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Economiadi Luca Conforti
pubblicato il 11 marzo 2009 alle 11:30 dallo stesso autore - torna alla home

Se avete in programma di mettere i quattrini nella Municipalizzata di Roma, state in guardia perchè i giochi non sono ancora fatti e il futuro non poi tanto limpido

(Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore)

Finisce in pareggio lo scontro su Acea tra i due ingegneri-giornalai più potenti d’Italia. Colpisce che [[De Benedetti]] e [[Caltagirone]], per un perio516949ACEA Acea è un buon affare?do molto vicini, si fronteggino per la municipalizzata romana sia per la sproporzione dei mezzi messi in campo sia per la pochezza del premio finale. Acea è una municipalizzata con 3 miliardi di ricavi e 200 milioni di utili, qualche problema di indebitamento (1,7 miliardi sono quasi 3 volte l’Ebitda) e poche prospettive di crescita, sia per il tipo di settore in cui opera, sia perché il primo azionista con il 50%, il comune di Roma, non ha i fondi per pensare a grandi investimenti. Nelle ultime settimane è successo questo: “Il boss della città (Caltagirone), condiziona il sindaco (Alemanno) affinché faccia fuori l’amministratore delegato (Mangoni) per mettere al suo posto un «compagno di merende», ossia Marco Staderini. Tutto, oltre che per brama di potere, anche per mantenere la presa della politica su un’azienda chiave” (ricostruzione fatta da Mf e attribuita ai giornali di sinistra, in particolare a Repubblica). I giornali favorevoli a Calta (il Messaggero, ma anche il Sole e un po’ tutti i finanziari) invece la raccontano così: “Acea stava per concludere un accordo con Suez Gaz de France in cui i francesi avrebbero deciso tutto nella generazione e nel trading dell’energia, mentre ai romani sarebbero rimaste le briciole della distribuzione (incassare le bollette) e della gestione delle reti elettriche e del gas. Anche in termini di profitti, Gdf avrebbe preso la fetta più remunerativa lasciando ad Acea l’onere di trattare con i comuni sul costo dei servizi e di difendere quei risicati margini“.

BUONI PER IGiornali Acea è un buon affare?L PESCE – . Naturalmente l’informazione ha reso un pessimo servizio visto che sono coinvolti due dei principali editori nazionali. Basta andare all’estate scorsa per ritrovare i suggerimenti di Repubblica che sembrano mostrare un interesse di Sorgenia (di De Benedetti) ad alcune attività di Acea, mentre la campagna anti-Mangoni è partita dal caro vecchio “Menzognero” ed è stata completata sul Sole 24 ore con un’intervista al presidente Giancarlo Cremonesi che ha licenziato via stampa il suo Amministratore Delegato. Tanto accanimento della stampa sulla sonnecchiante Acea è anche determinato da fattori esterni: la voglia nel centrodestra di smontare l’ultimo baluardo della gestione Veltroni a Roma e la voglia del gruppo dirigente di Repubblica di dimostrare a Rodolfo De Benedetti quanto sia utile avere un giornale tra i propri possedimenti.

COSA C’E’ DI VERO – L’accordo con Gdf non era una manovra nell’ombra di Mangoni, ma l’evoluzione naturale di una decisione del 2002 che aveva portato alla nascita di AceaElectrabel, la società operativa che manda le bollette ai romani, produce l’elettricità e la vende/compra all’ingrosso. Vista la carenza di fondi del comune, la continua necessità d’investimenti aveva già portato i francesi a crescere in questa società: Acea continua a tenere la maggioranza in Acea Electrabel, ma Suez aveva preso delle ulteriori quote di minoranza nelle società operative s1272 Acea è un buon affare?ottostanti. In sintesi il comune gode del privilegio di comandare mettendo meno soldi. I francesi hanno chiesto di riequilibrare i rapporti di forza anche perché stavano per apportare un ulteriore asset, la rete del gas della capitale acquistata da Eni. Il tutto si è svolto per anni con l’avallo dei consiglieri di Acea espressione dell’azionista Caltagirone.

NOZZE COI FICHI SECCHI – L’idea, industrialmente sana, alla base delle tre joint ventures che dovevano nascere con i francesi era che Acea avrebbe potuto decidere al meglio la strategia sui clienti per sviluppare offerte congiunte (Acqua-luce-gas), così come la conoscenza con il territorio e il rapporto privilegiato con il comune avrebbe permesso una gestione più facile di tubi ed file della luce. Suez invece incassava gli investimenti fatti per aumentare la potenza delle centrali elettriche sparse in tutta Italia e si vedeva riconosciuta la capacità industriale e finanziaria d’investire nel business più remunerativo e più rischioso della generazione e del trading di energia. Dunque è giusta la critica che arriva da sinistra sul blitz del sindaco e di Caltagirone arrivati a bloccare in extremis la normale evoluzione di un processo avviato anni fa alla luce del sole. Così come è vero che Alemanno si è totalmente affidato al costruttore in questa vicenda spacciando la scelta dell’Ingegnere come un cambio di opinione dell’azionista Comune. Dove la critica di Repubblica e degli oppositori del sindaco si mostra debole è nel non riconoscere che la giunta espressa da una nuova maggioranza abbia il diritto di cambiare la strategia dei predecessori. Semmai la domanda è: “Qual è questa strategia?

ALTERNATIVE -  La più improbabile è che la nuova gestione ottenga da Suez-Gdf condizioni migliori di quelle negoziate da Mangoni (ma si perderanno mesi per prenderne atto). beware sign 770922 Acea è un buon affare?L’altro estremo fantasioso è che i francesi lancino un’Opa su Acea – o facciano un’offerta su Acea Electrabel- ad un prezzo che piaccia ad Alemanno e Calta, le valutazioni attuali sono troppo basse e la disponibilità di capitali non c’è. Quindi la prospettiva è il divorzio. Caltagirone ha il denaro per sostenere un aumento di capitale che lo faccia crescere nell’azionariato subentrando come nuovo “secondo socio” di Acea liquidando i francesi. Ma ci sono due controindicazioni: non sarebbe un partner industriale e si esporrebbe al rischio che il prossimo sindaco non sia di suo gradimento.  Più probabile è che la separazione avvenga con la divisione pro quota della serie di centrali ora gestite in comune, ma questo renderebbe Acea più piccola in termini di fatturato e utili. Una scelta accettabile solo di fronte ad una crescita alternativa, come la fusione con un’altra municipalizzata. Operazioni che di solito impiegano anni per essere pensate e portate a termine. Nel frattempo si procederà a vista: il consiglio è quindi tenersi alla larga dalle azioni Acea e trovarsi qualche offerta più vantaggiosa per le proprie bollette di luce e gas.

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