Cultura

Il “liberalismo catartico” di Gaetano Quagliarello

L’ULTIMA PAROLA“Sui problemi vitali del mondo di oggi come la vita, la famiglia, il progresso sociale, la dignità della persona umana, la Chiesa fa sempre riferimento alla legge naturale” [5. Ancora dall'intervista al cardinal Grocholewski: "Sui problemi vitali del mondo di oggi come la vita, la famiglia, il progresso sociale, la dignità della persona umana, la Chiesa fa sempre riferimento alla legge naturale. (...) Se ci limitiamo a ritenere legge ciò che vuole la maggioranza allora dobbiamo anche legittimare Hitler e Stalin, perché una grande maggioranza li ha applauditi. Abbiamo visto come tutti in Russia, ai tempi di Stalin, lo applaudivano e votavano per lui. Dunque se facciamo leva solamente sulla legge positiva, possiamo facilmente legittimare tutte le dittature, tutte le violazioni esistenti. Praticamente, l'uomo diventa il padrone di se stesso e si creano le possibilità per una demagogia dei più forti sui più deboli". ]: senza più doverci tornar sopra, si può legiferare una tantum su un sacco di temi. Sarebbe addirittura inammissibile porre all’ordine del giorno la discussione sull‘aborto: vietato sempre. Il divorzio, chissà. Si potrebbe concedere solo nei casi in cui il matrimonio sia stato celebrato con rito civile, altrimenti solo la Sacra Rota potrebbe dichiararlo nullo, sennò rimarrebbe valido e indissolubile. Si può discutere. Come dire, c’è spazio per la politica.

Sembra un inverecondo guazzabuglio di suggestioni, ma è l’analisi di Gaetano Quagliariello, vale la pena di seguirla per vedere a cosa perviene: “Da noi il dialogo tra laici e cattolici nel secondo dopo-guerra ha conosciuto almeno due fasi di grande momento. A cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, in un Paese non ancora secolarizzato e segnato da una separazione formale che per la fragilità della costruzione istituzionale dello Stato faceva fatica a tradursi in politiche positive, la collaborazione tra De Gasperi e i politici laici non comunisti garantì al Paese la sua stabile collocazione a Occidente, la fuoruscita dalle difficoltà del periodo bellico e anche l’esperienza di un partito d’ispirazione cristiana autonomo dalle gerarchie ecclesiastiche. Nel clima del post-concilio, si infittirono invece i contatti tra esponenti del comunismo cristiano e la sinistra cattolica. È questa quella che si potrebbe definire la «seconda fase». Questo dialogo conobbe declinazioni meramente politiche che si spinsero fino alla formula del «compromesso storico», altre culturali, altre ancora di tipo teologico con i rischi connessi di portare la fede a trasformarsi in una mondana teoria socio-economica. Tutte queste differenti declinazioni trovavano il loro terreno d’applicazione in ambito sociale e l’obbiettivo principale nell’eguaglianza delle condizioni materiali. Si comprenderà perché, con il fallimento storico delle politiche di pianificazione e delle teorie deterministiche, questo dialogo sia entrato in crisi. E si potrà altresì comprendere la ragione per la quale il trasferimento delle pretese dei costruttivisti dal terreno sociale al terreno antropologico (la pretesa, cioè, che l’uomo possa pianificare e controllare ogni istante della propria vita dalla culla alla bara), abbia aperto una possibilità di contatto proficuo tra la cultura cristiana e la cultura liberale”.

SE QUESTO E’ UN LIBERALE… – Da non crederci. Se davvero anticomunista (contrario, cioè, alle politiche di pianificazione e di controllo dello Stato), un liberale dovrebbe non già essere contro lo Stato pianificatore e controllore, ma contro la possibilità stessa del pianificare e controllare una vita, anche se esclusivamente da parte di chi la vive; in ciò si troverebbe in perfetto accordo col magistero morale della Chiesa, che dalla culla alla bara dichiara la vita indisponibile a chi la vive, e voilà, l’Occidente – ovviamente con la o maiuscola – è fatto saldo sulle sue radici. E dunque? E dunque “è necessario riconoscere al diritto naturale il posto che gli spetta ed affermare come i suoi principi abbiano una funzione catartica delle pagine più oscure del secolo del male assai più efficace del supposto patriottismo di qualunque costituzione”. Così potremmo definire lo strano liberalismo di Gaetano Quagliariello: “liberalismo catartico”.

