Gino Strada: Khartoum non è poi così male

13/03/2009 - Chi si era illuso che il mandato di cattura emesso dal Tribunale Internazionale dell’Aja sarebbe servito a mettere pressioni su Bashir dovrebbe ricredersi. Perché il dittatore sudanese ha parecchi amici. Qualcuno anche tra gli insospettabili. D’accordo. [[Omar al Bashir]] non

     
 

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Chi si era illuso che il mandato di cattura emesso dal Tribunale Internazionale dell’Aja sarebbe servito a mettere pressioni su Bashir dovrebbe ricredersi. Perché il dittatore sudanese ha parecchi amici. Qualcuno anche tra gli insospettabili.

D’accordo. [[Omar al Bashir]] non è uno di quelli che faccia notizia o che scaldi gli animi dell’opinione pubblica quando si conquista un articolo in prima pagina. Giusto qualche giorno fa ci si è ricordati che quest’uomo esiste, ma solo perché la Corte Penale Internazionale de L’Aja gli ha fatto sapere di aver emesso un ordine di cattura che lo riguarda. Ne aveva parlato anche l’ottimo Marucci sulle nostre paginette per fare un po’ d’ordine sulla vicenda del Darfur e per tranquillizzare le parti in causa sul fatto che, mandato o non mandato, Bashir continuerà serenamente a massacrare la “sua” gente esattamente come prima.

MOLTI AMICI, MOLTO ONORE – Che certuni si potessero muovere in fretta per recapitare solidarietà al generale sudanese era da aspettarselo. E, infatti, l’inviato di Mosca per il Darfur ha messo tutti in guardia sull’intempestività della decisione: “L’inopportuna decisione della Cpi crea un precedente pericoloso per il sistema delle relazioni internazionali e rischia di avere conseguenze negative per il Sudan“. Segno evidente di un certo fastidio per l’ingerenza internazionale sul traffico d’armi che i russi gestiscono da quelle parti in joint venture coi cinesi la cui fame di petrolio è pari a quella dei loro soci quando si parla di valuta pregiata. Circostanza serenamente ammessa dal governo di Pechino che, ci possiamo scommettere l’osso del collo, farà ben pesare dove serve i suoi untuosi sentimenti di dispiacere e di preoccupazione. In modo un tantino più vigoroso si sono espressi Siria e Iran perché chi si somiglia si piglia. Più sorprendente, invece, l’abbraccio di Hezbollah e di Hamas alle quali non dovrebbe star troppo simpatico un governo che manda l’aviazione a far giustizia delle rivendicazioni di una minoranza. Evidentemente, han cambiato idea. Ma le sorprese non finiscono qui.

STRADA MAESTRA –  Bashir l’ha presa male lo stesso e ha immediatamente dato il foglio di via a 13 ONG sospettate di intelligenza col nemico: tra queste, per dire, Save the Children e Medici Senza Frontiere che sta tutt’ora sperando di recuperare tre dei suoi dipendenti finiti nelle mani di gente che il governatore del Darfur del Nord, Osman Youssef Kebir, garantisce non essere interessata alla violenza. Piccole scaramucce tra ragazzi un po’ troppo vivaci. Che, poi, è la tesi che [[Gino Strada]] ha consegnato alle pagine del Corriere il 9 marzo scorso e che ieri ha fatto incazzare come puma il comico migliore della famiglia Guzzanti, Paolo. Strada, lo sanno tutti, è una specie di profeta di un’assistenza sanitaria di grandissimo livello che esporta in tutto il mondo via Emergency, ma ha le sue idee. A lui, e non ne ha mai fatto mistero (anzi, ne mena vanto), gli americani non sono mai piaciuti e, appena vede un’occasione per denunciare i crimini della petroldemocrazia a stelle e strisce, ci si butta a capofitto. E anche stavolta non si è smentito: “E’ vero che è stato il Consiglio di Sicurezza ad affidare alla Corte Penale Internazionale il compito di indagare sulle violenze in Darfur, ma non riesco a comprendere come il massimo organismo dell’Onu possa investire di un compito così delicato un istituto che non è riconosciuto da tutti i Paesi. La credibilità del Tribunale de l’Aja è così minata per sempre. Inoltre sembra ci sia un accanimento sugli africani. Perché nessuno indaga George W. Bush, per le violenze in Iraq, o Ehud Olmert, per i massacri dei civili a Gaza, o Vladimir Putin, per i crimini di guerra commessi in Cecenia? Non andrebbero quanto meno investigati per le atrocità commesse dalle loro truppe? La corte sembra essere manovrata, indirizzata verso coloro che non sono ortodossi. Insomma sembra quasi che le sue decisioni siano prese in base a un’agenda politica e con profondi pregiudizi“. Ok, va bene. Ma Bashir?

