Elezioni presidenziali Usa 2016, la sfida tra Hillary Clinton e Donald Trump

Elezioni Usa 2016

Elezioni Usa 2016: date, risultati delle primarie, candidati, sondaggi e quello che c'è da sapere sulle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. La candidata democratica contro lo sfidante repubblicano

ELEZIONI USA 2016

Le elezioni presidenziali Usa 2016 si svolgeranno martedì 8 novembre. In quel giorno gli statunitensi voteranno per il loro quarantacinquesimo presidente. La sfida per la successione di Barack Obama si giocherà principalmente tra Hillary Clinton, la candidata democratica, e Donald Trump, il candidato repubblicano. I sondaggi rilevano un’elezione incerta, anche se l’ex segretaria di Stato appare favorita, sia nel voto nazionale che in quello, decisivo, negli Stati in bilico.

I CANDIDATI DELLE ELEZIONI USA 2016

Hillary Clinton e Donald Trump sono i principali pretendenti alla Casa Bianca di Usa 2016. La candidata democratica riceverà la nomination democratica giovedì 28 luglio alla Convention di Philadelphia. L’ex segretario di Stato corona così il percorso politico iniziato al fianco del marito Bill Clinton, il quarantaduesimo presidente degli Stati Uniti, quando diventò governatore dell’Arkansas. Hillary Clinton ha ottenuto la vittoria alle primarie democratiche contro Bernie Sanders, il senatore del Vermont di simpatie socialiste che ha conquistato consensi ben superiori al previsto.

La candidata democratica ha vinto in modo più difficoltoso del previsto, anche se con un margine di vantaggio piuttosto largo, di circa 15 punti percentuali nel voto popolare. Un vantaggio ancora più ampio, favorito dal ritiro dei suoi avversari, è stato conquistato da Donald Trump alle primarie repubblicane. Il miliardario di NYC è stato la grande sorpresa di Usa 2016. La sua candidatura è stata giudicata poco credibile da molti osservatori e da larghi pezzi dell’establishment Gop, ma ha da subito conquistato gli elettori. Stella della TV e imprenditore di successo, Trump ha sfondato nel cuore degli elettori conservatori delusi dalla politica tradizionale e ostili all’immigrazione.

ELEZIONI DEL PRESIDENTE USA 2016: COME SI VOTA

Gli Stati Uniti eleggono il loro presidente attraverso un organismo chiamato Collegio elettorale, Electoral College, disciplinato dalla Costituzione americana all’articolo 2, comma 2 e 3. A differenza di quanto si pensi l’elezione del presidente americano non è diretta, perché i rappresentanti del Collegio elettorale sono nominati dalle assemblee legislative degli Stati. Le norme approvate a partire dai secoli scorsi e la prassi costituzionale ormai consolidatasi ha però ormai reso vincolante l’orientamento degli elettori nel voto dei membri dell’Electoral College.

Ogni Stato ha un numero di Voti Elettorali che deriva dalla somma della sua delegazione congressuale formata da due senatori a testa e il numero di deputati alla Camera dei Rappresentanti assegnato in basa alla popolazione. La California è lo Stato con più rappresentanti nel Collegio elettorale, 55, mentre Alaska, Delaware, Montana, North Dakota, South Dakota, Vermont, Wyoming e il distretto di Columbia, la capitale Washington Dc, hanno solo 3 Voti elettorali. Il Collegio che elegge il presidente ha in totale 538 voti: è eletto chi ne conquista almeno 270.

Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti prevedono anche un eventuale ballottaggio nel caso in cui nessun candidato raggiunga il quorum di 270 Voti elettorali. Il secondo turno è affidato alla Camera dei Rappresentanti, dove i deputati non votano singolarmente, ma per Stati. Solo due elezioni, nel 1800 e nel 1824, sono state decise dalla Camera e non dal voto del Collegio elettorale.

