Quanto è bello il sesso libero

I vantaggi dei rapporti poliamorosi visti con gli occhi di una donna Slate.com ci parla delle riflessioni di una donna,...

I vantaggi dei rapporti poliamorosi visti con gli occhi di una donna

Slate.com ci parla delle riflessioni di una donna, Libby Copeland, relativamente alla poligamia e ai problemi che questa genera in tutto il mondo.

LEGGI ANCHE:
Il sexy shop cristiano

L’attacco della Morte Nera a Copenhagen

Il poliziotto che ricatta con il sesso le immigrate

LE RELAZIONI POLIAMOROSE - In tutto il mondo la poligamia è intesa come un rapporto per il quale un uomo sposa varie donne. Negli USA, ad esempio, è propria della cultura mormone. Eppure la storia ha insegnato che la poligamia per le donne non è mai stata un qualcosa di negativo. E poi ci sono le relazioni poliamorose, per le quali le persone si lanciano in rapporti plurimi, specie nel contesto di coppie già sposate. Le radici di questa usanza si possono trovare già nel 1840. All’epoca la castità era la regola, e le donne americane più radicali rinunciavano alla monogamia, intesa come strumento del loro servilismo.

DUE SECOLI FA – Tra il 1840 e il 1870 il sesso era inteso come una specie di culto, e per non vivere nel peccato, uomini e donne dovevano essere liberi di frequentare chi volessero. Le comunità praticamente erano sposate tra di loro, come nel caso di Oneida, gestita dal ministro cristiano John Noyes. Le donne più anziane insegnavano ai giovani i segreti del sesso. Gli uomini si controllavano per evitare gravidanze indesiderate. Le donne andavano a letto solo con chi volevano. Chiuso l’esperimento di Oneida, l’amore libero ha continuato a vivere con la convinzione di combattere le consuetudini e le regole da “ancient regime”.

L’AUTODETERMINAZIONE – Nel libro della storica Christine Stansell “American Moderns”, i bohemien legavano l’etica dell’amore libero alla lotta per il controllo delle nascite e l’autodeterminazione sessuale delle donne. L’anarchica Emma Goldman viveva con il fidanzato e un’altra coppia e si lanciavano in atti amorosi decisamente complessi. Gli scrittori Neith Boyce e Hutchins Hopgood erano sposati ma frequentavano volentieri altri amanti. Dai bohemien si arrivò poi al periodo dei beatnik e degli hippie, i quali fecero propri i concetti propri dell’amore libero.

IL CASO KERISTA - Arriviamo così negli anni ’70, ovvero nel periodo della seconda onda delle relazioni poliamorose, così come definite dala sociologa Elisabeth Sheff. A San Francisco nacque una comune chiamata Kerista, fondata da uno che si faceva chiamare  Jud il profeta e che consisteva in tre grandi gruppi in cui venivano divise le coppie sposate, costrette poi a girare notte dopo notte. Solo che Kerista era dominata dalla presenza ingrombrante di un solo individuo. Era una cosa diversa. Negli anni ’9o si ebbe la terza onda delle relazioni poliamorose, dopo che l’AIDS aveva “congelato” il tutto durante gli anni ’80.

NEI GIORNI NOSTRI - A quel punto fu Internet a dominare la situazione con la nascita di gruppi nei quali s’inneggia all’amore libero e all’abbandono delle convenzioni sociali. Anche i network televisivi sono entrati nel circolo, come nel caso di MTV con il suo True Life, dedicato ai rapporti poliamorosi dei giovani. E non pensiate che si tratti di un fenomeno prettamente maschile. I primi libri sul tema sono stati scritti da donne, e sono proprio gli uomini a essere “vittima” di questa politica. Le relazioni multiple sono comode, evitano problemi. Si riesce a trarre il meglio da parte di più persone che ti amano per cose diverse. Almeno secondo chi ci crede.