20 commenti a Il “liberalismo catartico” di Gaetano Quagliarello

  1. AG

    Qualcuno mi può spiegare di grazie che czoo è sto diritto/legge “naturale”?

    No perchè mi pare non tanto una disputa nominalistica, ma l’essenza dell “truffa”.

    Chiamare “naturale” quello che in realtà sono i precetti di un gruppo di vecchi in porpora e dei loro amichetti Quaglipera è l’ennesima trovata di marketing.

    Chi può mai opporsi a qualcosa che è “naturale”?

    E una leggi che non si ispirano al diritto “naturale” per forza sarebbero “innaturali” o “contro natura”.

    Spero solo che tirino talmente tanto la corda che si spezzi del tutto.

  2. non capisco come mai non apprezziate Q. Eppure anche voi nella sua condizione vi comportereste ugualmente.

  3. cordapazza

    ammazza! certo che il Quagliarello, così onnipresente e impegnato nei pastoni dei tiggì insieme al suo omologo Gasparri, ne ha di tempo per approfondire e acculturarsi sulle tematiche dello stato etico e del liberalismo catartico: certi guazzabugli disarticolati non si improvvisano facilmente!

  4. anacleto

    in Italia la chiesa, ma più ancora, Quagliarello esistono perchè il dott. Malvino non si sitanca di nomarli e sostenerli con la punta della sua plutoniana penna

  5. Lisa72

    O_O
    Dove è il freno??? Ho bisogno di scendere…
    O_O

  6. “Qualcuno mi può spiegare di grazie che czoo è sto diritto/legge “naturale”?”

    se domani fanno una legge per cui lo stupro non è più reato, secondo te sarebbe giusto stuprare le persone? se pensi di no ecco che hai trovato una norma che è antecedente al diritto degli stati e che potrebbe essere diritto naturale.

    il giusnaturalismo moderno è di derivazione illuministica tra gli esponenti si trovano grozio, locke, kant; in epoca più recente rothbard e nozick.

    una costituzione di derivazione tipicamente giusnaturalista è quella americana, a partire dalla dichiarazione di indipendenza:

    “Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità;”

  7. Victor Bergman

    Ah, Grozio, quello di “velut etsi Deus non daretur” ?
    Fossero queste le leggi “naturali” che intendono…

  8. Pignolo

    Stavolta mi tocca apprezzare Malvino, perchè non si può piu sopportare gente come Quagliariello. L’ex liberale diventato attore mediocre che la sera della morte di Eluana grida in Senato: “Noi non ci stiamo!” e scaglia il microfono con violenza pensando che non ci si accorga della recitazione. L’ex liberale che osa definirsi ancora tale perché “dopo l’11 settembre ho rivisto le mie convinzioni” e insomma, il liberalismo è compatibile con il cattolicesimo, cicciolina è vergine e coloro che lo leggono tutti gonzi…

  9. Il giusnaturalismo in senso di legge naturale è un non senso logico, ma esiste un significato del termine che ha senso.

    La tesi A dice che l’ambito di interesse della legislazione positiva è illimitato (“la legge può avere qualsiasi contenuto”, Kelsen): questo è un giudizio di valore e in quanto tale arbitrario (“ideologico”), almeno di non interpretarlo in maniera puramente fattuale.

    La tesi B dice che l’ambito di interesse della legislazione è delimitato da alcuni principi (una costituzione anche non scritta, i diritti dell’uomo, il sentimento del popolo o qualsiasi cosa): questo si può chiamare giusnaturalismo, ma lo chiamerei liberalismo e basta, visto che l’alternativa è il totalitarismo dei Parlamenti.

    Il problema del gisnaturalismo è che il termine è fuorviante, e che non avendo un reale contenuto, ognuno lo riempie come vuole: così anche la superstizione può essere spacciata per diritto naturale. Io direi di abolire la parola: ciò che conta è l’estensione della scelta collettiva, cioè la scelta tra A e B.

  10. Rifarsi ad un certo “naturalismo” potrebbe essere un presupposto di vitalità anche per ogni diritto positivo, in quanto non occorre solo regolare rapporti umani ma, anche basarsi su criteri di giustizia;

  11. Sì, ma non esistono criteri di giustizia naturali o razionali: i giudizi di valore si pongono al di fuori del regno della ragione.