SWING E BATTLEGROUND STATES: GLI STATI IN BILICO ALLE ELEZIONI PRESIDENZIALI USA 2016

Le elezioni presidenziali sono decise dal voto nei singoli Stati. Il candidato che raggiunge la maggioranza relativa in 48 Stati su 50, e a Washington Dc, conquista tutti i Voti elettorali assegnati da uno Stato. Solo Maine e Nebraska distribuiscono i loro Voti elettorali in base al candidato vincitore in ognuno dei loro distretti congressuali. Il meccanismo elettorale basato sulla competizione negli Stati influenza in modo assai rilevante la campagna presidenziale.

I candidati puntano la maggior parte delle loro risorse finanziarie e organizzative per vincere nei cosiddetti swing o battleground States, gli Stati in bilico, diventati decisivi per il raggiungimento dei 270 Voti elettorali. Gli Stati in bilico tendono a cambiare nei cicli elettorali: abitualmente i candidati alla presidenza investono in quelli dove il margine di vantaggio era più basso. I più probabili Stati in bilico del 2016 sono Colorado, Florida, Iowa, Nevada, New Hampshire, Ohio, Pennsylvania e Virginia. La Florida ha 29 Voti elettorali, la Pennsylvania 20, Ohio 18, Virginia 15.

Il voto nazionale, anche se formalmente ininfluente, è però quasi sempre predittivo rispetto all’esito delle elezioni presidenziali. Solo in quattro casi nella storia degli Stati Uniti chi ha ottenuto meno voti a livello complessivo è stato eletto alla Casa Bianca, nel 1824, nel 1876, nel 1888 e nel 2000. Nel 1824 John Quincy Adams è diventato presidente grazie al voto della Camera dei Rappresentanti, dopo che Andrew Jackson l’aveva superato nel voto popolare. Nel 1876 il candidato democratico Samuel Tilden aveva ottenuto anche più voti elettorali del suo sfidante repubblicano Rutherford Hayes, ma l’assegnazione di quattro Stati dopo diversi mesi di scontri aveva portato alla conferma del Gop alla Casa Bianca.

I Democratici accettarono la sconfitta ottenendo in cambio il ritiro delle truppe federali dal Sud ancora segregazionista dopo la fine della Guerra Civile nel compromesso del 1877. Nel 1888 il presidente Grover Cleveland non ottenne la riconferma alla Casa Bianca pur vincendo il voto nazionale contro lo sfidante Benjamin Harrison. Nel 2000 il vicepresidente Al Gore aveva ottenuto mezzo milioni di voti in più rispetto a George W. Bush, ma perse la Casa Bianca per poche centinaia di voti in Florida.

DATE ELEZIONI USA 2016: QUANDO SI VOTA

Le elezioni presidenziali 2016 si svolgeranno martedì 8 novembre. Dal 1845 la legge federale ha fissato nel martedì successivo al primo lunedì del mese di novembre la data delle elezioni. Si presume che questo giorno sia stato scelto per la natura agricola della società americana dell’epoca: la domenica non si sarebbe potuto votare per rispettare il riposo fissato dalla religione cristiana, mentre il mercoledì si svolgeva tradizionalmente il mercato. Da ormai molti anni molti Stati permettono di votare in anticipo rispetto all’Election Day. Praticamente tutti consentono il voto per corrispondenza, mentre in questi ultimi anni è cresciuta la possibilità di recarsi in anticipo nei seggi, con il cosiddetto early voting.

PRIMO DIBATTITO TV, VINCE HILLARY CLINTON

Secondo i sondaggi organizzati dopo il dibattito TV e per la maggior parte dei media americani Hillary Clinton ha vinto il duello con Donald Trump. La candidata democratica è apparsa più convincente alla maggior parte degli ascoltatori, osservando i sondaggi, anche se questo successo deve esser considerato con grande cautela.

PRIMO DIBATTITO PRESIDENZIALE, LA GUIDA

Aggiornamento del 26 settembre

Tutte le cose da sapere sul dibattito presidenziale di lunedì 26 settembre 2016, il primo confronto televisivo tra Hillary Clinton e Donald Trump. Alle ore 21 ora di New York, le 3 in Italia, i due candidati di Democratici e Repubblicani daranno il via al primo dibattito presidenziale, 90 minuti di confronto su 3 argomenti.

