Il centrocampo bauscia si rivelò totalmente slabbrato dal dirottamento di Stanko sul massimo punto d’esterno. Fu vera boria ? La mossa dello Specialone causò mancamenti. Il poveruomo confuso e infelice lasciò squarci, non faceva le diagonali su Scholes e Giggs, non si proponeva e timido anzi si nascondeva in attacco organizzandosi un terzo tempo con due slavi già ubriachi dalla sua parte. Tendeva inoltre in fase d’attacco ad accentrarsi rendendo del tutto
inutile il trucco dei bassi di Oporto. Buu razzisti nella civile Inghilterra ? Toh. Balotelli ha una fame che lo precede, si vide. Ibra fu attivo, con le sue scarpette rossobonifico da un tanto ad abracadabra, e diede spinte alla montagna di pan glassato facendosi il vuoto intorno, anche di suoi. La chiave poteva essere Maicon lanciato in velocità anziché lasciato ammuffire nella cantina di Ferguson, sul quale Rooney faticava e non poco. Il vostro cronista chiamò, Mourinho lasciò squillare. E difatti. Minuto ventotto, all’ennesimo gigioneggiare dei rossi, appunto Maicon reagiva come forse Gandhi aveva un giorno sognato di fare e puntava la testa di Ibra che schiacciava il pallone come un punto nero sulla traversa. Trentaduesimo, graziato O Coso su Balotelli, finiti i confetti il gioco finalmente smetteva di essere tale e gli ex fidanzatini del calcio corretto e lagnoso cominciavano a tirarsi i regali. Per (appunto) contrastare Maicon, Ferguson che il mio numero ce l’ha spostava Cri Cri dal Bolscioi alla fascia sinistra. Al trentaseiesimo, Stanko d’esterno da posizione impossibile faceva il manicure alle dita Von Teese, le dita burlesque, di Van Der Saar, altrimenti un fantasma. La fame cominciava a farsi sentire. A otto dal termine della prima frazione, su Maicon fermo O’Coso sparava sul bel maglione di Julio Cesar, la o’cosa più grande del luna park. Rispondeva il rinato Stanko, gasato come tutti i gregari e boia dall’avere la fascia e le spalle coperte, con un (tip)tap in fallito. Sei dal termine, Buuh Buuh Balotelli in giocata di lusso per Ibra che cecchinava d’un soffio il palo destro con Mourinho, una pecora davanti il leone brittanniko, che guardando Baresi per vedere se e cosa aveva rubato cominciava a gasarsi in panchina come neanche alle conferenze stampa senza contraddittorio. Lo schema in attesa di pause fu questo, Ibra da manuale Nike del controllo palla anche nei posti più assurdi, poi appoggio su Mario che aspettava svariando tignoso, come un cameriere italiano che stando in Inghilterra ora s’aspetti la mancia, l’eventuale incursione a destra di Stanko e persino Vieirà. Mentre gli inglesi invece continuavano imperterriti a tagliare sempre, l’erba, dentro l’area dell’Inter. Si andava a cenare con il pallon d’oro arresosi a Maicon e di nuovo spostato a destra a far gara di stronzi e di stracci con Balotelli. La sfida tra stemmi, lo United a inventarsene uno suo da campioni di non so che cosa per rispondere all’Inter che lo scudetto da quando l’ha avuto lo piazza pure nel caffèlatte e di preferenza appena sotto il gozzo dove lo vagheggiava secoli fa non potendo per residuo pudore cucirselo al cuore, riprese indovinando il cambio Muntari-Vieirà. Feci si con la testa come in Palombella Rossa a Silvio Orlando-Mou Mou. Muntari nel migliore degli ottavi e mondi possibili a ‘sto giro dovrebbe sfondare la fascia mettendo il sale dove Maicon passava. Zanetti a destra, Mountari a sinistra. Passò un minuto e Balotelli dimostrò salutandolo con un tiro da romanzo di Dickens, “Un diciottenne all’Old Trafford”, a suo papà naturale che non l’aveva voluto quando era povero di avere una personalità. Giggs creava superiorità numerica saltando i birilli a sinistra, Rooney al taglio Ronaldo che non lasciava, fregati Samuel e Cambiasso. Due a zero, partita finita e mo’(u) che famo ?
