Uccidere neonati o uccidere la filosofia?

05/03/2012 - di

Abbiamo imparato due cose dal piccolo furore mediatico scatenatosi intorno all’articolo sul Journal of Medical Ethics che giustificava l’uccisione di neonati sani. Nessuna delle due cose ha a che vedere con il contenuto, ne’ molto originale ne’ molto solido dal punto di vista argomentativo, dell’articolo, in cui Giubilini e Minerva sostengono che se gli interessi sociali, psicologici, ed economici dei futuri genitori possono essere sufficienti a giustificare l’aborto di feti sani, allora questi stessi interessi dovrebbero essere anche sufficienti a giustificare l’uccisione di neonati sani (qui, in inglese, la mia discussione critica nel merito).

La prima lezione riguarda il ruolo della filosofia nel dibattito pubblico e l’attenzione che essa riceve o vuole ricevere: per farsi sentire, ormai, bisogna far chiasso, casino, esagerare. Se non sei Rawls, l’attenzione dell’opinione pubblica non passa dalla qualita’ degli argomenti ma dalla drammaticita’ delle tesi: un altro caso recente e’ il libro di Benatar, Better Never to Have Been (meglio non essere mai esistiti), in cui l’autore sostiene che, per ognuno di noi, sarebbe stato meglio non essere mai nati, indipendentemente dal nostro livello di salute o felicita’. L’asimmetria alla base dell’argomento di Benatar, tra l’assenza di dolore (positiva) e l’assenza di piacere (non negativa) e’ infondata, ma il libro e’ tra quelli di filosofia analitica che, negli ultimi anni, hanno ricevuto la maggior attenzione dei media, passando invece quasi inosservato nel mondo accademico. L’analogia con la politica extra-parlamentare e’ presto fatta: la lenta elaborazione di proposte alternative passa inosservata mentre le torte, le tende, per non parlare dei proiettili nelle buste o direttamente nelle teste, dominano il dibattito politico per generazioni. Il problema della marginalizzazione delle riflessioni filosofiche nel dibattito pubblico e’ serio e grave, relativamente parlando: ma la soluzione non sono gli strilloni – nonostante faccia un certo innegabile piacere vedere una rivista filosofica seria come il Journal of Medical Ethics, che opera in regime di double-blind peer review, finire sui giornali.

La seconda lezione e’, se vogliamo, piu’ profonda: gli autori dell’articolo sull’infanticidio hanno reagito alla polemica in una lettera aperta pubblicata sul blog del Journal of Medical Ethics, nella quale si sono scusati per le eventuali offese provocate; hanno chiarito che il testo era inteso solo per un pubblico accamedico e non per il mainstreamedia; hanno detto di non aver inteso di proporre, con l’articolo, la legalizzazione dell’infanticidio per neonati sani, e di non aver suggerito, nell’articolo, cosa le persone dovrebbero fare: “We did not recommend or suggest anything in the paper about what people should do”. Gli autori hanno ragione a sottolineare che c’e’ una differenza tra la permissibilita’ nel senso legale del termine e la permissibilita’ morale, e che quindi sostenere che una pratica sia moralmente legittima non implica sostenere che la pratica vada legalizzata. Gli autori hanno anche ragione a distinguere tra cio’ che e’ moralmente ammissibile e cio’ che una persona dovrebbe fare, nel senso dei suoi doveri morali. Queste sottili distinzioni, tipiche della filosofia analitica, sono legittime ed importanti.

9 Commenti

  1. MC scrive:

    Dott. Nullo mi permetta, ma mi pare che quell’articolo non meriti tutta l’attenzione che gli si sta dando: gli autori son solo dei pazzi psicopatici!!! Non c’è altro modo di definirli. La filosofia, come la sociologia, come qualsiasi altra disciplina teorica, devono essere funzionali alla realtà ed alla pratica, altrimenti non servono. E chi scrive roba del genere . . .

  2. ste scrive:

    cosi dicendo arebbe moralmente giusto uccidere chiunque……ma dove cazzo si vuole arrivare!