PRIMO DIBATTITO PRESIDENZIALE, LA PREPARAZIONE

Aggiornamento del 23 settembre

Lunedì 26 settembre si svolgerà il primo dei tre dibattiti presidenziali. Alle ore 21 Eastern Time, le 3 in Italia, Hillary Clinton e Donald Trump si confronteranno presso la Hofstra University nello Stato di New York. Negli ultimi giorni prima del dibattito TV i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti si stanno preparando per uno dei più importanti eventi di una campagna elettorale per la Casa Bianca.

L’INFLUENZA DEGLI ATTENTATI SULLE ELEZIONI PRESIDENZIALI AMERICANE

Aggiornamento del 20 settembre

Ahmad Khan Rahami, un cittadino afgano di 28 anni, è stato arrestato per aver fatto deflagrare due bombe a New York City e nel New Jersey. In Minnesota un uomo ha accoltellato diversi passanti in un centro commerciale  prima di esser ucciso dalle forze dell’ordine. Gli episodi, che sembrano collegati al terrorismo internazionale, hanno riproposto il tema della sicurezza degli Stati Uniti rispetto alla minaccia jihadista nella campagna elettorale delle presidenziali. Donald Trump, in crescita nei sondaggi nelle ultime settimane, sembra poterne beneficiare.

IL RITORNO DI HILLARY CLINTON

Aggiornamento del 16 settembre

Hillary Clinton è tornata in campagna elettorale. Dopo la pausa imposta dal malore avuto alla cerimonia dell’11 settembre, e le giornate di riposo prescritte dal medico per curare la leggera polmonite diagnostica, la candidata democratica ha svolto un comizio in North Carolina. Hillary Clinton ha rimarcato come non abbandonerà mai la corsa presidenziale, come racconta il sito Politico.

 

LA SALUTE DI HILLARY CLINTON

Aggiornamento del 15 settembre 2016

Il medico personale di Hillary Clinton ha composto una lettera  diffusa dalla campagna in cui sono state fornite informazioni dettagliate sullo stato di salute della candidata democratica. Secondo Lisa Bardack Hillary Clinton sta bene, a parte la leggera polmonite contratta pochi giorni fa, ed è in grado di svolgere l’incarico di presidente degli Stati Uniti viste le sue condizioni attuali. Donald Trump, continuando con le sue allusioni, ha espresso dubbi sulle capacità della sua avversaria di fare comizi così lunghi come i suoi.

IL COMPLOTTISMO SU HILLARY CLINTON

Aggiornamento del 13 settembre 2016

La polmonite di Hillary Clinton ha scatenato un’ondata di complottismo sui social media, particolarmente concentrata tra i sostenitori più accaniti di Donald Trump. Secondo queste surreali teorie della macchinazione Hillary Clinton avrebbe una sosia che l’ha sostituita dopo il malore alla cerimonia dell’11 settembre. Per numerosi complottisti la candidata democratica avrebbe il Parkinson e non la polmonite come comunicato.

LA POLMONITE DI HILLARY CLINTON

Aggiornamento di lunedì 12 settembre 2016

Hillary Clinton ha la polmonite. Dopo settimane di attacchi di Donald Trump sulla sua salute e un lieve malore che l’ha costretta ad abbandonare la cerimonia in ricordo dell’11 settembre a New York City, è stata ufficializzata la malattia contratta in questi giorni dalla candidata democratica.

 

CHI È DONALD TRUMP: IL CANDIDATO REPUBBLICANO

Donald Trump è il primo candidato alla Casa Bianca da molti decenni di uno dei due partiti che hanno espresso il presidente degli Stati Uniti nell’ultimo secolo e mezzo a non aver alcuna esperienza politica precedente. Nel 1952 Dwight Eisenhower aveva conquistato la presidenza nonostante non avesse mai avuto un incarico elettivo in precedenza, ma avendo guidato l’esercito americano durante la II guerra mondiale la sua centralità nella vita pubblica statunitense era elevata. Più simile a Trump è stata la corsa di Wendell Wilkie, avvocato e imprenditore di spicco che nel 1940 aveva conquistato la candidatura repubblicana nelle presidenziali vinte da Franklin Delano Roosevelt.

