L’astronave di carta

23/03/2009 - Edizione speciale delle storie della Domenica: oggi è nata … Questo racconto, il primo che ho scritto  7 anni fa, descrive il mio sogno più grande. Che finalmente è tra di noi. La soffitta. Aprì la porta con dolcezza, gustando lo

     
 

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Edizione speciale delle storie della Domenica: oggi è nata … Questo racconto, il primo che ho scritto  7 anni fa, descrive il mio sogno più grande. Che finalmente è tra di noi.

spaceballLa soffitta. Aprì la porta con dolcezza, gustando lo stridore di quel legno che lo accolse come uno di famiglia. I suoi occhi spaziarono per tutta la soffitta recuperando posti e oggetti noti. Il sole, infilatosi tranquillo nei mille fori delle tegole, giocava con la polvere che, risalendo, colorava la luce e tutta la soffitta come un unico, enorme colabrodo luminoso.
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Sulla destra un vecchio armadio accoglieva uno specchio opaco. Avvicinatosi, gli restituì il suo viso, non più giovane e non ancora vecchio. Ma, sorridendo, vi vide solo un bambino che andava a rovistare in soffitta. Alla ricerca del tempo perduto, di ciò che aveva lasciato in sospeso.
Chi si guarda indietro tradisce spesso nostalgia o rimorso, vecchiaia o stanchezza. Il suo viso, invece, era sereno, lontano dalla tristezza dell’altro Alfredo, quel bambino di un tempo che, con doloroso sforzo, andava a riporre in soffitta i giocattoli passati. Quelli che non erano più della sua età, quelli che sancivano, già nella fanciullezza, il tempo che passava. Tempo crudele che negli anni indica la vecchiaia con precisione, ora con una giuntura dolorante, ora con uno sguardo imbarazzato dei coetanei, sottolineando implacabile tutto ciò che il fisico o la morale non consentono più di fare.

La vecchiaia. Non aveva più paura della vecchiaia, ora; buttava via con leggerezza tutto quello che non gli serviva, senza guardarsi indietro. Ed era tornato in soffitta per incontrare l’altro Alfredo, quello che teneva stretto tutto, per paura di perdere le tracce di ciò che era già stato nella vita.
Recuperò uno scatolone e, prima di aprirlo, fece un bel respiro. Quaderni e libri dell’università, nient’altro. Roba troppo recente, troppo ragionata per nascondere tracce autentiche di sé.Il secondo conteneva, in ordinate bustine di plastica, una raccolta di piccole bambole nei costumi di diverse nazioni. Sua sorella, marchiata dallo stemma di famiglia, non aveva buttato niente. Ma aveva catalogato tutto, per preservarlo dagli attacchi del tempo, che, lei insegnava fin da piccola, con il dito alzato e la voce cantilenante “annacqua la memoria ma 2998444577_3939d5fbf6asciuga le lacrime”.

Ma quell’ordine non era per lui. Ci provava. Separava gli oggetti da conservare da quelle da buttare. Andava avanti freneticamente finché incontrava qualcosa che chiedeva pietà e gli confondeva il cuore. Riprendeva gli oggetti e li metteva alla rinfusa negli scatoloni. Ora, tutte quelle cianfrusaglie gli intralciavano il cammino, lo rallentavano nella ricerca di un antico dolore, del segno della sua prima grande sconfitta. A pensarci meglio era stato davvero fortunato. Per lui l’impotenza non era il ricordo di sguardi furtivi, dietro una porta, ai litigi dei genitori.
Era solo un’astronave.

L’astronave di carta. Come un alieno che vuole tornare a casa, cercava l’astronave persa tanti anni prima, riposta in uno scatolone, in fondo a tutto. Gli ricordava ancora la vergogna, la sconfitta, il senso di impotenza contro il niente, contro se stesso, contro la sua incapacità di finire quanto cominciato. L’astronave era allegata ad un giornalino, quando aveva otto anni. Si doveva ritagliare e incollare. Mettendo insieme i diversi pezzi di carta secondo le istruzioni. Facile, banale. Tanto da non farlo subito ma appena finiti i compiti. Dopo aver giocato. Appena avrebbe avuto un po’ di tempo. E così Alfredo aveva capito che anche un bambino ha una vita frenetica, fatta di impegni e pigrizia. E aveva rimandato all’estate, a scuola chiusa. Era lì nel suo cassetto e ogni volta che lo apriva diceva: “Ancora qualche giorno e la monto”. L’estate passò invano, come l’inverno. L’astronave restò incompiuta, sotto il suo sguardo triste. Così passò in uno scatolone, per pochi giorni, per essere recuperata e montata presto. Ma per anni fu lasciata lì mentre si riprometteva di chiudere quella stagione, di bambino e poi studente pigro, semplicemente montando l’astronave.
Solo ora era tornato a cercarla.

Mentre scartava un Big Jim e i dischi volanti di Batman pensava alla sua vita. Un buon lavoro, una meravigliosa famiglia, una bimba bella come il sole. Tanti dei sogni si erano realizzati, forse non tutti come avrebbe voluto, ma era felice.
Per questo era lì a chiudere i conti con il passato. L’astronave era nella scatola di un’enciclopedia sugli animali, con schede di descrizioni e foto. La prese e cominciò a sfogliare le cartelline una ad una, con la lentezza di un giocatore di poker che prolunga il piacere dell’attesa di una carta, che ti fa vincere o perdere.

C’era quasi. Restava la farfalla, ultima scheda, una foto di un’enorme farfalla dalle ali gialle e nere. La farfalla più bella . La guardò estasiato mentre una nuvola nera, di colpo, liberò il sole. Un raggio di luce colpì la farfalla e si riflesse nei suoi occhi. Le ali si librarono nell’aria. Lui, sorpreso, vide che dietro non c’erano più i pezzi dell’astronave. Si alzò di scatto, rincorrendola mentre svolazzava fendendo righe di luce fino alla porta, per poi sparire oltre.Da lì sentì avvicinarsi passi incerti di zampette troppo piccole per gli alti gradini di marmo.“Papà, papaaaà. Guarda cosa mi ha portato la farfalla” Sulle scale una bimba di due anni, con un caschetto biondo e un sorriso di denti nuovi, allungò le braccine bianche e grassocce. Nelle mani un regalo per il padre.
Un’astronave di carta, perfettamente montata.

Nella foto: la nuova arrivata :-)

     
 

14 Commenti

  1. Giuseppe scrive:

    annacqua la memoria ma asciuga le lacrime….questa me la rivendo….

    Auguri Pietro, il bello comincia ora. Un abbraccio

  2. marblestone scrive:

    Grazie a tutti per gli auguri. Spero che anche il racconto vi sia piaciuto.
    Per Carlo…vedremo…quel tipo di nome fa Angelo ma chissà come si comporta…
    Grazie ancora

  3. Maria Teresa scrive:

    Auguri :)

  4. la bi scrive:

    Auguri!!!!!!!!

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