“L’INDIPENDENZA SI PAGA” – Vero. Sacrosanto. Ad andar troppo spesso controcorrente si trovano guai e si finisce per dover saltare ostacoli che una certa disponibilità al compromesso, solitamente, rende meno ostici. Per questo Emergency dice di aver scelto da tempo (dallo scoppio della guerra in Iraq, per la precisione) di aver rinunciato ai contributi governativi: per mantenersi indipendente dalla politica visto che, se la politica dà, poi finisce immancabilmente per chiedere. Si intende che si parlava dei fondi governativi italiani erogati dal Maggiordomo di Bush. Applausi a scena aperta. Poi, però, scopri che i bilanci di Emergency, pluripremiati per la trasparenza, glissano signorilmente di approfondire circa la fonte di un contributo di quasi tre milioni di euro ricevuto per la realizzazione di un programma sanitario integrato – “Diritto alla Salute” da realizzarsi, guarda un po’, in Sudan. E da chi li ha ricevuti? Dal Ministero degli Affari Esteri (pagina 16 del documento). Correva l’anno 2005 e al governo stava Sua Scandalosa Putritudine. Pecunia, giustamente, non olet ed è consigliabile mantenersi pragmatici, specie per un nobile scopo. Ma Bashir?

MALIGNITA’ – Chiaramente Strada non si discute: anche se Guzzanti si ostina a definirlo ideologizzato, è chiaro e lampante che si tratti di un idealista, la qual cosa fa la sua bella differenza. A maggior ragione per quanto appena scritto: non sono stati certamente i milioni arrivati da un Ministero a rendere più morbida la posizione di uno come lui. Tanto più che, parlando di Sudan, non ce ne sarebbe stato nemmeno bisogno. Il governo italiano, diciamocelo, in Sudan qualche affare ce lo fa e Bashir non dispiace nemmeno agli (ex?) sovvenzionatori di Emergency. Solo Guzzanti non l’ha capito, anche perché adora farsi le domande giuste per darsi le risposte sbagliate. Avesse dato un occhio all’ultimo bilancio di Emergency avrebbe notato (a pagina 37) che, parlando di nuove prospettive per il fund raising, si dice chiaramente: “Il contributo del Governo sudanese è invece frutto di un impegno ufficialmente preso dall’autorità di Khartoum come  manifestazione del riconoscimento e della fiducia riposta nel programma regionale iniziato da Emergency con l’apertura del Centro “Salam”. Tale contributo, inizialmente indicato in USD 3.000.000,00, è stato aumentato a USD 5.000.000,00 con una dichiarazione ufficiale resa nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’ospedale dal Vice Presidente sudanese davanti ai rappresentanti e ai ministri di molti degli stati confinanti coinvolti nel programma sanitario di Emergency in Sudan“. Bastava metterla insieme all’ultima frase dell’intervista: “[...]siccome i soldi in tasca scarseggiano, abbiamo una contrazione degli introiti. Speriamo però che il flusso ricominci a breve”. L’ospedale è a Khartoum, naturalmente, non è nel Darfur, dove dovrebbe aprire – tra sei mesi – una nuova struttura ospedaliera a Nyala. Sappiamo tutti quanto ce ne sia bisogno tra quei disperati. E anche perchè.