Il miliardario di New York City riceverà la nomination giovedì 21 luglio, durante la Convention di Cleveland. Alle primarie presidenziali repubblicane Trump ha sorpreso la gran parte degli osservatori, per una corsa all’inizio giudicata come improbabile. The Donald ha però saputo raccogliere consensi via via crescenti, in molte zone degli Stati Uniti. Nel Sud conservatore ha consolidato la sua forza, poi deflagrata nel Nordest dopo una buona performance nel Midwest. Donald Trump ha conquistato la nomination del Gop grazie al vasto consenso tra i ceti più anziani e meno istruiti, i più sensibili al suo messaggio sicuritario su immigrazione e contrasto al terrorismo.

Le continue provocazioni verbali, l’esplicito ammiccamento a sentimenti reazioni se non apertamente razzisti così come la sua personalità debordante hanno però reso il miliardario di NYC il candidato meno apprezzato dall’opinione pubblica nella storia recente. Donald Trump è apertamente osteggiato da donne, giovani e minoranze etniche, e nei sondaggi è rilevato con opinioni favorevoli sulla sua personalità poco superiori al 30%. La netta maggioranza degli americani non apprezza Trump, ma una parte non piccola è disposta a votarlo anche per la ormai consolidata avversione nei confronti della sua sfidante, Hillary Clinton, anch’ella una delle candidate meno popolari della storia.

IL DISCORSO DELLA NOMINATION DI DONALD TRUMP

La convention di Cleveland si è conclusa con il discorso di Donald Trump, con cui il candidato repubblicano ha accettato la nomination assegnata dal voto dei delegati. Trump è stato introdotto da sua figlia Ivanka, probabilmente la componente più popolare della sua numerosa famiglia. Il discorso del candidato repubblicano è stato particolarmente lungo, oltre un’ora, e ha mantenuto toni prevalentemente cupi e negativi sul presente e sul futuro. A meno, ovviamente, di un’America governata da The Donald, che si è posizionato come il restauratore della legge e dell’ordine. Ecco il video del discorso integrale di Donald Trump

DONALD TRUMP CONQUISTA LA NOMINATION  ALLA CONVENTION DI CLEVELAND

Dal 19 luglio Donald Trump è quindi diventato ufficialmente il candidato dei Repubblicani alle elezioni presidenziali di martedì 8 novembre 2016. La Convention di Cleveland ha sigillato la sua candidatura nell’ultimo giorno del congresso Gop nella città dell’Ohio. Inizia così ufficialmente la sua campagna elettorale per la Casa Bianca. Il superamento della soglia dei 1237 delegati, il quorum per la nomination, è stato comunicato dal figlio di Donald Trump,  intervenuto a nome della delegazione Gop dello Stato di New York.

IL NO DI TED CRUZ A DONALD TRUMP

La Convention di Cleveland è stata però dalla clamorosa spaccatura dei Repubblicani. Il candidato arrivato secondo alle primarie presidenziali del 2016, il senatore del Texas Ted Cruz, ha negato il suo appoggio a Donald Trump. Cruz ha infatti invitato gli elettori Gop a votare secondo coscienza alle presidenziali, ricevendo dai delegati della Convention ululati e fischi in diretta TV . Il no del senatore del Texas a Donald Trump rappresenta l’ultimo episodio dello scontro tra il candidato e l’establishment repubblicano. La famiglia Bush, che ha espresso gli ultimi presidenti del Gop, si è rifiutata di appoggiare la sua candidatura, così come il governatore dell’Ohio John Kasich.

LE PRIMARIE REPUBBLICANE

I RISULTATI DELLE PRIMARIE REPUBBLICANE

Donald Trump ha vinto le primarie repubblicane conquistando oltre 13 milioni di voti, e distanziando il suo primo avversario, Ted Cruz, di oltre 6. Un successo netto, costruito grazie alle iniziali vittorie alle primarie in New Hampshire e South Carolina, e poi consolidato fino ai trionfi primaverili che l’hanno portato alla nomination repubblicana.

