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Il guastafeste: dal Molise con furore

MALAINFORMAZIONE – “Gli elettori basano le proprie scelte elettorali sulle nozioni di cui dispongono, spesso scorrette, deformate, proprio come un giudice decide sulla base delle testimonianze di cui dispone. Per questo occorre muoversi“. “Educare anche” – suggerisce l’editore Battei che modera l’incontro – “perché l’Italia, ad esempio, è il più grande consumatore europeo di ore televisive, ed il secondo al mondo. Ci supera il Giappone. Ci segue l’America. Occorre insegnare a filtrare oppure spegnere la tv.” “O cambiarla“, ribatte Loris Mazzetti portando acqua al suo mulino, “che altrimenti mi togliete il pane di bocca” E aggiunge: “Oggi l’Agorà, il posto in cui si fa politica, è la televisione“. Di Pietro non sembra del tutto d’accordo. Non risponde. Nel corso del dibattito, però, gli capita di sottolineare che Porta a Porta non si è mai interessata a discutere nel dettaglio né il decreto anti-intercettazioni né altre cose cui tiene. La trasmissione del Vespone nazionale non ha mai puntato i riflettori sul fatto che, con le nuove norme, basta essere denunciato perché si venga considerato “indagato” e perché un magistrato venga costretto a rinunciare al suo incarico. “Ci si trova spesso in una situazione paradossale nella quale è il controllato a controllare e scegliere il proprio controllore“. Continua Di Pietro: “Capite bene che un conto è riassegnare un’indagine sul furto di una gallina, di tre paginette. La si può leggere mentre si va al bar. Un conto è un’inchiesta di 1800 pagine.” E’ anche probabile che l’abbia citato e che, nell’immane confusione mi sia persa un pezzo, ma è evidente che si riferisse a Gianni De Magistris,  attualmente indagato, candidato alle Europee con l’IDV e la cui inchiesta “Why not?” era, appunto, di 1.800 pagine. Però l’informazione tace, o poco e male informa – a suo dire – su questa roba. Anche la Rai. A dire la verità, su questa roba tace soprattutto lui. Ma andiamo avanti. Sarebbero 6 le televisioni in mano al premier, secondo Mazzetti, che rincara la dose: “l’azienda [la RAI, NdA] è corrotta, al suo interno ci sono dei corruttori” e chiede al suo ospite perché non faccia qualcosa. Il leader dell’IDV risponde subito, suscitando la solita reazione ilare nella platea: “Non c’è giorno che io e l’onorevole Colombo- che a questo punto penso sia un indipendente del Pd- non si prenda parola in proposito” E ancora: “Sono amareggiato che il PD si sia seduto a spartirsi le poltrone della RAI“. Un’amarezza che la nomina di Leoluca Orlando, poi andata in cavalleria, avrebbe senz’altro addolcito.

UNO CONTRO TUTTI – Non lo digerisce no, il partito del neoincaricato Franceschini. Anche perché non c’è volta che gli dia un minimo di sostegno! Tutto da solo gli tocca fare ed invece avrebbe bisogno di soccorso ogni giorno! Riportiamo questa nota, perché rimprovera la stampa, non tutta, di non parlarne: quotidianamente, l’Italia dei Valori, da mesi, presenta un emendamento di tre commi sulla questione della fedina penale di parlamentari ed imprenditori. Puntualmente non viene preso in considerazione: “La condanna oramai è come un onore – dice Di Pietro – come una stelletta di cui andare orgogliosi” e cita un episodio televisivo, o una barzelletta. Non capisco. Parla troppo di fretta e si mangia le parole. Comunque, racconta che due deputati, ospiti di una trasmissione (che mi è sfuggita ahimé), l’uno di destra, l’altro di sinistra, nel corso della puntata si sarebbero vantati del proprio passato nelle aule dei tribunali: “Aho, io so come vanno le cose!” “Lo dici a me, io di condanne ce ne ho tre!” E la platea sorride all’unisono, ancora una volta. Così come quando quest’uomo dall’aria vissuta e dai toni forti parla del suo babbo che, anni fa, a Milano, pensava sorpreso e felice che i soldi uscissero dal bancomati da soli, come se bastasse schiacciare un bottoncino. E il pubblico applaude. E bissa il consenso a questo inaspettato potenziale cabarettista ancora una volta, quando il leader dell’antiberlusconismo asserisce: “Un voto in meno, una dignità in più“. Si riferisce al fatto che alcuni colleghi gli avevano suggerito di non parlare, nel corso degli incontri pubblici, del decreto per l’ampliamento del 20% di cubatura delle case mono-bifamiliari. E invece lui lo fa, perché sarà pur vero che a molti italiani la nuova idea del cavaliere potrebbe piacere, convenire, e che lui, viceversa, rischierebbe invece l’impopolarità a criticarla, ma, d’altro canto, la questione è pericolosa. Non può far finta di niente: “Immaginate quartieri come blocchi di cemento, senza spazi verdi… E’ un disegno di legge a misura dell’egoismo e dell’individualismo sfrenato“. Ma serve davvero immaginarseli oppure basta guardarsi attorno per vederli già fatti? Mah. E giù legnate al cavaliere al quale non nega l’accusa di “istigare a delinquere“. Eh sì, Di Pietro non si censura. Non gli garba quello che Berlusconi avrebbe detto a Bruxelles: “Lasciamo che i capitali rientrino in Italia dall’ estero“. E che problema c’è? L’ex magistrato ricorda che non esiste il reato di portare nel nostro Paese capitali stranieri. Basta che non siano illegali, basta che non sia riciclaggio di denaro sporco. E invece, qual è ora il pericolo, secondo lui? Che Berlusconi lasci intendere: “Hai rapinato una banca? Non ti preoccupare. Basta che ti compri un appartamento e sei apposto!“. La platea ride, ma ci sarebbe da piangere. E lui rincara la dose  perchè, da profondo conoscitore del nostro presidente del consiglio e della classe degli imprenditori qual si dichiara, può ben dire che: “sono gli stessi che avevo in fila davanti alla porta del mio ufficio ai tempi di mani pulite, gli stessi che si erano ripromessi: no, io non lo faccio più!”.

