Scream last scream, old eagle with casket

11/03/2009 - La partita è l’ultima chance per agganciare il trenino per la Serie A. Si comincia a spron battente, a tutta lazialità. Il giovanissimo Toti alla sua prima segnatura entusiasma i locali. Un tiro di sinistro da fuori area giusto sotto

     
 

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La partita è l’ultima chance per agganciare il trenino per la Serie A. Si comincia a spron battente, a tutta lazialità. Il giovanissimo Toti alla sua prima segnatura entusiasma i locali. Un tiro di sinistro da fuori area giusto sotto la traversa, al centro. Spettacolo. Imparabile. E poi il raddoppio. Di rigore. E poi l’aggancio dei vicentini. Rondon, due goal. Uno sotto la Nord. Il secondo, sotto la Sud dove nel secondo tempo è andato a sistemarsi Astutillo. Neanche tanto sorpreso o scosso. Lui non è un fulmine di guerra. Si, da giovane gli avevan detto bravo. Anzi. Bravissimo. Però la vacanza romana anzi romanista in panchina lo ha sfibrato. Gli ha “tarpato le ali”. Troppo presto sedersi così. Quando sei lanciato, chi si ferma è perduto. Una partita in due anni. Liedholm non gli parlava. Eriksson gli ha parlato anche troppo, lo ha preso in giro. E lui che è un fascio di nervi dalla fisiognomica lenta che sembra egli stesso un down s’è bruciato. Ha perduto un po’ i tempi. A volte è troppo calmo. A volte è nervoso. A Catania s’è fatto espellere con un gesto inconsulto, un cazzotto. Per un cazzotto tirato in testa a un giocatore avversario dopo il rigore incassato. Astutillo è un tipo strambo. A parte le cose fuori dal campo, che quelle se vinci chissenefrega ma se perdi, che sian cose buone o cattive, chi te le perdona. E’ nordico, antipatico. Con questa storia che è buono e poi fa i paperoni. Alla gente che va allo stadio, magari senza mangiare o con la paiata da digerire, magari senza una lira e con una vita cui dare un senso e uno sfogo nella vittoria cosa importa del Nobel. S’accontenterebbero della Serie A.  La partita intanto va avanti. Rigore , rigore. Si va ad oltranza. Astutillo sembra rassegnato. La gente è esaltata. La sente sua, la partita. La squadra è in palla, il Vicenza è in vetta, la serie A è vicina, il Lanerossi, l’azienda laniera, la porta. La porta sotto la Sud la vede a dieci dal termine un certo Montani. Astutillo forse è solo esausto. Forse i nervi han ceduto e ha perduto tutto, per un portiere il nervo è il vero occhio altrimenti non fossero sempre su di giri soli soletti in porta si suiciderebbero o andrebbero a giocare in avanti. Forse si è soltanto reso conto di non essere poi così bravo. Anzi. Bravissimo. E per un santo che aiuta il suo prossimo, essere meno della perfezione è una offesa al suo senso ipercritico. Forse è solo stanco della caciara romana. Quella di Brescia ora che ne è lontano gli sembra un rassicurante tran tran. Forse è perché vive accanto alo stadio da ben tre anni. Chiuso in casa. Forse è solo il sole che gli va negli occhi. Le cronache narrano di un tentativo tanto goffo quanto tipico di Serie B di disimpegno del mediano del lanificio in biancorosso Montani. Cioè, a mezzo tiraccio telefonato da distanza ben siderale. Chi c’era parlò di oltre 40 i metri. C’è chi dice fu una palombella franata ben prima dell’obiettivo, il classico scarto di produzione di un tardo broccaccio in un torneo minore. C’è chi aggiunge che non era certo la prima stronzata. Fatto sta che passa. S’infila sotto le gambe di Astutillo Malgioglio, buca il suo onore, trafigge il suo score, espone il suo bianco ed azzurro mondo interiore alla giusta reazione del biancazzurro nell’unico mondo possibile. Almeno, quando si è in più di uno, quando si è almeno due. Quello esteriore. Il goal degli aziendalisti veneti manda a casa la squadra di casa.

La sud, che non è la curva laziale e che forse ha ispirato Malgioglio, ha dove si accede agli spogliatoi i distinti. Ben poco distinti i cori, i fischi, le urla. Provenienti da quella parte all’indirizzo di tutti e guarda caso, che combinazione, del giocatore che ha causato la sconfitta. Una cosa mai vista. Di solito, le serie A o le stagioni in generale si perdono tra applausi, fiori e sportivissime strette di mano. La contestazione lecita e illecita è un diritto dovere. E i laziali che insultano il loro portiere fanno solo il proprio dovere. Astutillo Malgioglio quel pomeriggio entra nella storia del calcio, negli almanacchi dei casi umani, nella memorabilia delle miserabili cose da ricordare per scriverci sopra periodicamente e farsi apprezzare o i più fortunati pagare, e buon ultimo nel sancta sanctorum dei Romanisti come non era riuscito giocandoci assieme, compiendo il seguente gesto diviso in movimenti. Come una sinfonia dello sfregio. Si toglie la maglietta. L’appollottola, per quanto si possa. Finito il lavoro, sembra specchiarla. In realtà sta prendendo la mira. Perché ci sputa dentro da distanza ravvicinata. Continuando a camminare senza fermarsi la butta in terra e ci si pulisce le scarpe. Dopodiché completa l’esibizione lanciando il manufatto ai suoi contestatori. Mai visto una roba del genere. E mai più si vedrà. Altrimenti non si vedrebbero più giocatori.

Aveva ragione Fabrizi. E’ solo dal buono per via della purezza che t’arriva la vera birbaccionata.

I tifosi increduli si eccitano di vittimismo. Non gli par vero gli potesse succedere anche quello. Dopo tutte le disgrazie e le scommesse e le pistole e Chinaglia, il cancro a Maestrelli, e la squalifica Uefa proprio l’anno del dopo scudetto, proprio l’anno della Coppa Campioni che quando ricapita più, e Re Cecconi, e Trinca e Cruciani, e gli assegni, e i brogli, e i buffi, e gli arresti allo stadio, pure lo sputo. E chi li raggiunge. Si sentono unici e soli. La società sportiva Lazio propone annoiata per forma (tanto non c’è una lira e si risparmia su di uno stipendio) la fucilazione o robe del genere. Astutillo ovviamente, che tanto scemo poi non è, che ha pensato e deciso quale miglior modo per bruciarsi ponti e vascelli dietro con dentro un già bruciato se stesso se non con la saliva, che una goccia nel mare alfine se non lo è diventato pure l’ha prodotta, che le braccia alfine le ha tese per mandare ‘affanculo, deve lasciare nel dopo partita sia il calcio che la città. Rilasciando dichiarazioni astutille su striscioni che nessuno avrebbe veduto e confermandole in seguito nel modo più definitivo, mescolate a mezze verità. Per il divertimento domenicale di qualche amante del calcio come nobile arte traviata da calci, sputi e colpi di testa.

Accogliendo in fondo il suggerimento della sua ex curva.

Tornando in effetti dai suoi graziosi mostri inabili. L’anno dopo, infatti, Astutillo Malgioglio in panca da balia è all’Inter.

     
 

1 Commento

  1. Stefy scrive:

    poverino! Ha fatto bene!

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