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Facebook ucciderà il giornalismo con gli algoritmi?

Facebook può rappresentare o la salvezza o la pietra tombale del giornalismo per come lo conosciamo. Sono 600.000.000, seicento milioni, gli utenti che ogni settimana leggono una notizia sul popolare social network, un numero che rappresenta il compimento della speranza di Mark Zuckerberg secondo cui la sezione “notizie” di Facebook deve rappresentare il canale principale d’informazione degli utenti.

FACEBOOK E L’IMPORTANZA DEL FEED NEWS

Cosa accade quindi al giornalismo su Facebook? Che gli editori sono costretti a scendere a patti con un’azienda che fattura molto più di loro messi insieme, roba da 350 miliardi di dollari, spingendo gli addetti ai lavori ad un dibattito furioso ancorché isterico sul futuro della professione sul web. Facebook vuole diventare una società editoriale? Vuole spingere gli editori sul suo campo “costringendoli” ad usare il suo feed per raggiungere i lettori? Difficile dare una risposta anche perché, vedi i casi Buzzfeed e New York Times, l’azienda di Menlo Park ha iniziato  a pagare gli editori per quello che pubblicano sulla piattaforma dando il via a un progetto reciprocamente vantaggioso.

FACEBOOK E IL TEAM NEWS

Tuttavia non è chiaro il modo in cui Facebook lavora per soddisfare le richieste di utenti ed editori. O meglio, è chiaro ma è difficile capire quale sia l’obiettivo ultimo. Gizmodo ha raccolto la testimonianza di cinque ex membri del team incaricato di seguire la sezione notizie su Facebook, nata nel 2014. Questi hanno parlato di condizioni di lavoro estenuanti e umilianti. Una situazione in cui si sono sentiti trattati non da persone bensì da strumenti necessari ad affinare l’algoritmo di Facebook.

FACEBOOK E LA CENSURA DEL TEAM SENZA ALCUNA GIUSTIFICAZIONE

La sezione news del social network è in grado di moltiplicare le visite degli utenti ai vari siti presenti nell’ordine delle molte decine di migliaia ma nessuno sa veramente come funziona. L’unica certezza è che a gestirlo sono persone dall’età compresa tra 20 e 30 anni, laureati in prestigiosi atenei e già forti di esperienze editoriali in diverse aziende nel mondo anglosassone. Queste persone possono scegliere cosa sia trend o meno e quali argomenti meritano di essere diffusi. Molto dipende dal curatore delle notizie, persona inquadrata non come dipendente ma come imprenditore.

FACEBOOK, COME FUNZIONA IL LAVORO DEI CURATORI DEL FEED NOTIZIE

Il team dei curatori delle notizie scrive il titolo per ciascuno dei temi oltre ad una sintesi della notizia in tre righe. Infine sceglie un immagine o un video da collegare al tema. La “comanda” è quella di scrivere titoli neutri e di usare risorse già presenti in Facebook oltre a scegliere fonti provenienti da prodotti “amici”. I curatori possono anche inserire in una lista nera gli argomenti o i trending topic poco funzionali senza però giustificare il motivo della sua cancellazione. Sempre a Gizmodo ex dipendenti hanno denunciato di aver letteralmente censurato notizie dei conservatori, o di aver “inserito” nella sezione trend ciò che gli veniva detto. In sostanza, quindi, la sezione dei trend stando a questi racconti sarebbe “scelta”. Nulla di male, se non fosse che secondo Facebook dovrebbe essere totalmente automatica e riflettere ciò che di cui l’utenza parla. Un portavoce di Facebook risponde così alle accuse: “Prendiamo le accuse di errori molto sul serio. Facebook è una piattaforma per le persone e accoglie le opinioni di tutti gli schieramenti politici. Trending Topics mostra agli utenti i temi e gli hashtag popolari di cui si parla su Facebook. Ci sono rigorose linee guida in vigore per il team di revisione per garantire coerenza e neutralità. Queste linee guida non consentono la soppressione di opinioni politiche né permettono di dare priorità ad un punto di vista rispetto ad un altro o di un organo di stampa rispetto ad un altro. Queste linee guida non vietano ad alcun media di apparire nei Trending Topics”.

FACEBOOK, UN RITMO DA 20 MESSAGGI AL GIORNO

Nei primi mesi del 2015, quando Facebook news era ancora nella sua fase embrionale, non c’erano molte direttive sul metodo di lavoro degli amministratori. Questi hanno rivelato di essere stati formati, addestrati e poi gettati nella mischia. Col tempo sono aumentate le esigenze e le necessità con i curatori passati da un lavoro appagante a un ritmo di 20 messaggi al giorno, a riprova di quanto lavorino velocemente. La maggior parte del team originale non c’è più, o assunti da altri organi di stampa o andati via di loro sponte. Solo uno si è licenziato. Non si sa molto delle condizioni di lavoro anche perché i dipendenti firmano un accordo di riservatezza con Facebook.

FACEBOOK, OTTO LICENZIATI SU 20 E NON RIMPIAZZATI. ARRIVA L’ALGORITMO?

Il social network spera di mantenere l’illusione dell’esistenza di un processo automatico che seleziona le notizie senza pregiudizi politici o di contenuto. La presenza conclamata di persone deputate a determinare quelli che sono i trend o i contenuti più importanti neutralizza da subito il concetto d’imparzialità “rovinando” il business. Il sospetto è che però in futuro arriverà l’algoritmo che farà fuori gli esseri umani, una sostituzione mascherata da definizioni come “snellimento del lavoro” o “miglioramento dei flussi”. Dall’inizio del 2016 Menlo Park ha licenziato 8 persone su 20 componenti del team senza sostituire nessuno di loro dopo soli tre mesi dalla loro assunzione. Schiavi dell’algoritmo. Per arricchire la sezione news di Facebook.