Cultura

Shoah e negazionismo – Intervista a Guido Sacerdoti

16 marzo 2009

Guido Sacerdoti, da anni nelle scuole a trattare di razzismo, totalitarismo, Shoah, questione arabo-israeliana, è Professore incaricato di Allergologia e Immunologia Clinica presso Seconda Università degli Studi di Napoli ed è Presidente della Fondazione Carlo Levi di Roma (allo scrittore e pittore torinese ha dedicato mostre e saggi). Lo abbiamo contattato per parlare di Shoah, negazionismo e reato di negazionismo, presente oggi in gran parte del mondo occidentale, ma non in Italia.

Non sono certo in discussione le argomentazioni dei negazionisti, ma la opportunità di sanzionare per legge anche in Italia queste posizioni senza ledere il principio costituzionale della libertà di opinione. Cosa ne pensa? Trattare questa questione può essere particolarmente penoso per chi come me, ebreo, è vissuto in una famiglia direttamente ferita da  Auschwitz, quell’allegro villaggio turistico dove qualcuno, come mio zio Franco a 24 anni, è morto accidentalmente, forse per indigestione… Direi preliminarmente che la distruzione degli ebrei in Europa (per citare il titolo della monumentale ricostruzione dello storico Hilberg) è di sicuro un fatto acquisito dall’opinione pubblica come un “dato di realtà“. Solo una sparuta minoranza di neonazisti nostrani si spinge, via internet, a negare questa “verità delle cose” entrata oramai nel senso comune delle nuove generazioni, soprattutto dopo la istituzione nel 2000 del Giorno della memoria, le testimonianze rese degli scampati nelle scuole, le mostre storiche, ma soprattutto le opere cinematografiche come Schindler’s List e i documentari televisivi.

E dunque? La minoranza negazionista in Italia deve fare i conti con un certo diffuso livello di conoscenza della storia che la contraddice, ma soprattutto con un notevole grado di indifferenza nei confronti dell’intera questione.

In che senso indifferenza? E’ l’indifferenza tipica di una società di massa che galleggia solo nel presente, che si sente estranea al passato, alla memoria, ai valori, ai disvalori e che vive essenzialmente nel recinto angusto e mistificato delle pseudoemozioni televisive, delle finzioni delle fiction, delle banalità del Grande Fratello, del “buonismo” del festival di Sanremo, del cinismo di Porta a porta, ecc.. Questa indifferenza  della grande comunità dei consumatori di merci nei confronti di qualsiasi riflessione sulla nostra storia recente (e, più in generale, nei confronti della riflessione su qualsiasi argomento che esuli dalla cronaca spicciola) rende paradossalmente meno pericoloso, almeno nel nostro paese, il messaggio negazionista, per il fatto che questo messaggio non può essere collocato nel chiacchiericcio di TV Sorrisi e Canzoni…

Ma non tutti la pensano come lei circa il pericolo rappresentato dalla possibile diffusione delle idee negazioniste… Guardi, frange di ultras neonazisti continueranno a esporre negli stadi i loro striscioni , a sfilare con le teste rasate e gli anfibi , a alimentare i loro siti paranoici, ma dubito, per la ragione che ho esposto prima, che queste manifestazioni possano diventare un fenomeno di massa, anche in momenti di grave crisi economica come quello attuale, nel quale potrebbero risvegliarsi antiche pulsioni a trovare il tradizionale capro espiatorio nell’ebreo (capitalista, avido speculatore, ecc.).

Tuttavia nella società italiana non mancano le spinte razziste  e xenofobe, anche se oggi non sono indirizzate nei confronti della minoranza ebraica… Certo. E’ innegabile questa deriva, alimentata soprattutto dalla Lega. Ma io vorrei sottolineare il carattere particolare che assume il negazionismo in contesti diversi da quello europeo. Mi riferisco al negazionismo assurto a propaganda governativa, a messaggio dotato di una certificazione di ufficialità, collante di una opinione pubblica di un paese che si ritiene in guerra contro il nemico sionista e imperialista, nelle scuole, negli uffici, in TV. Come in Iran e in alcuni paesi arabi. In questo caso il messaggio, da espressione verbale di una minoranza, assume una valenza direttamente operativa.

In che senso? Nel senso che solo negando la Shoah, che è l’elemento moderno di legittimazione dello stato di Israele,  si può essere “legittimati” a programmarne la distruzione reale. La diffusione nelle scuole e nelle moschee di libelli come I Protocolli degli Anziani di Sion, che hanno fatto parte dell’armamentario della propaganda antisemita di Hitler, si muove nella stessa direzione: gli ebrei sono in perenne complotto per la conquista del mondo e la Shoah è una loro invenzione.

3 commenti a Shoah e negazionismo – Intervista a Guido Sacerdoti

  1. Mi dite come posso fare per abbracciare quest’uomo?

  2. AG

    Ho avuto la stessa pulsione di EssEmme.

    Purtroppo invece ho la pulsione opposta con Fiamma Nirenstein e le persone di fede israelita che son disposti a fare patti con gli eredi dei repubblichini pur di appoggiare l’attuale governo di Israele.

    Non ne faccio una questioen di criticha ad Israele o al suo governo, ma a chi si interessa di più di uno stato straniero, oramai semiconfessionale, invece di guardare cosa sta succedendo in quello in cui vive.

    Lo stesso strabismo che ritrovo in tanti ultrà cattolici dell’ultima ora rispetto ai tizi di là del Tevere.

  3. AG

    P.S.: Volevo dire “fede ebraica” non israelita. Non esiste una razza israelita e anche se esistesse chissene.

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