ACTA, imbarazzanti segreti mondiali
17/03/2009 - Che stanno a fare? Che per caso chiudono Pirate Bay pure qui? E se finisco dentro perché ho scaricato la discografia completa di Gloria Demo da Emule? E se mi sequestrano l’iPod? E perché non me fanno sapé niente? Obama
Che stanno a fare? Che per caso chiudono Pirate Bay pure qui? E se finisco dentro perché ho scaricato la discografia completa di Gloria Demo da Emule? E se mi sequestrano l’iPod? E perché non me fanno sapé niente? Obama che mo fai come Bush?
Gli Stati Uniti non intendono svelare il mistero sull’Anti-Counterfeiting Trade Agreement. Nella stessa settimana in cui l’Europa dà segni di apertura, la Casa Bianca ribadisce invece la politica di Bush, sostenendo che la segretezza al riguardo sia indispensabile, per una mera questione di sicurezza nazionale. Ciò non significa che i documenti siano off-limits per tutti, fuori dalle stanze del governo. Libero accesso, infatti, è quello garantito ai soliti affaristi. Dov’è la politica della trasparenza annunciata da [[Obama]]?
ALEA ACTA EST – Vanno moltiplicandosi negli ultimi giorni le perplessità degli iternauti americani sull’ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement). Mentre l’Europa richiede l’opportunità di renderne di pubblico dominio gli arcani, fa discutere in Obamaland la scelta del nuovo presidente degli Stati Uniti di confermare invece la politica del mistero adottata dal suo precedessore, George Bush. Dura e inflessibile suona infatti la risposta di diniego di Carmen Suro-Bredie, l’ora ex capo dello U.S. Trade Representative, a James Love, direttore di un gruppo no-profit, il Knowledge Ecology International. L’uomo, all’indomani dell’insediamento alla Casa Bianca del profeta della democrazia diretta e della speranza, appellandosi al Freedom of Information Act, il FOIA, la legge sulla libertà di informazione, aveva chiesto di poter prendere visione di sette specifici documenti che conterrebbero la bozza programmatica dell’ACTA. E invece no. I canovacci progettuali di quello che si lascia intendere come un progetto mondiale di tutela preventiva del copyright, di lotta alla pirateria ed alle merci fisiche ed intellettuali contraffatte, resteranno offuscati sotto la coltre del sospetto, a fomentare, a torto o a ragione, i timori di
una grande fetta dell’opinione pubblico-cibernetica afflitta, ora anche dalla delusione di quanti si aspettavano da Obama qualcosa di immediatamente, drasticamente alternativo rispetto al passato.
CYBER CARBONERIA – Le bozze dell’Anti Counterfeiting Trade Agreement, che, da quanto ci è noto, sono state redatte a partire dal 2007 nel corso di vari meeting segreti che hanno impegnato ed impegnano tuttora alcune tra le grandi potenze del globo, come il Giappone, l’Australia, la Svizzera, la Corea, il Giappone, il Messico, l’Australia, la Nuova Zelanda e la nostra Unione Europea, sarebbero troppo importanti per farsi patrimonio dell’opinione pubblica americana, e magari, per consentirle un minimo di partecipazione alla propria redazione. Così ha deciso la Casa Bianca, tradendo per certi versi quella che Luca Nobile definiva, proprio qui su Giornalettismo, la più potente «lobby» d’America, quella grossa percentuale di popolazione connessa in rete, la stessa che promosso Obama sul trono del sogno collettivo. Ma Obama non è il Salvatore, non è un mago, non può agire esclusivamente sulla base delle proprie promesse programmatiche. Basta la risposta ad una lettera e sembra essere già fallita la politica della trasparenza che aveva annunciato. Parlando del valore del Freedom of Information Act, legge emanata negli Stati Uniti
il 4 luglio 1966 dal presidente Lyndon B. Johnson, che impone alle amministrazioni pubbliche una serie di regole per permettere a chiunque di sapere come opera il Governo federale, aveva detto: “A fronte di dubbi, l’apertura prevale. Il governo non deve mantenere le informazioni riservate solo perché per i funzionari pubblici potrebbe essere imbarazzante il divulgarle..”