CHI È HILLARY CLINTON: LA CANDIDATA DEMOCRATICA

A sfidare Trump sarà Hillary Clinton, una figura politica di rilievo nazionale da quasi 25 anni: durante le primarie del New Hamphsire del 1992, decisiva per la conquista della nomination di suo marito, la campagna elettorale invitava a votare per Bill per ottenere due candidati presidente al prezzo di uno. Da allora il suo percorso è sempre stato svolto ai livelli più alti della politica nazionale. Nel 1993 il marito Bill affidò a Hillary Clinton la guida della riforma sanitaria, l’iniziativa più importante della sua amministrazione. Dopo 8 anni trascorsi come prima First Lady della storia ad avere un ruolo politico così marcato Hillary Clinton è stata eletta senatrice di New York, uno dei più importanti Stati degli Usa. Dopo 8 anni al Congresso la senatrice si è candidata alle primarie presidenziali del 2008, raccogliendo più voti ma meno delegati del vincitore, Barack Obama.

Dopo la vittoria contro John McCain Obama ha nominato Clinton come segretario di Stato, l’equivalente del ministro degli Esteri, uno degli incarichi più importanti in un’amministrazione presidenziale. Hillary Clinton ha guidato la diplomazia americana per quattro anni, e dopo la riconferma di Barack Obama alla Casa Bianca ha preferito lasciare il governo, per preparare la lunga campagna presidenziale, poi vinta più faticosamente del previsto contro Bernie Sanders.

IL DISCORSO DELLA NOMINATION DI HILLARY CLINTON ALLA CONVENTION

Il discorso di Hillary Clinton ha chiuso la convention di Filadelfia con l’accettazione della candidatura alle presidenziali di martedì 8 novembre. La nomination democratica ha incentrato il suo discorso sulla contrapposizione tra i valori americani e la candidatura di Donald Trump. Come già osservato negli interventi del presidente Barack Obama e del vicepresidente Joe Biden, la retorica ottimista e il patriottismo hanno ispirato il discorso di Hillary Clinton, una sfida all’egemonia repubblicana su questi temi pur con una descrizione di politiche progressiste.

IL DISCORSO DI BARACK OBAMA PER HILLARY CLINTON ALLA CONVENTION

La terza giornata della convention di Filadelfia è stata dominata dal discorso di Barack Obama in favore di Hillary Clinton. Il presidente ha sfidato la retorica pessimista di Donald Trump, rimarcando come l’America della fiducia e dell’ottimismo si riconoscerà nella candidata democratica. Dopo la fine del suo intervento Barack Obama è stato salutato sul palco da Hillary Clinto, con un abbraccio accolto da un’enorme ovazione dei delegati della convention.

HILLARY CLINTON CONQUISTA LA NOMINATION

La convention di Filadelfia ha ufficializzato la nomination di Hillary Clinton. Il conteggio dei delegati è stato interrotto su proposta di Bernie Sanders, che ha proposto alla convention di nominare la sua ex avversaria candidata alla presidenza degli Stati Uniti. Hillary Clinton ha salutato i delegati della convention con un video, nella serata in cui è stato protagonista suo marito Bill. L’ex presidente ha elogiato sua moglie in un discorso lungo e ricco di applausi.

LA CONVENTION SI APRE CON L’INTERVENTO DI MICHELLE OBAMA PER HILLARY CLINTON

Lunedì 25 luglio 2016 si è aperta la convention democratica a Filadelfia. Nella prima giornata di lavori l’intervento più apprezzato è stato il discorso di Michelle Obama. La first lady ha commosso la platea con un toccante appello per Hillary Clinton, che è sembrato ricompattare anche una platea dei delegati piuttosto divisa. Nelle ore precedenti alla convention i sostenitori di Bernie Sanders avevano fischiato il senatore del Vermont quando aveva chiesto loro di votare per la Clinton contro Donald Trumo.

