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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 20 marzo 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Gli studenti dell’onda sono guerriglieri. Brunetta ha ragione. Andrebbero trattati come tali. Spero che il governo lo faccia. Sul serio. Usando tutti i mezzi (legali ovviamante) a disposizione.Questa sterpaglia rovina gli studenti per bene che hanno voglia di imparare. Va eliminata, strappata, bruciata e dimenticata“. Questo commento è tratto da un newsgroup di politica che si riferisce alla polemica  che ieri ha “infiammato la scena politica“, tanto per dire una frase fatta. Il ministro della Funzione pubblica in una conferenza stampa a Palazzo Chigi insieme al responsabile dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha risposto così a chi gli faceva notare che nella scuola la protesta sta montando: “Non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte vignetta Il problema non è mica Brunetta. Sono quelli che ci credonodell’associazione Onda. Ma vedo che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l’Onda non esiste. Sono un democratico e quindi credo molto più al voto che alle azioni azioni di guerriglia. L’Onda non l’ho vista nelle recenti elezioni degli studenti, quindi sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri“. E poi, in un’intervista a Sky Tg 24, ha rincarato la dose: “Mi sono sbagliato, non hanno la dignità di guerriglieri, che sono una cosa seria: sono solo quattro ragazzotti in cerca di sensazioni. A Roma ci sono state cariche e scontri perché un gruppo di giovani un po’ estremisti ha infranto delle regole che la città si era data nel definire le manifestazioni. Come si definisce chi infrange le regole, chi fa violenza sulle strade e costringe la polizia a scontri? Io sto dalla parte dei poliziotti, dell’ordine pubblico, delle regole, di chi vuole manifestare legalmente e democraticamente, dalla parte dei rappresentanti degli studenti, non di questi signori che per avere una qualche visibilità usano la violenza“. 

Brunetta, è chiaro, ci fa e non ci è. Le sue parole, che nel principio generale (“io sto dalla parte dell’ordine pubblico“) possono sembrare anche condivisibili, specialmente da chi le ascolta in tv, sono in realtà ovvietà demagogiche. E’ ovvio che si stia da parte dell’ordine pubblico, specialmente quando si dovrebbe essere uomini delle istituzioni. Talmente ovvio che nemmeno ci sarebbe bisogno di dirlo. Se lo si fa, è perché si vuole scientemente fare spettacolo. Ovvero sollevare un polverone ad arte, usando le parole “guerriglia” e “guerriglieri“. Non perché ci sia qualcosa di male a pensarlo, per carità: è un’opinione. In base alla quale si può anche pretendere, dalle forze dell’ordine, di perseguire la tolleranza zero nei confronti di chiunque, quando non si tratta di manifestazione del pensiero, ma di violenza. E quella va repressa, nei modi più opportuni e seguendo il principio del male minore, se necessario. Il problema risiede nel dirlo: un “ordine” del genere, mentre se viene dato a chi lo deve recepire, è giusto e comprensibile, sparato in televisione sa tanto di minaccia. Contribuisce ad esacerbare gli animi.Ecco perché Brunetta voleva solo spararla grossa. 

Il problema, e il messaggio del newsgroup dell’inizio ne è la prova, è chi invece ci è e non ci fa. Chi dice che “Questa sterpaglia rovina gli studenti per bene che hanno voglia di imparare. Va eliminata, strappata, bruciata e dimenticata“, non ha capito che Brunetta, alla fin fine, voleva solo spararla grossa. Ma l’ha preso sul serio, e adesso comincia a voler vedere scorrere il sangue. E poi, c’è qualcuno che gli risponde: “Cominciano così, poi finiscono con l’assassinio dei giuslavoristi o dei leader dei partiti avversi“. Solenne cretinata, visto che i movimenti terroristi italiani non sono mai stati “di massa”: si trattava quasi sempre di organizzazioni territoriali e “piccoli gruppi” che non di rado agivano autonomamente rispetto agli altri, e che poi rivendicavano con un marchio comune. Il riferimento a Marco Biagi, poi, è particolarmente sciocco: è stato ammazzato da cinque terroristi – Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi e Simone Boccaccini – e i primi tre di questi sono stati condannati anche per l’omicidio D’Antona, in un processo nel quale c’è stata una sola altra condanna e quattro assoluzioni. Un gruppo estremamente piccolo, come si vede. Quindi, per diventare terroristi non servono le folle. Basta essere in cinque/sei e abbastanza psicopatici. E infatti nello stesso newsgroup c’è chi scrive: “Credi veramente che fare la faccia feroce e manganellare un corteo di studenti serva veramente a prevenire il possibile insorgere di fenomeni eversivi? Lo capisci o no che usando quelle parole rischia veramente di attizzare il fuoco e di esaltare qualche studente altrettanto complessato? Ti rendi conto che se veramente fra quegli studenti ce ne fosse uno o due con propositi meno che leciti, adesso, con la patente fornitagli da quel cretino di Brunetta, si sentiranno dieci volte più gasati di prima?“. E infatti, il problema non è mica Brunetta, ma quelli che da una parte e dall’altra lo prendono sul serio. Un governo capace non è quello che estirpa con il pugno di ferro il dissenso. E nemmeno quello che combatte una battaglia mediatica a colpi di chi la spara più grossa con il “nemico” che ha appena individuato, con il risultato inevitabile di fare crescere tensioni e nervosismo mentre le ali estreme di entrambi gli schieramenti cominciano a scaldare i muscoli e lucidare le mazze.  Brunetta lo sa, e tuttavia decide comunque di dire che lo Stato deve reprimere, perché è forte. Mentre uno Stato realmente forte non ha bisogno di dirlo: lo dimostra con i fatti, di esserlo. E solo se è strettamente necessario. Riconoscendo anche quale è il momento in cui si devono calmare, gli animi, e non eccitarli. Specialmente quelli dei più cretini. 

(Vignetta tratta da Le Monde; “le Sida” è l’Aids)

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