     
 

8 Commenti

  1. marblestone scrive:

    Io penso che per poter operare in certe situazioni si debbano gestire in maniera intelligente i contatti con chi ha il potere. Altrimenti ti ammazzano o ti cacciano.
    Come, con che complicità con gli assassini, con che risulatati tra la povera gente, sono le cose che permettono di capire se si è fatto un lavoro davvero umanitario o un fiasco.
    Questo post mi è piaciuto moltissimo proprio perchè mette in evidenza queste difficoltà e quindi fa riflettere su un mondo che non ha solo santi o dove sono tutti truffatori

  2. EssEmme scrive:

    Non avrei potuto scrivere di meglio. Al di là dell’efficacia dell’intervento sanitario di Emergency (che pure sta cercando in un modo o nell’altro di smarcarsi dal suo padre-padrone), ulteriori dubbi sulla sincerità di talune dichiarazioni di Gino Strada potrebbero pervenire da un dato che non appare nel bilancio della ONG (come invece fanno altre quando le donazioni assumono valori ‘incisivi’). Ovvero da parte di una certa multinazionale italiana che è molto interessata alle materie prime sudanesi. Ovvero l’impero di Tronchetti Provera.

    Proprio per questo genere di motivazioni le ONG più serie (comq quella che oggi sta provando in ogni modo a far rilasciare tre dei loro volontari) rifiutano donazioni di società che hanno grossi investimenti nei teatri dove operano, o investono nel comparto bio medicale. Ovviamente – ma questo credo che anche Emergency sia molto ferma – vengono rifiutati i soldi anche delle società che operano o che hanno investimenti nel settore delle armi (praticamente così si includono circa il 95% delle banche italiane).

    Insomma, vero che Emergency fa un lavoro straordinario, vero che Strada è un idealista, vero che Guzzanti Paolo è un comico fuoriclasse, ma è altrettanto vero che certe manifestazioni possono essere lette – se non si è completamente trasparenti e puliti – come parti di interessi altri, che per nulla fanno bene al mondo del volontariato.

    Delle due, almeno una, per evitare dubbi. O Strada la smette di parlare, o emergency rinunci a sponsor ingombranti.

  3. EssEmme scrive:

    @marblestone

    i “contatti” in zone di guerra, le si devono avere – a torto collo – con i caschi blu o comunque con le truppe che operano sotto mandato internazionale. Per anni sono stato un fanatico sostenitore di una completa distanza tra militare e umanitario, per evitare confusioni, ma è vero che è sempre più necessario in taluni contesti poter contare su un appoggio logistico internazionale.

    E comunque, per entrare in un paese, è normale che si ‘tratti’ preliminarmente con il governo in carica. Questo non vuol dire costruire un ospedale a Khartoum invece che in Darfur, però. Nè corromperlo, o altro. Perchè dalle associazioni umanitarie ci si aspetta anche una ‘denuncia’ su quello che sta succedendo in contesti di conflitto. Una ‘relazione’ equidistante, reale, e basata sui fatti. Stringersi troppo a questo o quel governo impedisce de facto non solo l’operatività delle missioni umanitarie, ma anche la loro possibilità di “raccontare” quei contesti.

  4. Gregorj scrive:

    “ce l’abbiamo solo noi Senza-Terra” (cantava la curva allo stadio)

    purtroppo, aggiungevano i bene informati :-)

  5. EssEmme scrive:

    Allora non sono ben informato, perchè si leggono che sono un piacere i suoi pezzi…

  6. ricchiuti scrive:

    Mi unisco al coro delle vedove in (foglio) bianco di Mitraglia, il quale invecchiando s’è fatto come il vino di qualità, da centellinare e avaro di pezzi.

  7. Grano scrive:

    Mah, io ad uno come Strada (per le scelte di sacrificio personale che ha fatto e per i risultati che innegabilmente ha raggiunto in contesti difficilissimi) sono disposto a perdonare quasi tutto. Ovviamente non dò bado alle sue prese di posizione non strettamente legate all’attività specifica di Emergency. La mia posizione potrebbe cambiare nel momento in cui Emergency diventasse un po’ come Unicef, che si è talmente burocratizzata che utilizza il grosso dei fondi raccolti non per l’aiuto ai bambini ma per finanziare la struttura ed altre campagne di raccolta fondi di cui il grosso del ricavato …
    Quanto alle relazioni equidistanti, Emergency è un’associazione che non si propone la tutela dei diritti umani, ma un certo tipo di aiuto diretto agli esseri umani. Li aiuta? Sì. Li aiuta tacendo sulle responsabilità dei governi o di alcuni governi? Forse. Pazienza. Anche Schindler, Perlasca etc. non denunciarono in modo equidistante le porcherie hitleriane, anzi raccontarono un sacco di bugie, eppure Israele non si è fatta problemi a metterli tra i suoi “giusti”.

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