LE PRIMARIE DEMOCRATICHE

I RISULTATI DELLE PRIMARIE DEMOCRATICHE

Hillary Clinton ha vinto le primarie democratiche con circa mille delegati di vantaggio su Bernie Sanders. La candidata democratica ha conquistato poco meno di 400 delegati elettivi in più, vincolati ai risultati delle primarie e dei caucus, e ha superato il quorum necessario per la nomination grazie ai superdelegati. Nel voto popolare Hillary Clinton ha ottenuto poco più di 17 milioni di voto, con un margine di vantaggio di poco inferiore ai 4 milioni rispetto a Bernie Sanders. Ecco i risultati delle primarie svoltesi:

I SONDAGGI DELLE ELEZIONI USA 2016

I sondaggi elezioni Usa 2016 sono condotti a livello nazionale e statale. Le presidenziali si giocano negli Stati in bilico, ma un vantaggio cospicuo a livello nazionale è rispecchiato anche nelle singole sfide nei battleground states. Ovvero, gli stati in bilico. Fin dall’inizio 2016 Hillary Clinton è rilevata con un margine di vantaggio piuttosto ampio nei confronti di Donald Trump, pari a circa 6 punti percentuali. La candidata democratica mantiene un vantaggio rilevante sia a livello nazionale che nei singoli Stati, dove si assegnano i Voti Elettorali che determinano l’esito delle elezioni, anche nelle indagini che rilevano i valori dei principali candidati minori, Gary Johnson e Jill Stein.

Nei principali Swing States, come Florida, Ohio, Pennsylvania o Virginia, la candidata democratica in vantaggio si gioca la vittoria.

GARY JOHNSON, IL CANDIDATO DEI LIBERTARI ALLA PRESIDENZA DEGLI STATI UNITI

I sondaggi estivi rilevano una ottima performance demoscopica di Gary Johnson, il candidato dei Libertari alla presidenza degli Stati Uniti. Gary Johnson ha già corso per la Casa Bianca nel 2012, ottenendo l’1% a livello federale, con oltre un milione di voti conquistati. Uno dei risultati migliori dei Libertari nella storia delle presidenziali americani. Il candidato libertario aveva corso in precedenza alle primarie repubblicane del 2012, vinte da Mitt Romney, in cui si era ritirato ancora prima che iniziassero le fasi di voto. Gary Johnson, eletto due volte governatore del New Mexico per il Gop, ha vinto le poche primarie svolte nel 2016 tra i Libertari, in cui ha avuto come avversario più insidioso l’imprenditore informatico John McAfee e il blogger Austin Petersen.

La convention di Orlando ha eletto Gary Johnson candidato dei Libertari alla presidenza degli Stati Uniti. Il suo vice è un altro ex governatore repubblicano, William Weld del Massachusetts. Le posizioni di Gary Johnson sono ispirate al liberalismo classico, sia per quanto riguarda la politica economica che i diritti civili. I Libertari sono a favore di una significativa riduzione dell’azione statale per quanto riguarda l’economia, e sono contrari a normative che limitino la libertà individuale, esprimendosi a favore di aborto, matrimoni gay, legalizzazione della marijuana così come possesso delle armi. Un’altra caratteristica dei Libertari è il loro tradizionale scetticismo nei confronti degli interventi militari.

JILL STEIN, LA CANDIDATA DEI VERDI ALLA PRESIDENZA DEGLI STATI UNITI

Jill Stein è l’altra candidata che aspira a diventare la terza forza tra Clinton e Trump alle presidenziali di Usa 2016. La dottoressa del Massachusetts ha già corso come candidata dei Verdi alle elezioni del 2012, quando ha ottenuto poco meno di mezzo milione di voti, pari allo 0,4% complessivo. Il programma di Jill Stein è ispirato a un ecologismo di stampo socialista, come spesso si riscontra tra i Verdi europei. La candidata americana, che spera di raccogliere voti tra gli elettori delusi di Bernie Sanders, è a favore di un nuovo New Deal ecologista, capace di riconvertire la produzione energetica Usa al 100% di fonti rinnovabili entro il 2030.

Oltre ai temi ambientali ed ecologici, Jill Stein propone di abrogare la riforma sanitaria di Obama con un sistema di assicurazione pubblica, Medicare for All, simile al nostro servizio sanitario nazionale. Favorevole alla cancellazione del debito universitario accumulato da oltre 43 milioni di americani, la candidata dei Verdi è a favore del controllo statale della Federal Reserve e propone il dimezzamento delle spese militari. I programmi pubblici per creare occupazione dovrebbero essere finanziati secondo Jill Stein da un aumento della tassazione sui ceti più abbienti.

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