11 commenti a Il guastafeste: dal Molise con furore

  1. Loska

    quella del g8 me la sono legata al dito

    brava GloriaDemo!!!

  2. gloria

    grazie a te Loska!

  3. giuggi

    non capisco proprio tutta st’acredine contro Di Pietro.

  4. gloria

    te pensa che invece, nonostante tutto, mi piace, almeno più di tutti gli altri.

  5. Cri!cri!cri!

    Se gli italiani votavano per la Dc non era perchè cattolici, ma perchè la Dc era il partito di trucchi, abusivismi, posto dato a “gli amici” ecc. ecc.! Ti meravigli dunque, che adesso insorgano trasversalmente,accusandolo senza pudore, di pretendere che in Italia si rispetti la legge? Anche a me sorprende, ma perchè vedo che lo attacca chi non è mai stato con Dc, psi o F.I., per cui in realtà dovrebbero essere le vittime di tutto il sistema che tenta, con ogni mezzo, di deleggittimarlo..Quando sento oggi Gavino Angius o Paolo Ferrero che lo attaccano….mi domando dove siamo arrivati!

  6. Gateo

    Oltre a Grillo c’era pure Di Pietro a Parma?
    A questo punto bisogna dare il veleno, quelle li’ son bestie invasive.

  7. gloria

    e domani Prodi

  8. Gateo

    Eh no, Prodi e’ troppo!
    Vado a minare tutti i ponti sul Taro.

  9. gloria

    ma no dai! che tanto lui se vuole può-suppongo- ricorrere ad altri mezzi di trasporto che li sorvolano dall’alto del cielo.

  10. Grillo ed i grulli!

    Ma che razza di gente circola su questo sito, i parà di Berlusconi?

  11. gloria

    @Grillo: ci sono delle “cose”, tipo la sensazione che può lasciarti qualcuno guardandoti negli occhi, che sono difficili da esprimere, da condividere, da dimostrare. Per questo, indipendentemente dalle sue parole, tante delle quali condivido, nonostante o causa la mia esigua conoscenza della politica, molte delle quali non sono riuscita a riportare oppure ho riportato non in modo del tutto corretto (giacché non sono un registratore) ho su scritto, tra i commenti, che Di Pietro mi piace, foss’anche solo per la sua capacità di coinvolgere e di “scendere di livello”. Ciò non significa che io non possa farmi portavoce di qualche dubbio e di qualche critica, o che non possa muoverne io stessa nei suoi confronti. Lui stesso ha detto che nessun partito merita fiducia a prescindere, ma che l’elettore ha il diritto ed il dovere di verificarla ogni volta si renda necessario. A volte magari è solo una questione di incomprensione, altre volte no.
    Se esistono delle perplessità su certe cose, è bene che si dicano.
    In ogni caso: no, Berlunoni no, davvero. Grillo nemmeno però.
    Prodi, per me, meglio. L’ho citato senza malizia, solo per informare Gateo che sarebbe passato di qui.

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