Mentre in Italia si discute di devolution e Padania, in Belgio la secessione è sempre più vicina. Una questione, quella dell’unità nazionale, non puramente politica, ma guidata e condizionata da fattori economici.
Il Belgio è paurosamente vicino a spaccarsi in due. Valloni e Fiamminghi, identità che hanno contribuito (con gli italiani) al nucleo storico della CEE da cui è nata la UE, ente sopranazionale di cui si discute se far diventare una federazione, potrebbero da un momento all’altro sciogliere la propria di federazione, o consensualmente o con una sorta di secessione delle settentrionali e più ricche Fiandre. A parte l’ironia dei fatti, può essere uno spunto di riflessione per il federalismo italiano? Il nord è ricco e industrializzato, il sud è più arretrato, Il sistema perequativo belga alla fine trasferisce soldi dal nord al sud, e al nord non sta
più bene questo costoso carrozzone arretrato e disoccupato (nel complesso il PIL viaggia sulla media europea e il deficit pubblico è contenuto, ma la disoccupazione è al 10% e l’inflazione oltre il 5%). Per certi versi la situazione quindi richiama in nostro rapporto nord-sud.
DUE CASI APPARENTEMENTE DIVERSI - Però c’è anche da dire che i Valloni (del sud) parlano francese e i Fiamminghi (del nord) parlano olandese, i sistemi educativi sono separati come pure i canali di informazione, mentre in Italia esiste un’unica lingua letteraria (i dialetti hanno in origine dignità di lingue autonome ma si stanno progressivamente “italianizzando”) sostenuta da un unico sistema di informazione ed educativo. Messa così la secessione delle Fiandre sembrerebbe più “culturale” e quella della Padania più “economica”. In realtà sono tutte evoluzioni “economiche”, basta non guardare il punto di arrivo bensì quello di partenza. Gli italiani e i belgi hanno costituito Stati centrali unitari, consci delle differenze regionali, e ci sarà stato un motivo. A meno di non supporre che l’unità fosse solo il capriccio di un qualche autorevole Re o politico alla cui morte, non avendosi un degno erede a condividerne il pensiero, l’idea di unità è andata svanendo, devono esserci stati dei veri motivi economici.
I MOTIVI - Quello a cui mi viene più naturale pensare sono esigenze di difesa, organizzazione e mantenimento di un adeguato esercito a protezione delle laboriose aree interne (tutta l’Europa fino a pochi decenni fa era un postaccio), oppure l’esigenza di unire un’area di crescente sviluppo industriale ad un’area più agricola che potesse fornire prodotti alimentari e manodopera (un esempio di specializzazione regionale o di coordinamento cliente-fornitore con norme omogenee e un’unica moneta). Diventando le due aree eleme
nti di un unico corpus economico coordinato, si possono trovare ampie giustificazioni anche ai trasferimenti perequativi di risorse (che potrebbero contenere addirittura elementi “compensatori”). Se questi due motivi (difesa e scambio) fossero esaustivi, il loro deterioramento darebbe spazio a spinte separatiste: due aree si uniscono in forza di un motivo; se il motivo decade torna conveniente la separazione iniziale.
QUESTIONE DI CONVENIENZA - In effetti il problema di difesa infra-europeo essenzialmente è sparito, e si parla ormai di un sistema di difesa sopranazionale e quindi indistinto; parte dei problemi di ricerca di lavoratori possono essere risolti internazionalmente (rilevanti sono oggi outsourcing e delocalizzazione); i mercati di beni e servizi in buona parte hanno dimensioni globali, per cui “legarsi” al fornitore vicino di casa può diventare controproducente per le proprie finanze. Il mondo è cambiato, e può aver cancellato condizioni di convenienza per l’unità così da rendere “irragionevoli” i vecchi schemi perequativi (non si vuol pagare per qualcosa che ormai è “inutile”). Non voglio dire che qui sta la spiegazione (almeno non tutta) degli accadimenti attuali, bensì ricordare che l’uomo si associa per alcune ragioni; ma l’associazionismo non è un patto di sangue, e se lo si vuol salvare si deve prima tornare alle sue ragioni (economiche o morali), e poi decidere se vale ancora la pena un’unità “nazionale” o “statale” in un contesto “globale”, ma senza la stantia retorica dei nostri politici.























Credo che sia il primo articolo di Leo che sottoscriverei dalla prima alla ultima parola.
Non ci credevo, ma anche i liberisti, per via della legge dei grandi numeri, una volta su mille ci azzeccano
speriamo di fare la fine del belgio
Il fatto che Société Anonyme sia d’accordo in pieno con me mi sconcerta…
Questo significa che dovrò fare a cazzotti con Pietro?