente che i coordinatori regionali saranno nominati direttamente dal leader, che Berlusconi è un capo e che probabilmente così come è avvenuto per circa 15 anni in Forza Italia, anche questa volta sarà eletto per acclamazione da una platea festante. L’esatto contrario di quello che Alemanno desidera: “Il Pdl dev’essere un partito di militanza, di impegno, di meritocrazia, di passione“, aveva affermato il sindaco di Roma. C’è da riflettere poi su una frase pronunciata parlando del Presidente del Consiglio: “Al suo fianco c’è Fini che rappresenta la politica, le regole, le istituzioni“. E allora ci chiediamo: se Alemanno ci tiene a sottolineare tutte queste belle cose di Fini, cosa rappresenta Berlusconi? Beh, dobbiamo pensare che Silvio non rappresenti né la politica, né le regole, ne le istituzioni?

FI NON ERA UNA METEORA – E anche durante il secondo giorno di dibattito si ritorna sul partito post-ideologico dalle diverse anime. Alemanno dice “spira vento di destra” e parla di “occasione” da cogliere al volo: “Vedo i militanti duri e coriacei, ma anche gli ex-Dc, i liberali. Una destra a tante facce“. E su questo anche Maurizio Gasparri, che aveva preso la parola poco prima di lui, non aveva avuto dubbi: “Il Pdl sarà la destra“. Dulcis in fundo il discorso di Gianfranco Fini, che non si lascia sorprendere da affermazioni colorite come quelle dei suoi colleghi di partito. Concludiamo con un’affermazione del Presidente della Camera: “Forza Italia ha rappresentato le paure e le speranze degli italiani. Non era una meteora“. Presidente Fini, ma nel momento della sua discesa in campo non avevate mica pensato o sperato che Berlusconi sarebbe stato semplicemente una meteora nella vita politica italiana?

     
 

6 Commenti

  1. Loska scrive:

    come non quotare Storace?
    “Dalla casa del padre, alla villa del padre”

  2. tetsuo scrive:

    Loska… “Dalla casa del padre, alla villa del padrone” ;)

  3. Loska scrive:

    O.o nel senso che l’agenzia che ho letto io era scritta coi piedi? Giuro che diceva così! >.<

  4. Tetsuo scrive:

    Be io a Omnibus, questa mattina, l’ho sentita cosi… come l’ho scritta…e poi suona decisamente meglio :D

  5. Benito Mussolini scrive:

    anche io nella repubblica di Salò non contavo un beeeeeeep

    corsi e ricorsi storici

    ieri a me
    ora te
    domani a noi

    chi si ferma è perduto

  6. Benito Mussolini scrive:

    camerati quel fiocchetto rosa mi sembra poco virile

    metteteci un fez

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