Sembra un inverecondo guazzabuglio di suggestioni, ma è l’analisi di Gaetano Quagliariello, vale la pena di seguirla per vedere a cosa perviene: perché dobbiamo darci leggi cristiane.
“Provvisoriamente”, la rubrica di Luigi Castaldi su Vaticano e dintorni
Immaginate una Costituzione fondata su quella “legge naturale” che è “oggetto dell’insegnamento della Chiesa, in quanto, pur essendo una verità di ordine naturale, è stata illuminata dalla luce della Rivelazione” [1. Zenon Grocholewski, La legge naturale nella dottrina della Chiesa. (Testo di una conferenza tenuta il 12 dicembre 2007, presso la Pontificia Università della Santa Croce, dal cardinal Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica.) ]. Sarebbe una Costituzione teocratica? Non propriamente. “Nella storia delle dottrine politiche, [la teocrazia è] quella che riporta a Dio l’origine e il fondamento del potere politico”
[2. Devoto-Oli (Le Monnier, 2008) ], ma questo potere è ormai diviso in due, quello esecutivo e quello legislativo: riportando a Dio l’origine e il fondamento del solo potere legislativo, e alla Chiesa l’insegnamento della “legge naturale”, in modo che ogni legge sia scritta veluti si Deus daretur, il potere esecutivo resta in mano ai laici e propriamente non si può parlare di teocrazia. La religione si offre come instrumentum regni. Gratis et amore Dei?
LE LEGGI-TOTEM – Un momento, un momento, cerchiamo di capire bene, perché quello che scrive Gaetano Quagliariello [3. Gaetano Quagliariello, Il diritto naturale è vivo e, se solo lo vogliamo, lotta insieme a noi (loccidentale.it, 8.3.2009)] è di estrema importanza, soprattutto in relazione al fatto che la “legge naturale” – che egli volentieri sostituirebbe alla “legge positiva” come ispiratrice di una eventuale nuova Costituzione a venire – è quella che è “oggetto dell’insegnamento della Chiesa”. È una declinazione del Perché dobbiamo dirci cristiani del suo sodale Marcello Pera, ed è una declinazione assai interessante: perché dobbiamo darci leggi cristiane. Un momento, dunque, e vediamo l’argomento: “Se si dimentica il legame che deve esistere tra i principi del diritto naturale e una legge fondamentale che prova a dar loro attuazione positiva, da un canto si è portati a proiettarsi troppo in avanti dimenticando le proprie radici nell’illusione che l’identità possa essere esclusivamente in divenire, definita da diritti che si autogenerano; dall’altro canto si corre il rischio dell’immobilismo, trasformando un testo che è pur sempre di diritto positivo in una sorta di totem immodificabile”. Ma una legge che sia scritta tenendo conto di un immodificabile “diritto naturale” non diventa un totem ancor più immodificabile di una legge scritta tendendo conto di un “diritto positivo”? Se l’immodificabilità di una legge – la sua totemizzazione – è da intendere come un “rischio”, non se ne corre uno maggiore fondandola su un “diritto naturale” che – per sua natura, se ci è consentito il bisticcio – si dichiara eterno e universale, valido per sempre e per tutti? E poi: è così che sbagliato dire che “[ogni] identità possa essere [considerata] esclusivamente in divenire”?
LA CHIESA CI ILLUMINI – Non vorremmo aver capito male, ma pare che Gaetano Quagliariello vagheggi l’abdicazione dello Stato laico in favore di uno Stato etico. Nessuna religione di Stato, così sono salve le apparenze, ma la Costituzione – a suo parere – dovrebbe contemplare quella “legge naturale” che è “oggetto dell’insegnamento della Chiesa, in quanto, pur essendo una verità di ordine naturale, è stata illuminata dalla luce della Rivelazione”, tal quale scrive il cardinal Zenon Grocholewski [4. Non abbiamo letto l'"aureo libretto" (così lo definisce Gaetano Quagliariello), ma quanto il suo autore ne compendia in un'intervista concessa a zenit.org (14.12.2007): "Tutti gli ultimi Pontefici, soprattutto Giovanni Paolo II e adesso Benedetto XVI, hanno dato grande importanza alla legge naturale. (...) Negli ultimi tempi stiamo assistendo a un rinnovato interesse per la legge naturale. (...) Dobbiamo parlare di questo elemento che è di estrema importanza per il progresso umano, per il bene delle persone e della società". Non si può dire che Gaetano Quagliariello abbia lasciato cadere l'esortazione. ] citato nell’incipit del suo intervento.
Non una religione di Stato – questo no – ma uno Stato che si dia leggi ispirate al magistero morale di una confessione religiosa, ovviamente quella cattolica, in quanto “illuminata dalla luce della Rivelazione”. E per i cittadini che non sono abbagliati da questa particolare luce? Per i tanti credenti che sono illuminati da Rivelazione diversa? Per i non credenti? Non pensiate che Gaetano Quagliariello voglia eludere il problema. Infatti si chiede: “La legge naturale può essere la premessa per un nuovo modo d’intendere il dialogo tra differenti religioni, problema di crescente importanza, non solo in ambito culturale visto che la nostra società è interessata da un fenomeno immigratorio di proporzioni fino a qualche anno fa inimmaginabili? La legge naturale può aiutare una nuova fase del dialogo tra credenti e non credenti, diversa per intensità e qualità dal dialogo tra laici e cattolici che ha fin qui caratterizzato la vita politica dell’Italia del dopo-guerra?”.
