13 marzo 2009
Un lungo discorso sulla realtà e un attacco a quei colleghi “irresponsabili” che pur di attirare l’attenzione su di loro compiono spesso atti “sciagurati”. Alex Drastico si racconta, e risponde alle nostre domande
Prima che iniziasse a parlare, qualcuno ha ricordato quella scena a Che tempo che fa, quando Cettola Qualunque, annunciando vittorioso la vittoria di Berlusconi del 2008, si blocca. Piange. E diventa Antonio Albanese, che chiede in siciliano “Fabio, hanno vinto?”. Poi gli occhi lucidi e la frase “Allora quello che ho fatto non è servito a niente”. E’ una gag. Seria. E spiega quello che emerge a sentirlo parlare, ovvero un paradosso: Antonio Albanese è un comico serio. La sala in cui dovrà, per oggi, essere se stesso e basta è piena. Lo spettacolo di oggi è l’Italia raccontata dagli occhidi un Pierrot, uno di quelli che anche quando decide di pulire il viso dalla lacrima disegnata, mostra di avercela comunque tatuata sulla guancia. Racconta di una vita da siciliano trapiantato a Lecco, il “rischio” di essere, come tutti, un perito meccanico, gli esordi a teatro, quel muratore gay suo primo fan che cambiava dal giorno alla notte perché si vergognava di quel che era. Racconta tutto questo per spiegare da dove nasce, in lui, quel grido d’angoscia che diventa riso: è l’osservazione la chiave.
ACCADE OGGI - E la realtà che Albanese osserva oggi è “tremenda“, tanto che gli fa “paura“. “Un tempo tremendo, ma da portare in scena onestamente. Voi non sapete quanto è difficile fare il Ministro della Paura”, dice fra le risate del pubblico, ma non le sue. “Pensate - racconta – che Cettola Qualunque è reale, al 100%. Tutte le sue battute sono prese da politici di piccole città, sono vere, ho sentito con le mie orecchie, compreso ‘non lo sputo sennò lo profumo‘.” Bella gente…“Persone dall’ignoranza paurosa, spaventosa, che non si confrontano con nulla, pensate alla chiesa ad esempio, perché ne hanno paura”. Piccoli cenni alla Lega (che a Lecco è “un partito moderato”) sempre pensando all’importanza di ascolto e osservazione: “io mi chiedevo, ma com’è che questi sti stanno riunendo, perché? Non è che sono dei pazzi, tranne qualche esempio. Beh, più d’uno”. Ma è serio nel concludere: “non dobbiamo, da snob, guardare agli altri con supponenza. Io ho ascoltato i loro incontri, ho cercato di capire, e un po’ ho capito.” E poi? Come si deve gestire, quella realtà che si osserva? “Serve la rabbia. Ma una rabbia costruttiva, gestita per ottenere uno scopo” e racconta di un suo amico autore, che non aveva più quell’ispirazione. E dopo essersi chiuso in casa per mesi, aveva ricominciato a scrivere come prima. La rabbia, disse lui, lo aveva aiutato.
IL NOSTRO RUOLO – Ma si parla anche di politica, e quando la parola è unita a un comico, non si può non parlare di quei fenomeni di comi-politica che proprio in questi giorni tornano a farsi sentire. E Albanese non scansa l’argomento, pur non riferendosi mai a nessuno. Ma i toni sono duri, parla quasi di irresponsabili. L’attacco è a quei colleghi che hanno premuto sull’acceleratore attirandosi addosso le ire funeste della classe dirigente e le ovazioni del popolo. O parte di esso.
Una critica profonda, ragionata, contro chi pare “cercare” la censura per emergere non rendendosi conto di quanto sia pericoloso: “E’ un grande peccato, tendenzialmente il comico è da proteggere, perché è stato capace di dire delle cose in questi anni. Cercare la censura è un grande peccato“. Non è forse anche irresponsabile nei confronti dei cittadini? Non appiattisce sulla dicotomia Berlusconi/Resto del mondo? Non fa, insomma, il loro gioco? “C’è gente che il giorno prima delle elezioni ha contestato un uomo politico, e quello il giorno dopo ha vinto. Sono convinto che abbia vinto anche per questo”. Allora è l’Italia che ha aderito a Berlusconi, o viceversa? “Tutte e due le cose. C’è una maggioranza che non va ignorata, sono tutte e due le cose. Tutte e due. Non si scappa”. L’ultima, faceta. Dovessi inventare oggi un nuovo personaggio, su due piedi, quale sarebbe? “Un giovane politico. No, scherzo!”. E ride. Forse per non piangere. Ancora.




io non avevo dubbi che stesse dalla parte giusta
Ogni grande comico è, appunto, sempre tragicamente serio, e Albanese ha sempre espresso questa cifra poetica praticamente in ogni cosa che ha fatto. Almeno per quanto mi riguarda, difficilmente sono mai riuscita a sfogarmi in risate liberatorie di fronte ai suoi spettacoli, a meno che la risata stessa non riuscisse a esorcizzare quella che, anche se travestita da battute e tormentoni, richiamava in realtà una specifica realtà, specie del Sud. E mi sono sempre stupita, come di fronte a marziani, di quelli che ridevano a crepapelle, per esempio, guardando “Uomo di acqua dolce”, quel fanciullino sperduto capace di avvertire profondamente le “lacrimae rerum”.
Ci sarebbe da parafrasare, a rovescio, Oscar Wilde che, stroncando una pagina patetica d Dickens, scriveva: “Chiunque riesca a leggere della morte della piccola Nell senza ridere, deve avere un cuore di pietra”.
il credo di una persona non va mai deriso
Ma neanche vedere Albanese associato ad un giovane eroe come SAVIANO……non e’ certo uno spettacolo molto edificante
del resto a questi radical sheek ….come albanese e compagnia bella non gli resta che urlare,….prima di scomparire……e finalmente tireremo un sospiro di sollievo,,e potremo dire la nostra senza passare attraveso questi P.m della kultura