Giulio Regeni
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Caso Regeni, la mail del governo egiziano inviata per sbaglio: «Censurate»

Censurare le informazioni sul caso di Giulio Regeni (il ricercatore italiano scomparso dal Cairo e poi trovato senza vita con evidenti segni di tortura) e fermare le iniziative della stampa in rivolta. Sarebbero questi alcuni obiettivi del governo egiziano che emergono da una mail riservata che le autorità hanno inviato per sbaglio ai media del paese. Dal proprio indirizzo di posta elettronica il Ministero dell’Interno ha mandato un documento contenente istruzioni a uso interno per zittire le proteste dei sindacati e l’invito a prepararsi ad una «feroce campagna mediatica».

LA MAIL DEL MINISTERO DELL’INTERNO SVELA LA STRATEGIA CONTRO LA STAMPA

Dopo l’invio il dicastero ha parlato ufficialmente di «malfunzionamento tecnico», ma c’è chi parla anche di kackeraggio o addirittura di atto volontario da parte di qualcuno che intende ostacolare l’uscita del presidente al Sisi dal tunnel in cui si è infilato. Ne parla Chiara Cruciati sul Manifesto:

Il governo, dice quel documento diffuso per errore, corre ai ripari e indica le linee guida per zittire le proteste, quella che viene definita «un’escalation deliberata» ordita dai leader sindacali che puntano ad ottenere vantaggi politici. «C’è da aspettarsi – si legge – una feroce campagna mediatica da parte di tutta la stampa in solidarietà con il sindacato», violato domenica scorsa dal raid della polizia e dall’arresto di due giornalisti.

Per questo, ordina il Ministero, si deve rimanere fermi nelle proprie posizioni e «coordinarsi con programmi tv, esperti e generali in pensione per invitarli a parlare a favore del Ministero: non possiamo fare un passo indietro ora: una retromarcia significherebbe ammettere di aver fatto un errore. E se c’è un errore, chi è il responsabile?». Di certo ieri uno sbaglio, volontario o meno, è stato commesso e il Ministero ha già fatto sapere di aver avviato indagini interne per risolvere il mistero della mail incontrollabile.

Da quelle righe emerge anche una pratica utilizzata spesso dal governo del Cairo: la censura su fatti sensibili e potenzialmente distruttivi. Come il caso Regeni: alla procura generale (quella che dovrebbe collaborare con gli investigatori di Roma) è stato chiesto di imporre il silenzio sull’omicidio del ricercatore.

(Foto di copertina da archivio Ansa)