TUTTI D’ACCORDO? – In altri termini: in un’Italia come quella d’oggi è possibile riscrivere la Costituzione levandole di sotto il “diritto positivo” e infilandole il “diritto naturale”? Ancor meglio: c’è un “diritto naturale” sul quale è possibile mettere d’accordo un bel numero di persone, indipendentemente dal loro credo e addirittura indipendentemente dal fatto che credano o no? Gaetano Quagliariello pensa di sì, grazie alla “ibridazione tra culture intese anche come precipitato delle differenti religioni in senso sempre più compatibile con i precetti di una ragione universale”. Una “ragione universale”, evidentemente buona anche per i non credenti, se la loro cultura va a “precipitare” in quella. È un appello ai conservatori di ogni fede e di ogni risma, a tutti quelli che sentono il rischio nel “proiettarsi troppo in avanti dimenticando le proprie radici”, che poi sarebbero le radici che ogni conservatorismo trae dalla sua particolare “verità di ordine naturale”. Sì, è possibile riscrivere una Costituzione che metta d’accordo conservatori di ogni genere sulla necessità di un “diritto naturale” che nessuna maggioranza possa dichiarare superabile.























Qualcuno mi può spiegare di grazie che czoo è sto diritto/legge “naturale”?
No perchè mi pare non tanto una disputa nominalistica, ma l’essenza dell “truffa”.
Chiamare “naturale” quello che in realtà sono i precetti di un gruppo di vecchi in porpora e dei loro amichetti Quaglipera è l’ennesima trovata di marketing.
Chi può mai opporsi a qualcosa che è “naturale”?
E una leggi che non si ispirano al diritto “naturale” per forza sarebbero “innaturali” o “contro natura”.
Spero solo che tirino talmente tanto la corda che si spezzi del tutto.
non capisco come mai non apprezziate Q. Eppure anche voi nella sua condizione vi comportereste ugualmente.
ammazza! certo che il Quagliarello, così onnipresente e impegnato nei pastoni dei tiggì insieme al suo omologo Gasparri, ne ha di tempo per approfondire e acculturarsi sulle tematiche dello stato etico e del liberalismo catartico: certi guazzabugli disarticolati non si improvvisano facilmente!
in Italia la chiesa, ma più ancora, Quagliarello esistono perchè il dott. Malvino non si sitanca di nomarli e sostenerli con la punta della sua plutoniana penna
O_O
Dove è il freno??? Ho bisogno di scendere…
O_O
“Qualcuno mi può spiegare di grazie che czoo è sto diritto/legge “naturale”?”
se domani fanno una legge per cui lo stupro non è più reato, secondo te sarebbe giusto stuprare le persone? se pensi di no ecco che hai trovato una norma che è antecedente al diritto degli stati e che potrebbe essere diritto naturale.
il giusnaturalismo moderno è di derivazione illuministica tra gli esponenti si trovano grozio, locke, kant; in epoca più recente rothbard e nozick.
una costituzione di derivazione tipicamente giusnaturalista è quella americana, a partire dalla dichiarazione di indipendenza:
“Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità;”
Ah, Grozio, quello di “velut etsi Deus non daretur” ?
Fossero queste le leggi “naturali” che intendono…
Stavolta mi tocca apprezzare Malvino, perchè non si può piu sopportare gente come Quagliariello. L’ex liberale diventato attore mediocre che la sera della morte di Eluana grida in Senato: “Noi non ci stiamo!” e scaglia il microfono con violenza pensando che non ci si accorga della recitazione. L’ex liberale che osa definirsi ancora tale perché “dopo l’11 settembre ho rivisto le mie convinzioni” e insomma, il liberalismo è compatibile con il cattolicesimo, cicciolina è vergine e coloro che lo leggono tutti gonzi…
Il giusnaturalismo in senso di legge naturale è un non senso logico, ma esiste un significato del termine che ha senso.
La tesi A dice che l’ambito di interesse della legislazione positiva è illimitato (“la legge può avere qualsiasi contenuto”, Kelsen): questo è un giudizio di valore e in quanto tale arbitrario (“ideologico”), almeno di non interpretarlo in maniera puramente fattuale.
La tesi B dice che l’ambito di interesse della legislazione è delimitato da alcuni principi (una costituzione anche non scritta, i diritti dell’uomo, il sentimento del popolo o qualsiasi cosa): questo si può chiamare giusnaturalismo, ma lo chiamerei liberalismo e basta, visto che l’alternativa è il totalitarismo dei Parlamenti.