WASHINGTON CONFIDENTIAL – L’oggetto dell’ACTA però è troppo “confidenziale“, e, dunque, troppo imbarazzante? Dice la Casa Bianca che il renderne partecipiti i cittadini americani potrebbe mettere a rischio la sicurezza nazionale. Questo patto contro la contraffazione rientrerebbe nell’ordine delle “cose da tener segrete” come previsto da una legge del 1995, l’Executive Order 12958 che recita: “I nostri principi democratici esigono che il popolo americano sia informato delle attività del governo. Inoltre, i progressi della nostra nazione dipendono dalla libera circolazione delle informazioni. Tuttavia, nel corso di tutta la nostra storia, l’interesse nazionale ha richiesto che un certo numero di informazioni dovessero essere mantenute segrete, al fine di proteggere i nostri cittadini, le nostre istituzioni democratiche….” Non si capisce, però, perché l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement possa invece essere liberamente consultabile, già nelle sue bozze progettuali, da parte della solita élite di affaristi, un nutrita lista di consulenti delle grandi multinazionali, i cosiddetti “cleared advisors“. Questo sito, il Keionline, indica una lista dei possibili nomi, facendo riferimento ad un’altra lista preesistente, rintracciabile sul sito dell’USTR. Ed è anche per questo che la faccenda ACTA non va giù a molti. Basti leggere i commenti dei cibernauti alla notizia. “Nessuno è veramente sorpreso del fatto che ci sia ancora una volta un presidente acquistato e pagate da un interesse particolare”. Ed ancora: “Obama ha promesso un’amministrazione trasparente, forse solo per chi dispone di milioni di dollari”.
YES, I CAN – Come dire, pare che il futuro del popolo della rete venga negoziato in sua assenza, ma al cospetto dei soliti affaristi, lobbisti di varie multinazionali, dalle major dell’enterteinment ai produttori di shampo e di latte. La sensazione non piace, soprattutto se si considera il fatto che – ricordiamo per chi non ne fosse a conoscenza – se qualcosa non fosse trapelato nel 2008, per caso o per errore su “Wikileaks“, un sito internet che dà spazio all’invio di materiale classificato e riservato, in genere documenti di carattere governativo o aziendale, da parte di fonti coperte dall’anonimato e protette, forse saremmo ancora del tutto ignari di tutto ciò. Forse non bastano nemmeno le rassicurazioni che, già in passato, l’Unione Europea aveva dispensato per placare i focolai di sospetto e paura. “Il personale di frontiera dell’Unione Europea, frequentemente impegnato nel combattere il traffico di droga, di armi o di persone, non avrebbe né il tempo né i presupposti legali per vigilare su un paio di brani pirata su iPod o sui computer portatili e non c’è alcuna intenzione di cambiare le regole“. Bene, allora, che problema c’è Obama?













non ci ho capito nulla…solo chiacchiere…ma il succo? forse non sarebbe il caso di spiegare almeno cosa è questo acta?
mi dispiace gijn, il problema è proprio questo:non sappiamo bene bene cosa sia l’Acta, o, meglio, non sappiamo come stia procedendo la sua redazione. Non sapevo se fosse il caso di ricapitolare il tutto partendo dal 2007 ed inserendo tutti gli stralci di documenti di cui siamo in possesso e che ci danno degli indizi al riguardo, oppure fermarmi sulla notizia fresca, ovvero:la posizione di Obama al riguardo. Ho preferito la seconda opzione, ho scelto cioè di tentare di stare sulla notizia. I link fornit potranno dare una mano ai curiosi o a chi non abbia mai sentito parlare della faccenda.Anzi se non ti va di leggere in inglese, consulta puntoinformatico che ha seguito quasi tutto, quasi dal principio, da quando ciè, qualcosa è trapelato sul sito
http://it.wikipedia.org/wiki/Wikileaks
Tra l\’altro mi scuso anche per i refusi
http://wikileaks.org/wiki/Proposed_US_ACTA_plurilateral_intellectual_property_trade_agreement_(2007)
To be a noble benign being is to from a amiable of openness to the mankind, an cleverness to trust unsure things beyond your own manage, that can front you to be shattered in unequivocally extreme circumstances as which you were not to blame. That says something remarkably impressive relating to the get of the principled compulsion: that it is based on a trust in the fitful and on a willingness to be exposed; it’s based on being more like a plant than like a treasure, something kind of dainty, but whose acutely item attraction is inseparable from that fragility.
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