  12. Proprio oggi il nostro Quagliariello ha detto che il Pdl deve’essere il partito di Don Camillo e non di Peppone.

    http://www.asca.it/news-PDL__QUAGLIARIELLO__NOI_COME_DON_CAMILLO_CONTRO_PARTITO_DI_PEPPONE-814240-ORA-.html

  13. @ libertyfirst

    Credo che, comunque, l’applicazione del diritto non è un qualcosa che si limiti solo al diritto positivo, quindi a schemi previsti dalle norme, ma è collegata anche a giudizi di valore; e nel riguardo di questi valori, troviamo anche principi di profonda eticità…vita, salute, libertà…e cosi via! quindi è come se ci fosse un sottilissimo nesso tra le due cose!

  14. Il salto della quaglia

    secondo il suo ragionamento non quaglia

  15. Quaglia di certo il suo commento…!

  16. Lucia: hai perfettamente ragione. Tutto il diritto è un giudizio di valore, non è che il diritto positvo è al di fuori della valutazione morale e quello naturale no. Semplicemente, agire significa scegliere, e la scelta che bisogna fare di fronte al diritto è accettarlo o cambiarlo.

    Il giuspositivismo viene venduto in bundle con un giudizio etico perniciosissimo per cui tutto ciò che l’indivduo deve fare è obbedire a chi fa le leggi. Questo assioma è esiziale per la libertà, perché dove il Parlamento non ha limiti non ci può essere liberalismo.

    Da qui ad inventarsi un giusnaturalismo che non esiste e a pensare che l’unica nostra speranza sono i miti della Chiesa Cattolica, però, ce ne vuole…

  17. il fatto che non sia razionalmente dimostrabile non vuol dire che non esista, non possiamo neanche dimostrare il colore rosso nonostante lo vediamo tutti i giorni.
    i giudizi etici sono degli imperativi categorici, ma a partire da un set base di principi etici condivisi più o meno a tutte le latitudini e autoevidenti praticamente a tutti si può formulare (mediante ragione) uno schema giuridico che sia coerente e non copntraddittorio, che se non sbaglio è quello che ha fatto rothbard. non è diritto naturale? beh però ci somiglia molto.

    sul fatto che il giuspositivismo invece sia il viatico per ogni totalirsmo immaginabile ovviamente sono totalmente daccordo.

  18. sei totalitariamente d’accordo. :-)

    che esistano valori uguali in tutte le epoche e in tutte le latitudini ne dubito fortemente. gli uomini si sono uccisi, derubati, stuprati e torturati a vicenda in infiniti casi. ci sono stati ordinamenti che non considervano i neri uomini, altri che accettavano lo sterminio delle minoranze. la stessa chiesa ha ucciso e segretato individui e minoranze.

    la differenza tra il rosso e il giusnaturalismo è che il primo si vede e il secondo no…

    ovviamente il giuspositivismo, dando il monopolio del diritto ad un’assemblea, è il peggior nemico della libertà che si possa immaginare…

  19. Non mi quaglia

    se non possiamo legittimare le dittature di hitler e stalin dobbiamo legittimare le dittature teocratiche perchè si basano su un diritto naturale?

    secondo quagliarello parrebbe di sì

    nomen omen?

  20. “che esistano valori uguali in tutte le epoche e in tutte le latitudini ne dubito fortemente. gli uomini si sono uccisi, derubati, stuprati e torturati a vicenda in infiniti casi. ci sono stati ordinamenti che non considervano i neri uomini, altri che accettavano lo sterminio delle minoranze. la stessa chiesa ha ucciso e segretato individui e minoranze.”

    la questione è sempre stata di definizione dell’uomo, chi veniva ucciso derubato e stuprato era considerato un sub-umano, ma tutti gli ordinamenti hanno uno zoccolo duro di norme comuni che però valgono solo per l’inside group.
    cioè tutti gli ordinamenti vietano il furto e l’omicidio degli esseri umani, salvo che il concetto di essere umano è estremamente elastico, ma a parte questo problema credo che questa cosa del non fare ad un membro del tuop gruppo quello che non vorresti fosse fatto a te sia evoluzionisticamente radicata nelle sinapsi, la selezione naturale promuove gruppi coesi e coordinati e solidali al loro interno. le tribù anomiche al loro interno si sono autodistrutte.

    quindi ci sta qualcosa che mi sembra molto appropriato chiamare diritto naturale.
    (mentre forse il diritto naturale classico è forse più opportuno chiamare diritto metafisico, però con la fisica non c’entra nulla, chiamiamolo diritto metagiuridico)

    poi tu il rosso lo vedi, i daltonici no, quindi il rosso non esiste?

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