Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
pubblicato il 10 marzo 2009 alle 11:30 dallo stesso autore - torna alla home

Sembra un inverecondo guazzabuglio di suggestioni, ma è l’analisi di Gaetano Quagliariello, vale la pena di seguirla per vedere a cosa perviene: perché dobbiamo darci leggi cristiane.

“Provvisoriamente”, la rubrica di Luigi Castaldi su Vaticano e dintorni

Immaginate una Costituzione fondata su quella “legge naturale” che è “oggetto dell’insegnamento della Chiesa, in quanto, pur essendo una verità di ordine naturale, è stata illuminata dalla luce della Rivelazione” [1. Zenon Grocholewski, La legge naturale nella dottrina della Chiesa. (Testo di una conferenza tenuta il 12 dicembre 2007, presso la Pontificia Università della Santa Croce, dal cardinal Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica.) ]. Sarebbe una Costituzione teocratica? Non propriamente. “Nella storia delle dottrine politiche, [la teocrazia è] quella che riporta a Dio l’origine e il fondamento del potere politico” Senza+nome Il liberalismo catartico di Gaetano Quagliarello [2. Devoto-Oli (Le Monnier, 2008) ], ma questo potere è ormai diviso in due, quello esecutivo e quello legislativo: riportando a Dio l’origine e il fondamento del solo potere legislativo, e alla Chiesa l’insegnamento della “legge naturale”, in modo che ogni legge sia scritta veluti si Deus daretur, il potere esecutivo resta in mano ai laici e propriamente non si può parlare di teocrazia. La religione si offre come instrumentum regni. Gratis et amore Dei?

LE LEGGI-TOTEM – Un momento, un momento, cerchiamo di capire bene, perché quello che scrive Gaetano Quagliariello [3. Gaetano Quagliariello, Il diritto naturale è vivo e, se solo lo vogliamo, lotta insieme a noi (loccidentale.it, 8.3.2009)] è di estrema importanza, soprattutto in relazione al fatto che la “legge naturale” – che egli volentieri sostituirebbe alla “legge positiva” come ispiratrice di una eventuale nuova Costituzione a venire – è quella che è “oggetto dell’insegnamento della Chiesa”. È una declinazione del Perché dobbiamo dirci cristiani del suo sodale Marcello Pera, ed è una declinazione assai interessante: perché dobbiamo darci leggi cristiane. Un momento, dunque, e vediamo l’argomento: “Se si dimentica il legame che deve esistere tra i principi del diritto naturale e una legge fondamentale che prova a dar loro attuazione positiva, da un canto si è portati a proiettarsi troppo in avanti dimenticando le proprie radici nell’illusione che l’identità possa essere esclusivamente in divenire, definita da diritti che si autogenerano; dall’altro canto si corre il rischio dell’immobilismo, trasformando un testo che è pur sempre di diritto positivo in una sorta di totem immodificabile”. Ma una legge che sia scritta tenendo conto di un immodificabile “diritto naturale” non diventa un totem ancor più immodificabile di una legge scritta tendendo conto di un “diritto positivo”? Se l’immodificabilità di una legge – la sua totemizzazione – è da intendere come un “rischio”, non se ne corre uno maggiore fondandola su un “diritto naturale” che – per sua natura, se ci è consentito il bisticcio – si dichiara eterno e universale, valido per sempre e per tutti? E poi: è così che sbagliato dire che [ogni] identità possa essere [considerata] esclusivamente in divenire”?

LA CHIESA CI ILLUMINI – Non vorremmo aver capito male, ma pare che Gaetano Quagliariello vagheggi l’abdicazione dello Stato laico in favore di uno Stato etico. Nessuna religione di Stato, così sono salve le apparenze, ma la Costituzione – a suo parere – dovrebbe contemplare quella “legge naturale” che è “oggetto dell’insegnamento della Chiesa, in quanto, pur essendo una verità di ordine naturale, è stata illuminata dalla luce della Rivelazione”, tal quale scrive il cardinal Zenon Grocholewski [4. Non abbiamo letto l'"aureo libretto" (così lo definisce Gaetano Quagliariello), ma quanto il suo autore ne compendia in un'intervista concessa a zenit.org (14.12.2007): "Tutti gli ultimi Pontefici, soprattutto Giovanni Paolo II e adesso Benedetto XVI, hanno dato grande importanza alla legge naturale.  (...) Negli ultimi tempi stiamo assistendo a un rinnovato interesse per la legge naturale. (...) Dobbiamo parlare di questo elemento che è di estrema importanza per il progresso umano, per il bene delle persone e della società". Non si può dire che Gaetano Quagliariello abbia lasciato cadere l'esortazione. ] citato nell’incipit del suo intervento. lucez Il liberalismo catartico di Gaetano Quagliarello Non una religione di Stato – questo no – ma uno Stato che si dia leggi ispirate al magistero morale di una confessione religiosa, ovviamente quella cattolica, in quanto “illuminata dalla luce della Rivelazione”. E per i cittadini che non sono abbagliati da questa particolare luce? Per i tanti credenti che sono illuminati da Rivelazione diversa? Per i non credenti? Non pensiate che Gaetano Quagliariello voglia eludere il problema. Infatti si chiede: “La legge naturale può essere la premessa per un nuovo modo d’intendere il dialogo tra differenti religioni, problema di crescente importanza, non solo in ambito culturale visto che la nostra società è interessata da un fenomeno immigratorio di proporzioni fino a qualche anno fa inimmaginabili? La legge naturale può aiutare una nuova fase del dialogo tra credenti e non credenti, diversa per intensità e qualità dal dialogo tra laici e cattolici che ha fin qui caratterizzato la vita politica dell’Italia del dopo-guerra?”.

TUTTI D’ACCORDO? – In altri termini: in un’Italia come quella d’oggi è possibile riscrivere la Costituzione levandole di sotto il “diritto positivo” e infilandole il “diritto naturale”? Ancor meglio: c’è un “diritto naturale” sul quale è possibile mettere d’accordo un bel numero di persone, indipendentemente dal loro credo e addirittura indipendentemente dal fatto che credano o no? Gaetano Quagliariello pensa di sì, grazie alla “ibridazione tra culture intese anche come precipitato delle differenti religioni in senso sempre più compatibile con i precetti di una ragione universale”. Una “ragione universale”, evidentemente buona anche per i non credenti, se la loro cultura va a “precipitare” in quella. È un appello ai conservatori di ogni fede e di ogni risma, a tutti quelli che sentono il rischio nel “proiettarsi troppo in avanti dimenticando le proprie radici”, che poi sarebbero le radici che ogni conservatorismo trae dalla sua particolare “verità di ordine naturale”. Sì, è possibile riscrivere una Costituzione che metta d’accordo conservatori di ogni genere sulla necessità di un “diritto naturale” che nessuna maggioranza possa dichiarare superabile.

20 commentistampa - fallo leggere