Il guastafeste: dal Molise con furore
23/03/2009 - NOSTALGIA CANAGLIA – Proprio perché ha inteso questi meccanismi, quest’uomo che dice di aver compreso il ’68 solo anni dopo, perché all’epoca era diciottenne, studiava di giorno e lavorava di notte, e tutto quel macello gli era solo passato a
NOSTALGIA CANAGLIA – Proprio perché ha inteso questi meccanismi, quest’uomo che dice di aver compreso il ’68 solo anni dopo, perché all’epoca era diciottenne, studiava di giorno e lavorava di notte, e tutto quel macello gli era solo passato a fianco senza che nemmeno se ne accorgesse, quest’uomo che ha visto quelli che allora furono rivoluzionari farsi
corrompere dal potere e dimenticare le battaglie per le quali aveno combattutto, nel febbraio del 1999 lasciò la toga, per portare a casa la dignità e per cominciare a lottare su di un altro fronte. Finalmente si parla apertamente di De Magistris. Di Pietro lo difende: “Indagato? Certo, perché ha fatto il suo lavoro, e, al solito, poi lo hanno bloccato ai piani alti. Sono orgoglioso di lui. E’ successo anche a me, so come va il mondo. Dovrebbe essere preso da esempio, perché si rende disponibile alla magistratura ma, al contempo, non rinuncia ai propri diritti politici. Perché lo candido? Per il suo curriculum, per la sua storia, che sono il suo stesso programma.” In effetti un indagato è innocente fino a prova contraria per cui, niente da obiettare. Se non che lui stesso sostenne, assieme a Grillo e a Travaglio, che gli indagati non avrebbero dovuto trovar posto nelle liste elettorali. Son cose che si dicono. E perché ci sarebbe tanto bisogno di gente come De Magistris? Perché in Italia si assiste ad un fenomeno inquietante: “sempre meno cittadini, sempre più sudditi“. Sfugge il nesso, ma non importa. Sono tante le parole di Pietro. Tantissime. Va di fretta come un ciclone, gesticolando al suo solito. Si ricarica sorseggiando un po’ d’acqua, restando qualche minuto in ascolto mentre appunta le domande ogni qualvolta il giornalista Mazzetti prende la parola.
MANETTE FEDERALI – Di Pietro ne racconta di ogni, dalla vicenda Caffarella alla sua personale storia in Piazza Farnese, dal silenzio di Napolitano alla necessità di verificare la fiducia di qualsiasi politico ogni volta sia necessario, sempre. Parla, parla a ruota libera, e forse nemmeno di tutto quello di cui vorrebbe o dovrebbe parlare. Tace, all’interno della sala, la sua scelta in merito al
federalismo fiscale. D’altronde ci ha già pensato la stampa ad interrogarlo a proposito, prima che l’incontro iniziasse . Incurante di ogni insinuazione su una mancanza di coerenza in merito alla questione, ostentando sicurezza, ha spiegato: “Credo che il federalismo fiscale possa essere una soluzione per identificare localmente gli evasori e consentire il recupero dei 200 miliardi di evasione fiscale, facendoli quindi rientrare nelle casse dello Stato. Noi abbiamo scelto questo contenitore ed ora abbiamo anche la possibilità di controllare il contenuto, di modo che il tutto possa rivelarsi uno strumento opportuno, di modo che sia usato in modo corretto.” Potrebbe essere un errore? Ah, mi avesse ascoltato quando tentavo di farlo ragionare porgendogli la domanda io stessa, per prima, e presentadomi come guastafeste. E invece no, mi ha anticipato: “Io non ho mai detto…” “Ho qui stampate le dichiarazioni del suo partito di qualche giorno fa e poi…”. Mi ha fermato, e sì, putroppo, complice la confusione ed i flash che mi inquietavano un po’, non ho ben capito come mi ha risposto. Ho dovuto riascoltarlo quando anche gli altri hanno ripreso l’argomento spinoso, e prendere nota. Peccato – ammesso che sia uno sbaglio quello di affiancare di Senatur, pur con le dovute cautele e precauzioni – da quanto ho capito- potevo forse aiutarlo a ritornare sulla retta via. In fondo è un mio dipendente no? Ed è anche affar mio, giusto? Chissà. Comunque, anche lui ammette che di errori ne ha già fatti tanti. E aggiunge: “Ripercorrerei la mia storia rifacendoli tutti.” E siamo di nuovo nella sala, mentre lo inseguo come un’ombra, affiancandomi alla sua accompagnatrice ufficiale, l’onorevole Silvana Mura, in un breve tratto del suo viaggio tra gli autografi. Mi sorride compiaciuto mentre gli dico anche che, in fondo, comunque egli sia veramente, ci vuole coraggio. E siamo alla fine della giornata. E anche di questa cronaca imperfetta.













@Grillo: ci sono delle “cose”, tipo la sensazione che può lasciarti qualcuno guardandoti negli occhi, che sono difficili da esprimere, da condividere, da dimostrare. Per questo, indipendentemente dalle sue parole, tante delle quali condivido, nonostante o causa la mia esigua conoscenza della politica, molte delle quali non sono riuscita a riportare oppure ho riportato non in modo del tutto corretto (giacché non sono un registratore) ho su scritto, tra i commenti, che Di Pietro mi piace, foss’anche solo per la sua capacità di coinvolgere e di “scendere di livello”. Ciò non significa che io non possa farmi portavoce di qualche dubbio e di qualche critica, o che non possa muoverne io stessa nei suoi confronti. Lui stesso ha detto che nessun partito merita fiducia a prescindere, ma che l’elettore ha il diritto ed il dovere di verificarla ogni volta si renda necessario. A volte magari è solo una questione di incomprensione, altre volte no.
Se esistono delle perplessità su certe cose, è bene che si dicano.
In ogni caso: no, Berlunoni no, davvero. Grillo nemmeno però.
Prodi, per me, meglio. L’ho citato senza malizia, solo per informare Gateo che sarebbe passato di qui.