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Turchia, i 5 motivi che hanno decretato il fallimento del golpe

Turchia, il colpo di stato contro Recep Tayyipp Erdogan è fallito in poche ore. Il golpe non ha avuto successo per diversi motivi. Ecco le cinque principali cause che hanno portato al fallimento della sovversione dell’ordine in Turchia, e alla pesante repressione ordinata da Erdogan contro i suoi nemici.

    • 1. La resistenza del popolo. Il colpo di stato di venerdì 15 luglio è stato subito osteggiato dalla popolazione. Dopo l’appello dei leader dell’Akp e l’intervento via smartphone di Erdogan migliaia di persone sono scese per le strade per protestare contro il golpe. Il partito del presidente vince le elezioni dal 2002, e in questi anni ha consolidato un vasto sistema di potere basato però su un effettivo consenso popolare. Il golpe è stato indebolito dalla immediata condanna di tutti i partiti attualmente all’opposizione di Erdogan.
    • 2. L’esercito diviso. I golpisti speravano che l’esercito si compattasse dopo il tentativo di liquidare Erdogan per via militare. Per questo motivo non avevano abbastanza soldati in grado di controllare le posizioni strategiche dalle quali condurre il golpe fino al successo. Il capo dell’esercito Hulusi Akar così come altri generali sono rimasti fedeli al governo. Allo stesso modo l’aeronautica si è schierata con Erdogan, con azioni contro i golpisti che hanno evidenziato immediatamente la loro debolezza.
  • 3. Il mancato arresto di Erdogan. Il presidente Erdogan era in ferie a Marmaris. Il suo hotel è stato bombardato, però successivamente alla sua fuga, a quanto ha raccontato il capo dello Stato. Il mancato fermo di Erdogan, così come il fallimento del tentativo di ucciderlo, se effettivamente realizzato, hanno impedito al golpe di aver successo creando un vuoto all’interno della catena di comando della Turchia.
  • 4. Erdogan ha utilizzato internet. L’accesso alla rete di Erdogan è sembrato decisivo per cambiare la narrativa mediatica imposta dai golpisti con il sequestro della TV di stato. Il presidente è riuscito a intervenire sulla CNN turca grazie a Facetime, così comunicando col suo popolo nonostante non sia ancora stato chiarito dove si trovasse in quelle ore. Allo stesso modo Twitter è apparso decisivo: il social media bloccato da Erdogan nel 2013 per fermare le proteste contro di lui è stato utilizzato dal presidente per diffondere le foto delle manifestazioni in sua difesa.
  • 5. La comunità internazionale ha scelto Erdogan. Nessun Paese si è schierato coi golpisti nelle prime ore del colpo di Stato, quando sembrava che il tentativo di spodestare Erdogan potesse avere successo. Appena la situazione si è spostata in favore del presidente, gli Stati Uniti con Barack Obama hanno richiamato la Turchia al rispetto dell’ordine democratico, chiedendo di evitare azioni cruenti. Una bocciatura del golpe appoggiata dal resto della comunità internazionale.