La scelta (sbagliata) del sommerso contro la crisi

11/03/2009 - Silvio Berlusconi attacca la proposta sull’assegno di disoccupazione dicendo che è un incoraggiamento al sommerso. Che quindi anche  il governo  considera una piaga da combattere. Peccato che i fatti dicono il contrario Il presidente del Consiglio ha recentemente respinto la

     
 

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Silvio Berlusconi attacca la proposta sull’assegno di disoccupazione dicendo che è un incoraggiamento al sommerso. Che quindi anche  il governo  considera una piaga da combattere. Peccato che i fatti dicono il contrario

Il presidente del Consiglio ha recentemente respinto la proposta del segretario del Pd Franceschini sull’assegno di disoccupazione, definendola “Una licenza di licenziare, soprattutto per i piccoli imprenditori e gli artigiani“, i cui dipendenti “godrebbero dell’indennità e continuerebbero a lavorare in nero“. Sarebbe quindi “un incentivo a licenziare e un incentivo al nero“. Un incentivo all’economia sommersa che, secondo il presidente del Consiglio, dovrebbe quindi essere contrastata. L’economia sommersa è l’economia legale che sfugge al controllo per motivi legati all’ evasione fiscale e contributiva e alla mancata osservanza della normativa sul lavoro. Non include economia illegale o criminale e alla cosiddetta economia “informale”, cioè attività legali di piccolissima dimensione, con bassi livelli organizzativi e con rapporti basati su relazioni familiari, tipo il lavoro domestico e il volontariato).

L’ECONOMIA SOMMERSA IN ITALIA – Il 18 febbraio scorso, durante un’audizione della Commissione bicamerale per l’anagrafe tributaria il direttore del Dipartimento delle Finanze, Fabrizia Lapecorella ha citato le ultime stime dell’Istat secondo le quali la quota complessiva dell’economia sommersa in Italia è il 16,1% del Pil, pari a circa 230-250 miliardi di euro. In questo aggregato ci sono le sottofatturazioni e i costi “gonfiati” (oltre il 50% del “sommerso”) che “pesano” sul Pil per circa il 9% e il ricorso a lavoro irregolare (circa il 40 %) che ha un impatto sul Pil del 6%. Gli occupati irregolari sono quasi 3 milioni, circa il 12% del lavoro in Italia. Di questi, al contrario di quanto si crede, solo 360 mila sono stranieri. Nel nostro paese l’economia sommersa pesa molto, all’incirca il doppio della media dei paesi Ocse.

I DANNI DEL SOMMERSO – Il danno che il sommerso produce all’economia “legale” è notevole. Prima di tutto in termini di gettito sottratto: l’alto funzionario del ministero dell’Economia ha  definito l’evasione fiscale un “fenomeno di massa” soprattutto nei servizi personali, commercio, ristorazione e costruzioni, sottolineando che “l’Italia nelle classifiche dei controlli internazionali, che risalgono al 2004, purtroppo non va bene“. In termini di sicurezza del lavoro, dove l’Italia detiene il triste primato in Europa  morti ed incidenti sul lavoro. Effetti pesanti anche sul vincolo di bilancio: i parametri di Maastricht sono calcolati sul rapporto deficit su Pil e debito  su Pil  e un’emersione almeno parziale contribuirebbe (anche in assenza di un eventuale gettito aggiuntivo) ad allentare il “morso” imposto da Bruxelles agli interventi di bilancio pubblico.

IL CONTRASTO AL SOMMERSO - Il fenomeno quindi, come ha detto Berlusconi prendendosela con il segretario del Pd, non va incentivato: anzi va combattuto. Ovviamente serve un mix di interventi: snellimento e una semplificazione delle procedure fiscali, burocrazia meno invadente e più efficiente per le imprese, migliore efficacia del sistema giudiziario. Ma anche un clima di legalità diffusa, e una maggiore efficienza ed efficacia nei controlli: del fisco e dell’ispettorato del lavoro. Sempre durante l’audizione in parlamento Fabrizia Lapecorella ha indicato come fondamentale per la lotta all’evasione “il potenziamento e l’evoluzione nell’utilizzazione delle banche dati che risiedono nell’anagrafe tributaria e l’aggiornamento del redditometro“.

LA NUOVA POLITICA FISCALE – Gli orientamenti del governo sulle politiche di accertamento, al di là delle dichiarazioni di facciata, sembrano andare in altra direzione: un recente comunicato dell’Agenzia delle Entrate dice testualmente che “non devono essere invasive nei confronti delle piccole e medie imprese“. Con la manovra estiva, come abbiamo detto qualche mese fa,  si sono smantellati diversi strumenti, in parte non ancora operativi, introdotti nella legislatura precedente, che potevano far ottenere, per via telematica, informazioni utili ai fini del contrasto all’evasione. Sono stati aboliti l’obbligo di allegare alla dichiarazione Iva gli elenchi clienti/fornitori, le limitazioni nell’uso di contanti e di assegni, la tracciabilità dei pagamenti e la tenuta da parte dei professionisti di conti correnti dedicati,  e l’obbligo di comunicazione preventiva per  compensare crediti di imposta superiori ai 10mila euro.  L’obbligo della pubblicazione degli studi di settore è stato spostato al 30 settembre dell’anno a cui si applicano, invece che entro il 31 marzo dell’anno successivo, così il contribuente sa prima cosa si aspetta il fisco e può facilmente adeguarsi, rendendo inutili i controlli.

