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«Mia figlia è morta di meningite, ora combatto contro i medici anti-vaccini»

Perdere una figlia a causa di una meningite dopo che il medico ha sconsigliato il vaccino. Cominciare una lotta contro i camici bianchi che fanno cattiva informazione. È la storia di Antonella Salimbene, 38 anni, una mamma di Casalmaiocco, in provincia di Lodi, che nel marzo del 2014 ha visto la sua prima bambina, Azzurra, 11 anni, morire per non essere stata vaccinata per il meningococco C (uno dei vaccini non obbligatori). In un’intervista rilasciata ad Alessandra Corica per Repubblica la donna ricorda:

Perché Azzurra non aveva fatto il vaccino per la meningite?

 

«Perché la pediatra lo aveva sconsigliato. Azzurra aveva fatto tutte le vaccinazioni obbligatorie. Quando è arrivato il momento di fare quella contro il Meningococco C, che rientra tra quelle raccomandate e si fa al compimento del primo anno di vita, la dottoressa mi disse che secondo lei non c’era bisogno di farla. Che lei stessa, ai suoi figli, non l’aveva fatta fare: mi sono fidata. Purtroppo, a posteriori, ho capito che non avrei dovuto. Mia figlia sarebbe ancora viva se avesse fatto quel vaccino».

 

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MAMMA CONTRO I MEDICI ANTI-VACCINI

Da qual momento, dunque, l’impegno contro le «teorie che sono state smentite ampiamente» e che si diffondono sul web:

Si è sentita in colpa per non averla vaccinata?

 

«Mi sono sentita responsabile, sì. Perché mi sono fidata di quella pediatra, e ho fatto male. Oltretutto, ho scoperto che la posizione di quella dottoressa non è rara: tanti altri genitori mi hanno raccontato che il loro pediatra gli ha sconsigliato la vaccinazione contro il Meningococco. Un’assurdità. Un dottore deve garantire il diritto alla salute dei bambini. Non metterli in pericolo sulla base di teorie che sono state smentite ampiamente: per diffondere quelle purtroppo già bastano i social».

 

In che senso?

 

«Che in Rete si legge di tutto, soprattutto teorie strampalate prive di contenuto scientifico. Ma delle quali tanti si fidano. È anche per questo che io e mio marito abbiamo fondato l’associazione “Un bacio ad Azzurra”: per ricordare nostra figlia, e diffondere informazioni corrette sui vaccini».

 

Dall’associazione è nata una campagna social: chi si vaccina posta una foto mentre è dal medico, con un foglio con su scritto “Per Azzurra”.

 

«Sì. Il nostro obiettivo è far capire che le vaccinazioni sono sicure, ed evitare così che altri bambini muoiano per una malattia che può essere prevenuta. Il medico, questo, deve essere il primo a garantirlo: non può fare campagna “contro”, è inaccettabile».

 

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