Si scaldò Adriano. Si scaldò Mourinho d’amore e riconoscenza d’inglesi. Sei amato ? Restaci. Balotelli al minuto cinquantadue diceva la verità a Cri Cri sulla sua eventuale esperienza italiana quando a Manchester se le sarà fatte tutte. Gli disse, ehy man non fare lo show che in Italia su certe cose non siamo inglesi. Cri cri si vendicò come una vera femmina meditando perfidamente di saltar ed umiliar tutto l’ambaradan e per poco non ci riusciva saltando tutti i nerasuri tranne il fallo di Samuel. Cinquantottesimo, Adriano per Stanko. Balotelli arretrato sempre a sinistra. Cinquantanovesimo, Imperatore (che vale più di una Regina) suonava il panico tra i sudditi Windsor chiudendo
sul palo in avvitamento del proprio trono l’assist incoronazione del fido primo ministro Cambiasso. Risposta realista, nello stesso minuto del mini conflitto di successione, Rooney sempre lù saltava sfilandogli portafoglio e autorità d’investitura Cambiasso lì dove il principe Berbatov tapino falliva il tap in. Rooney andrebbe raddoppiato sempre, come nel Truman show. Benché ne fossi (stato) sicuro, Muntari per niente andava, la principessa Cri Cri invece si, gli andava via e sprecava la sua giovinezza fuori. Il disegno dei Diavoli Rossi a trenta dal termine si riassumeva con un girotondo, un gira palla di sponda tipo flipper e se la difesa era piazzata era Rooney, un Gascoigne se non avesse mai bevuto un goccio d’alcool in vita sua, a dribblare e tirare e fare il tè alla Principessa Ronaldo. Parcheggiatasi comoda e strafottente as usual ma senza la Bentley di Fabrizio Corona nel posto riservato ai disabili, come a raccogliere l’invito all’onestà intellettuale del mite Mourinho. La partita a quel punto era finalmente importante e tesa e non aveva più quel bisogno stupido di essere pure divertente. Al sessantanovesimo l’Olimpico di Roma esultava perché usciva tra civilissimi cori razzisti Balotelli per l’entrante Luis Figo, usciva anche Scholes per Thevez (?). No. Magari. Il cell di Ferguson più non pigliava.
Rooney da buon tracagnotto cattivo picchiava tutti i giocatori dell’Inter. Quando li aveva picchiati proprio tutti, veniva finalmente ammonito. Ronaldo intanto veniva fischiato dai giornalisti italiani, ammalati di lue sacchiane, l’accusa era di fare solo volume alla messa (cantata) in piega del flipper United. Chiesi a voce alta (Mourinho non rispondeva), trovatemi un calciatore che segni il goal decisivo, quello ammazza gara, che non sia per legge e buon senso comunque di quella gara il protagonista. Delusione Muntari, accantonai per sempre i sogni d’andare a Coverciano. Figo a destra, Adriano centro sinistra, Ibra a scambiarsi i vagoni del centro con l’Imperatore. Diciassette dal termine, al melting pot della Nike carambola asciugandosi il cross addosso.
Nel calcio vince chi segna, non chi fa palo, mi sentivo il Cattomoderasta. Non possiamo aspettare (che crescano) i vincitori morali. Ibra che al cell risponde se chiama la Nike doveva andare pure a saltare su Cri Cri per far vedere le scarpe in azione anche all’altra curva. Il 2-3-1 locale spalmava di rosso l’epicentro del gioco. Meno sei, Ronaldo dell‘Ordine della Giarrettiera con tutta la sua opulenza su punizione, Julio Cesar c’era e volava. Sceneggiate di troppo di entrambi. Il testimonial Nike era stanco. Mou Mou non poteva più niente. La telecamera impietosa, sembrava quella di Tele Roma 56, lo seguiva finire. Con la partita.Le bollicine della banda Ronaldo battevano il pallone gonfiato.
Stappata la bottiglia, solo gas ne usciva.




I tempi al passato sono un omaggio a Gianni Brera
Egregio ragasso Brera Gioanìn, te ga vist il gol del Ronaldo? Il pur bravo Rooney ha potuto scegliere dove indirizzare il cross tra 3 compagni di squadra che in quel momento si sono fiondati in area. Chiamasi logica del pressing nel gioco d’attacco. In Italia non si vede MAI. In attacco mai, in difesa ormai neanche. A parte le differenze tecniche il Porto e il Chelsea di Mourinho giocavano lo stesso calcio, non tanto bello ma asfissiante. L’Inter no. Segno che in Italia per fare certe cose ormai elementari e basilari all’estero ci vuole una fede che scuote le montagne.
Gli inglesi, e ormai anche i nepalesi, accorciano ed accompagnano, accompagnano ed accorciano. Noi no, teste dure. E così le nostre squadre – vincano o perdano – sono sempre in sofferenza lì in mezzo. Ma non vogliasmo capire, non lo vogliamo vedere, non vogliamo, non vogliamo, non vogliamo…
Beviamoci sopra. Magari un rosso da trenta e non trecento euro.
Facciamo tre. Lo compro io al supermarket. Per l’oblio, meglio quello.