LA RIDUZIONE DEI CONTROLLI SUL LAVORO - Un altro modo contrastare il sommerso – e il triste fenomeno degli incidenti sul lavoro – sono le ispezioni e i controlli sul lavoro, molto efficaci nel recuperare base imponibile: in media ciascun controllo compiuto dagli Ispettorati del Lavoro, dall’Inps, dall’Inail e dall’Enpals porta alle casse dello Stato fra tasse, contributi e sanzioni circa 55.000 euro, più del costo unitario delle ispezioni. Berlusconi dice di voler contrastare il sommerso. Sarà, ma intanto il Documento di Programmazione dell’Attività di Vigilanza nel 2009 predisposto dal ministero del Lavoro e reso pubblico recentemente dichiara che nel 2009 le ispezioni saranno ridotte circa del 20%, con punte più alte al sud (dove il fenomeno è più grave). Il perché lo spiega lo stesso rapporto: “La criticità del momento contingente rafforza la scelta di investire su di un’ azione di vigilanza selettiva e qualitativa, diretta a limitare ostacoli al sistema produttivo”. Curioso che questo avvenga proprio dopo una grossa tornata di assunzioni di ispettori del lavoro: 300 nel 2008, dopo i mille del biennio precedente.

PIU’ SOMMERSO CONTRO LA CRISI – Insomma, è stato fatto un esplicito un patto di non belligeranza nei confronti dei piccoli e medi contribuenti ed è stata resa esplicita la scelta di estendere il sommerso come misura anticrisi. Una scelta che causa una distorsione della concorrenza, che permette la sopravvivenza delle imprese  meno efficienti e con produttività più bassa, mentre si tartassano quelle in regola e che hanno il maggiore potenziale di sviluppo, e non s’incentiva la nascita di imprese che volessero nascere alla luce del sole. Caro Berlusconi, se pensa che la pressione fiscale sul lavoro nell’attuale congiuntura è insostenibile, riduca la tassazione sul lavoro a beneficio di tutte le imprese in regola, e aumenti i controlli, anziché ridurli. Servirebbe a finanziare la perdita di gettito, a incentivare l’emersione, a permettere l’aumento del Pil nominale. Invece, c’è ancora chi dice che “se gli italiani non scendono ancora in piazza dando vita a manifestazioni spontanee di forte dissenso e’ solo perché esiste, in forma diffusa nel nostro Paese, un’altra ricchezza generata da un’ economia non ufficiale: quella sommersa, ma anche quella legata ai business ed ai proventi delle attività criminali”. Spiace pensare che simili pensieri sembrano risiedere anche a Palazzo Chigi e al Ministero dell’Economia e in quello del Welfare.

     
 

23 Commenti

  1. grano scrive:

    @libertyfighter
    Quindi… è giusto per far capire il tipo, che è anche quello che su un sito di “Transumanesimo, Anarco-capitalismo, Psicopolitica” continuava:
    “… Perché realisticamente, nell’Italia di adesso, le idee veramente libertarie, le capiamo noi. Noi che siamo 1000. L’Italiano medio non le ha capite.
    Allora o le realizzi senza fargliele capire, e allora saranno i fatti a convincerlo, con il tempo, oppure fai un bel programma, strettamente liberale e libertario, senza promettere alcun aiutino, e ti accontenti dello 0.5% mentre la sinistra statalista governa”
    e poi, qualche ora dopo aggiungeva:
    “…Sveglia LucaF. alle prossime elezioni, se sbagliamo governo, non ci arriviamo. Ci sarà prima una rivoluzione, una guerra civile, dopodiché qualche novello Stalin o Mussolini o Hitler prenderà il potere, e noi saremo fanculizzati.”

    Ecco, anarco-capitalismo è un’ottima definizione del tuo credo e ci aggiungerei l’attributo “tirannico”: come definire altrimenti uno che si crede uno dei 1000 eletti che sanno pensare in modo libertario e quindi hanno il diritto, anzi il dovere, di gabbare gli altri per il loro bene?
    Conosco il genere, un po’ alla Antonio Martino: deregulation di tutto (leggi, regole, Stato…), ognuno si arrangi da solo, tanto noi siamo più intelligenti degli altri e ce la caveremo comunque egregiamente e chi soccombe …eeehh, selezione naturale, bellezza!

    Bene, chiudo e approvo i vari interventi di Comicomix

  2. Comicomix scrive:

    @libertyfighter:
    alcune delle tesi che sostieni, seguendo il pessimismo della ragione, posso comprenderle (anche se non sono proprio d’accordo..^_^). poi però c’è l’ottimismo della volontà.
    Ma, a parte le reminescenze gramsciane, c’è un fatto che non tornae che sottopongo alla tua riflessione. Certi fenomeni sono così come li descrivi soprattutto in Italia. Quindi, volendo, le cose possono essere diverse. E comunque, le “regole” se sono semplici, chiare e non barocche, non sono un ostacolo, ma un vanataggio al libero dispiegarsi dell’agire umano. Lo diceva anche Adam Smith, e tantisismi altri pensatori liberali.

    Anche il “liberismo” se diventa estremo rischia di scivolare nell’individualismo. E l’uomo è al tempo stesso male e bene. Non è tutt’oro quel che rilusce, ma dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…

    Un sorriso de nuevo…

    @grano:
    Grazie mille. Un sorriso anche a te.

    @tutti:
    :-D Buonanotte, almeno per ora…^_^

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