  3. Angelo Bottone scrive:

    Gli autori dell’articolo seguono una logica rigorosa: se una serie di motivi giustifica l’uccisione di un essere umano prima della nascita, perché no anche dopo la nascita?
    Se non è persona, e quindi non ha diritto alla vita, 5 minuti prima del parto non lo è neppure 5 minuti dopo il parto. L’aborto non è poi tanto diverso dall’infanticidio.

    • ezio scrive:

      ciao Angelo!

      qui non ho discusso il loro argomento nel merito, per quello vedi la mia response linkata (ripostata anche qui sotto), dove dico, e quella mi sembra proprio la tua posizione, che alla fine il loro non e’ un argomento per l’infanticidio ma una reductio di un argomento per l’aborto (o almeno puo’ essere considerato tale dai pro-life). ed in quel senso e’ importante per un pro-choice rigettarlo, che e’ quello che faccio nel paper:

      http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2016772

      hope all is well in Dublin!

      ciao,
      ezio

      • Angelo Bottone scrive:

        Ciao, Ezio. Mica l’avevo capito che eri tu Ezio Nullo. :)

        Ti dirò, dando una veloce lettura agli estratti dall’articolo di Giubilini e Minerva che sono apparsi sulla rete inizialmente avevo pensato ad una provocazione pro-life che esasperava fino all’assurdo alcune argomentazioni pro-choice. Purtroppo invece questi due fanno sul serio.
        Il problema non è nelle conclusioni ma nella premessa, per me inaccettabile ma che probabilmente anche tu condividi, che si può disporre della vita umana altrui in alcune circostanze, in particolare quando non ci sono le condizioni necessarie per parlare di ‘persona’.
        La questione è complessa ed è inutile discuterne qui in poche righe.

        Saluti
        AB

  4. GioSan scrive:

    Vorrei sapere se esiste l’edizione in italiano di Better never to have been:
    the harm of coming into existence.

    Grazie

  5. francesco giovannelli scrive:

    Fuga di cervelli o cervelli in fuga?

    Sul muro del bagno del mio liceo classico campeggiava la scritta: “La filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale si rimane tale e quale” ebbene…, niente di più falso! L’articolo sull’eliminazione dei neonati di due “studiosi” Alberto Giubilini ( o Giùibambini dalla rupe) e Francesca Minerva (o Chiminnervaloelimino) dimostra quanto la filosofia può essere pericolosa, soprattutto per i bambini, in particolare se con qualche imperfezione.
    Mi rivolgo ai genitori: oltre alle solite raccomandazioni impartite ai vostri figli, dovete aggiungere anche quella di non accettare caramelle dai filosofi (usano in genere quelle al gusto di cicuta extastrong).
    Francamente davanti a tesi così assurde e per fortuna non ancora maggioritarie non saprei come iniziare la confutazione: si potrebbero usare frasi tipo “certi filosofi andrebbero eliminati da piccoli” (ma sarebbe scendere al loro stesso sotterraneo livello…), o ancora “riscrivete l’articolo sostituendo le parole “neonati” e “bambini” con”Alberto” e “Francesca”, etc.
    Risponderò invece con qualche verso:

    L’Albertino e la Francesca, l’hanno scritta proprio grossa,
    voglion prendere i bambini e buttarli in una fossa;
    i disabili, i malati, quelli che saranno un peso
    ma anche i sani e i “fortunati”, se non ricchi come Creso.
    Perché, affermano i sapienti, il neonato è non – persona
    non progetta, non ha i denti, mangia, beve e non ragiona.
    Certo qui nessuno nega quanto costi un bel bambino
    gli omogeneizzati Plasmon, ogni cambio un pannolino,
    ma filosofi- scienziati, lo diceva anche Platone,
    lo sbocciare di una vita, vale assai più di un milione!
    Un consiglio ve lo diamo : non vi piacciano i bambini?
    occupatevi di fiori, di canguri o di pinguini,
    ma lasciateci far crescer con amore i nostri figli,
    che nel prato della vita sono tutti come gigli.

    francescogiovannelli@gmail.com

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