Il problema non è il no arrivato da Ferruccio De Bortoli. “Ringrazio Dario Franceschini e Gianni Letta per l’offerta di presiedere la Rai, azienda patrimonio del Paese. Un incarico di grande prestigio per il quale mi ero reso disponibile. Dopo attenta riflessione ho però deciso di restare dove sono: a fare solo il
giornalista“, ha detto il direttore del Sole 24 Ore, e in quel diniego accompagnato dal “solo” c’è tutta la sua carriera, e insieme la spiegazione del perché. De Bortoli è un giornalista, non vuole fare altro. Fare il presidente della Rai avrebbe significato decidere anche in campi nei quali non si ritiene competente. Mentre in quelli in cui è più bravo, avrebbe dovuto decidere insieme ad altri, i quali avrebbero potuto suggerirgli o peggio imporgli scelte che non ritiene professionale fare. Non lo dirà, perché non è il tipo. De Bortoli è uno che da direttore del Corriere della Sera ha lasciato al suo posto il cronista giudiziario che seguiva il processo Previti, Luigi Ferrarella, nonostante l’avvocato difensore di Previti, casualmente parlamentare del Popolo delle Libertà, gli scrivesse una letteraccia ad ogni articolo. Come potrebbe prendere uscite come quella di Silvio Berlusconi sulla tv pubblica che “unica nel mondo” attacca il governo? A De Bortoli verrebbe da rispondere, e a qualcuno anche di controreplicare: dopo qualche mese sarebbero stati ai ferri corti. Anche perché la nomina di De Bortoli non era vista con gioia da tutti. L’ala più “dura“, ma anche qualcuno molto vicino al premier – Paolo Bonaiuti – non lo vedeva di buonissimo occhio. E questo avrebbe minato in partenza il rapporto. Facile che il direttore del Sole abbia voluto sondare questo, ieri; e aver ricevuto risposte non gradite. E quindi, avrà detto, siccome fare il martire non mi piace, non vedo perché dovrei essere masochista. La stessa storia di Paolo Mieli, che ha visto organigrammi già compilati e ha detto “No, grazie, se è tutto già deciso io qui che ci sto a fare? La bella statuina?”.
Il problema è che Silvio se n’è uscito così, ieri: “Per De Bortoli avevamo dato il nostro benestare invece lui ci ha ripensato. Ora il nome ce lo devono dare i signori della sinistra“. E voi lo sapete che quando comincia a chiamarli “i signori della sinistra”, è incazzato. Tanto incazzato. E infatti, subito dopo ha rifiutato la proposta di confermare Claudio Petruccioli, il quasi-dalemiano ma anche amico di Previti che ha guidato senza quasi farsi notare in questi anni, dopo l’addio di Lucia Annunziata. “In questi anni Petruccioli ha difeso con passione e competenza l’autonomia del servizio pubblico”, ha detto il Pd. Sicuri? In questi anni non lo si è sentito nemmeno per sbaglio appassionarsi a queste tematiche, mentre i giornalisti e scrittori Peter Gomez e Marco Travaglio hanno affermato nel libro Regime che “l’indipendenza politica di Petruccioli potrebbe essere messa in dubbio dato che è notoriamente amico del presidente Mediaset Fedele Confalonieri ed il figlio di sua moglie, Giangiacomo Mazzucchelli, lavora al TG5“. Ma sono solo illazioni. Anzi. E’ un peccato che la pubblicistica sia storicamente così ingiusta con lui. Come quella volta che un giornale raccontò che l’allora giovanissimo Claudio Petruccioli, segretario regionale abruzzese, era a pesca mentre veniva assaltata e distrutta da fascisti la sede del Pci. Un’inesattezza bella e buona: Petruccioli quel giorno era invece a giocare a tennis. “Il no a Petruccioli e le parole di Berlusconi rendono ancora più difficile l’individuazione di un nome condiviso, previsto dalla legge“, ha aggiunto il partito di Franceschini in una nota. Eh già, il problema non è mica che De Bortoli abbia detto no. Il problema è che per sostituire uno come lui il Partito Democratico abbia avuto il coraggio di riproporre Petruccioli. E che Berlusconi gliel’abbia pure rifiutato. L’ulteriore, drammatica prova del fatto che in Italia la situazione è disperata. Ma non seria.
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Ci uniamo agli applausi di Bioetiche per il discorso con cui Barack Obama ha annunciatol’ordine esecutivo con cui ha posto fine alle limitazioni alla ricerca sulle cellule staminali embrionali: ” I cannot guarantee that we will find the treatments and cures we seek. No President can promise that. But I can promise that we will seek them – actively, responsibly, and with the urgency required to make up for lost ground. Not just by opening up this new front of research today, but by supporting promising research of all kinds, including groundbreaking work to convert ordinary human cells into ones that resemble embryonic stem cells”.
(vignetta di Mauro Biani)




veramente, l\’ altro giorno ho letto su un blog di portata ed interesse nazionale-europea-mondiale, che mr. Ferruccio ha rinunziato per essersi accorto che col nuovo posto avrebbe guadagnato l\’ ottanta per cento mancante……
è possibile avere il Suo parere a tal proposito ?
Con Osservanza
Ferruccio non ha bisogno di lavorare per vivere, ormai
Una volta tanto che c’è l’umiltà e la serietà da parte di qualcuno di capire i propri e gli altrui limiti e ben sapendo che nel suo campo invece può esercitare la sua professione in piena libertà,direi che Mr Ferruccio needs a standing ovation… and Mr Obama too!
Bravo De Bertoli
dice il mio amichetto Jamba che veramente fa la scimmietta ammaestrata pure al Sole,,,,tale e quale come la farebbe se andasse alla rai
ed io aggiungo, se non fosse ben ammaestrato e disciplinato, come farebbe ad arrivare così in alto ?
per meriti de professionalità ?
forse per il jiornalismo e solo per questo, valgono regole che, invece, sono normali per le altre carriere
naturalmente sono esclusi giornalettisti, amici o parenti degli stessi
rectius
ops:De Bortoli
lettore confuso,
io sono uno che guarda ai fatti. E, guardando ai fatti, quando fai interviste del genere a Geronzi e D’Alema, o pubblichi Ferrarella nonostante il tuo editore si stia cagando addosso, significa che sei uno che quando vuole farci sbattere il grugno gli altri, glielo fai sbattere.
E non c’è niente di più giornalettistico, per De Bortoli. Anzi, adesso gli mando la targa di Giornalettista ad honorem.
Ma De Bortoli non era quel tizio che aveva scritto l’introduzione alla biografia del MTP “L’Industriale” affermando che MPT era lui si un vero capito d’industria per il suo amore per il rischio ecc ecc ecc… forse adesso non riesce più ad usare la lingua perchè è ancora attaccata da quelle parti.
Tsk, come siam messi!
(e tu Greg stabbono, tanto non ti assume manco lui, riprova con Mieli).
capitano, non capito… uff qui al lavoro ho una tastiera che si mangia una battura su tre.
Se non sbaglio ha dopo aggiunto “in Rai avrei avuto molto poco potere”. Insomma, burattino di nessuno