Il problema del gisnaturalismo è che il termine è fuorviante, e che non avendo un reale contenuto, ognuno lo riempie come vuole: così anche la superstizione può essere spacciata per diritto naturale. Io direi di abolire la parola: ciò che conta è l’estensione della scelta collettiva, cioè la scelta tra A e B.
Rifarsi ad un certo “naturalismo” potrebbe essere un presupposto di vitalità anche per ogni diritto positivo, in quanto non occorre solo regolare rapporti umani ma, anche basarsi su criteri di giustizia;
Sì, ma non esistono criteri di giustizia naturali o razionali: i giudizi di valore si pongono al di fuori del regno della ragione.
Proprio oggi il nostro Quagliariello ha detto che il Pdl deve’essere il partito di Don Camillo e non di Peppone.
http://www.asca.it/news-PDL__QUAGLIARIELLO__NOI_COME_DON_CAMILLO_CONTRO_PARTITO_DI_PEPPONE-814240-ORA-.html
@ libertyfirst
Credo che, comunque, l’applicazione del diritto non è un qualcosa che si limiti solo al diritto positivo, quindi a schemi previsti dalle norme, ma è collegata anche a giudizi di valore; e nel riguardo di questi valori, troviamo anche principi di profonda eticità…vita, salute, libertà…e cosi via! quindi è come se ci fosse un sottilissimo nesso tra le due cose!
secondo il suo ragionamento non quaglia
Quaglia di certo il suo commento…!
Lucia: hai perfettamente ragione. Tutto il diritto è un giudizio di valore, non è che il diritto positvo è al di fuori della valutazione morale e quello naturale no. Semplicemente, agire significa scegliere, e la scelta che bisogna fare di fronte al diritto è accettarlo o cambiarlo.
Il giuspositivismo viene venduto in bundle con un giudizio etico perniciosissimo per cui tutto ciò che l’indivduo deve fare è obbedire a chi fa le leggi. Questo assioma è esiziale per la libertà, perché dove il Parlamento non ha limiti non ci può essere liberalismo.
Da qui ad inventarsi un giusnaturalismo che non esiste e a pensare che l’unica nostra speranza sono i miti della Chiesa Cattolica, però, ce ne vuole…
il fatto che non sia razionalmente dimostrabile non vuol dire che non esista, non possiamo neanche dimostrare il colore rosso nonostante lo vediamo tutti i giorni.
i giudizi etici sono degli imperativi categorici, ma a partire da un set base di principi etici condivisi più o meno a tutte le latitudini e autoevidenti praticamente a tutti si può formulare (mediante ragione) uno schema giuridico che sia coerente e non copntraddittorio, che se non sbaglio è quello che ha fatto rothbard. non è diritto naturale? beh però ci somiglia molto.
sul fatto che il giuspositivismo invece sia il viatico per ogni totalirsmo immaginabile ovviamente sono totalmente daccordo.
sei totalitariamente d’accordo.
che esistano valori uguali in tutte le epoche e in tutte le latitudini ne dubito fortemente. gli uomini si sono uccisi, derubati, stuprati e torturati a vicenda in infiniti casi. ci sono stati ordinamenti che non considervano i neri uomini, altri che accettavano lo sterminio delle minoranze. la stessa chiesa ha ucciso e segretato individui e minoranze.
la differenza tra il rosso e il giusnaturalismo è che il primo si vede e il secondo no…
ovviamente il giuspositivismo, dando il monopolio del diritto ad un’assemblea, è il peggior nemico della libertà che si possa immaginare…
se non possiamo legittimare le dittature di hitler e stalin dobbiamo legittimare le dittature teocratiche perchè si basano su un diritto naturale?
secondo quagliarello parrebbe di sì
nomen omen?
“che esistano valori uguali in tutte le epoche e in tutte le latitudini ne dubito fortemente. gli uomini si sono uccisi, derubati, stuprati e torturati a vicenda in infiniti casi. ci sono stati ordinamenti che non considervano i neri uomini, altri che accettavano lo sterminio delle minoranze. la stessa chiesa ha ucciso e segretato individui e minoranze.”
la questione è sempre stata di definizione dell’uomo, chi veniva ucciso derubato e stuprato era considerato un sub-umano, ma tutti gli ordinamenti hanno uno zoccolo duro di norme comuni che però valgono solo per l’inside group.
cioè tutti gli ordinamenti vietano il furto e l’omicidio degli esseri umani, salvo che il concetto di essere umano è estremamente elastico, ma a parte questo problema credo che questa cosa del non fare ad un membro del tuop gruppo quello che non vorresti fosse fatto a te sia evoluzionisticamente radicata nelle sinapsi, la selezione naturale promuove gruppi coesi e coordinati e solidali al loro interno. le tribù anomiche al loro interno si sono autodistrutte.
quindi ci sta qualcosa che mi sembra molto appropriato chiamare diritto naturale.
(mentre forse il diritto naturale classico è forse più opportuno chiamare diritto metafisico, però con la fisica non c’entra nulla, chiamiamolo diritto metagiuridico)
poi tu il rosso lo vedi, i daltonici no, quindi il rosso non esiste?